“Tutto sarà perfetto” di Lorenzo Marone – Riflessioni di una lettrice

Sono un po’ di mesi che non scrivo un post, ma non è che sia stata proprio con le mani in mano; durante l’estate non solo mi riposo ma tendo ad accumulare materiale da utilizzare nel romanzo che sto scrivendo.  Osservo tanto le persone, l’ambiente circostante e prendo appunti che poi rielaborerò in un secondo momento, ma un’altra cosa che faccio, e che per me è indispensabile, è leggere il più possibile, conoscere nuovi autori ed immergermi nelle loro storie.  Devo dire che mi ritengo piuttosto fortunata perché ultimamente ho letto vari romanzi che mi hanno coinvolto e, soprattutto, mi hanno lasciato qualcosa su cui riflettere, sì, perché, secondo me, è importante che un libro racconti una storia che coinvolga il lettore e gli fornisca argomenti su cui possa fare delle considerazioni personali.  L’ultimo libro di Lorenzo Marone “Tutto sarà perfetto” è decisamente tra questi.  Marone descrive, a volte con ironia, il rapporto tra Andrea e suo padre Libero Scotto, ex comandante di navi, anziano e gravemente malato.  Andrea si troverà a trascorrere alcuni giorni con suo padre su richiesta della sorella che deve recarsi in un’altra città per fare visita al suocero ricoverato.  Non desidero fare una recensione e, come ho già fatto per altri libri, questo è un post dove intendo solo esprimere la mia opinione come lettrice senza svelare tutta la trama, voglio solo incuriosire potenziali lettori e spingerli a correre in libreria per acquistare questo libro perché ne vale veramente la pena.  Dicevo che è interessante lo sviluppo del rapporto tra padre e figlio che si snoda lungo tutto il romanzo, argomento, tra l’altro, che sembra interessare vari autori ultimamente.  Andrea è un single collaudato, fotografo di moda, per nulla affidabile, un quarantenne simpatico e divertente, ma con varie ferite non rimarginate alle spalle come il difficile rapporto con un padre autoritario e spesso assente per lavoro, ed i lunghi periodi di depressione della madre che rifuggiva la responsabilità di crescere due bambini praticamente da sola.  Su richiesta di suo padre, trasgredendo tutte le regole che sua sorella Marina, succube di un’evidente ansia di controllo, gli aveva lasciato, si reca con lui nell’isola dove ha trascorso l’infanzia ed anche se i ricordi lo travolgeranno, proprio in quel luogo non solo ricostruirà il rapporto con suo padre, ma troverà il coraggio di realizzarsi professionalmente e di impegnarsi con la donna di cui era innamorato da ragazzo.  Ho amato di questo romanzo molte cose: i dialoghi divertenti tra Andrea e suo padre, come quando gli fa fumare uno spinello dicendogli che era una sigaretta al mentolo, oppure quello con sua sorella Marina in cui, all’ennesima telefonata ansiogena, cerca di tranquillizzarla sapendo perfettamente di aver trasgredito già più della metà delle regole che gli aveva lasciato.  Ma questo romanzo è molto di più: le descrizioni dei luoghi non sono belle solo da un punto di vista geografico (il lettore si trova come per magia catapultato in una natura meravigliosa come se ci fosse già stato), ma anche sensoriale: un odore che arriva all’improvviso lo catapulta all’infanzia, un rumore inaspettato lo trascina verso ricordi che credeva di aver dimenticato, e questo, inevitabilmente, conduce il lettore verso i suoi ricordi, le sue esperienze sensoriali e questa è una magia che arricchisce chi si è avventurato nella storia e che non tutti i romanzi riescono a suscitare.  Coraggiose alcune considerazioni che Marone fa, attraverso Andrea, sulla morte.  Questo argomento difficilmente viene trattato, fa paura, meglio parlare d’altro, magari per non perdere pubblico, invece lui lo fa senza filtri: la morte fa paura e, come Andrea, molte persone preferiscono girarci attorno e fare battute (fuori luogo) al solo scopo di difendersi, di crearsi una corazza per non affrontare uno dei misteri più grandi.   Insomma, “Tutto sarà perfetto” è un libro che consiglio a tutti, personalmente l’ho letto in tre giorni e quando stavo arrivando alla fine ero triste perché mi sono innamorata subito, fin dalle prime pagine, della storia, inoltre, non so perché, ma per tutto il libro mi sono immaginata il bravissimo attore Sergio Fiorentini nella parte del padre Libero, la sua voce, la sua ironia ed estrema bravura avrebbero arricchito, secondo me, quel personaggio. Chissà, forse un giorno ci sarà qualcuno che vorrà fare un film tratto da questo romanzo, e anche se verrà utilizzato un altro attore, la storia è così coinvolgente che sicuramente arriverà al cuore degli spettatori così come il romanzo è arrivato dritto al mio.

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