Un’avventura meravigliosa

Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Milano

 

la VH del liceo scientifico Leonardo da Vinci di Milano

con la prof.ssa Manuela Pilli

 

 

 

 

 

 

 

 

Cari lettori del blog, è un po’ che non scrivo, lo so, ma è stato un periodo piuttosto frenetico… oggi però voglio raccontarvi l’esperienza fatta lunedì 11 febbraio a Milano.  Ho incontrato una classe, la VH del liceo scientifico Leonardo da Vinci e questo incontro ha superato le mie aspettative.  Mi spiego meglio.  Per 25 anni ho avuto a che fare con ragazzi e ragazze adolescenti quando insegnavo,  il mio lavoro era la cosa più bella che mi fosse capitata; purtroppo però, quando mi sono trovata ad ammettere che come docente non godevo più della mia autonomia e che i ragazzi non venivano considerati con il dovuto rispetto dal sistema, un grande malessere ha cominciato, giorno dopo giorno, a farsi strada: avevo mal di stomaco, ero nervosa, insomma, il mio corpo stava immagazzinando tanti elementi negativi e soprattutto, l’entusiasmo di iniziare una nuova avventura con i miei allievi, che avevo ogni mattina, stava scemando.  Così decisi di mettere uno stop, lasciai l’insegnamento prima che i ragazzi potessero rendersi conto che la loro prof non era più quella che conoscevano e che al suo posto ne era subentrata un’altra, spenta e rassegnata!  Non è stato per niente facile prendere quella decisione, ma ancora oggi, dopo quasi otto anni, so di aver fatto la cosa giusta.  Ritornare quindi in una classe non poteva non essere emozionante! L’incontro con la VH è avvenuto grazie ad un progetto che mesi prima avevo presentato con il nome di ‘riscatto tramite la scrittura’ a Bookcity, lodevole organizzazione che avvicina gli studenti alla lettura.  La professoressa Manuela Pilli, docente d’inglese, ha creduto fortemente in questo progetto e così mi sono ritrovata in quella classe a parlare dei benefici della scrittura. La professoressa Pilli mi ha presentata e subito dopo ho iniziato a parlare, avevo la voce incrinata per l’emozione, mi tremavano perfino le gambe, ma poi è passato tutto ed ho cominciato a parlare tranquillamente; solo qualcuno, all’inizio, era un po’ distratto, ma dopo poco ha iniziato ad ascoltare ciò che stavo dicendo: la scrittura espressiva di Pennembaker, il riscatto di autori come le sorelle Bronte che attraverso i loro romanzi hanno dichiarato il loro pensiero che andava decisamente contro quello dell’epoca vittoriana, l’utilizzo della scrittura come mezzo per esorcizzare fantasmi del passato e poter guardare al futuro in autori contemporanei come Gramellini, Edith Eva Eger…e poi ho parlato del mio romanzo “La perdita della corazza” dove i vari personaggi cercano, attraverso la scrittura, di riprendersi la propria vita, agendo finalmente da protagonisti.  Quando ho letto un brano che parlava di Giovanni, uno dei personaggi del romanzo, studente universitario, è calato un silenzio surreale.  Non so se i ragazzi abbiano avvertito un certo feeling con lui, ma mi piace pensarlo.  La condivisione è quella cosa magica che, a mio parere, dovrebbe sempre avvenire tra scrittore e lettore, perlomeno è questo quello che io cerco quando leggo un libro e che vorrei avvenisse quando un lettore sceglie il mio romanzo.  Ho apprezzato le loro domande, i vari interventi, ed ho cercato di incoraggiarli come facevo con i miei studenti.  Li ho invitati a fare come Giovanni, a lottare per riuscire a diventare ciò che desiderano, a non farsi scoraggiare da niente e da nessuno perché ognuno ha il diritto di provare a realizzare ciò che sogna.  Quando il tempo a nostra disposizione è finito ero soddisfatta anche se un po’ malinconica perché fino a quel momento non mi ero resa conto fino in fondo quanto mi fossero mancati i  miei studenti .

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