“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 7 –

Cari amici del blog, ecco il settimo capitolo! Conoscerete qualcosa di più su Martina e Alberto! La storia si fa sempre più intrigante!  Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdfQuestione di prospettiva di Nicoletta Del Gaudio-cap7

Opera registrata alla SIAE /  tutti i diritti riservati.

– Capitolo settimo –

Le feste di Natale furono un vero tormento per Martina.  Clara, come ogni anno, aveva organizzato un vero e proprio evento dove la maggior parte degli invitati erano per Martina dei perfetti estranei.  Sua madre amava organizzare la vigilia a casa sua prendendo spunto da certi film americani dove gli invitati erano per lo più persone dell’alta società, medici di fama internazionale, colleghi del marito, avvocati, brokers, alti prelati, personaggi della politica.  Ogni dettaglio veniva pianificato perlomeno con due mesi di anticipo, gli inviti, gli addobbi natalizi ed il catering erano passati al vaglio con la minuzia di un certosino.  Ogni anno doveva essere assolutamente migliore del precedente, tutti ne avrebbero dovuto parlare per mesi elogiando la bravura della padrona di casa, tutti coloro che davvero contavano avrebbero dovuto sgomitare per farne parte almeno una volta nella loro vita, questo era sempre stato l’obiettivo di Clara.  Durante la super festa, Martina osservò sua madre fluttuare tra gli invitati con un sorriso fittizio indossato proprio per quell’occasione e, per la prima volta, avvertì un senso di disagio che non aveva mai provato prima, si sentì un pesce fuor d’acqua, non riuscì, perché non volle, ad intavolare una conversazione con quelle persone che avevano invaso casa Carrisi. Mentre era in piedi in un angolo del salone sontuosamente addobbato per l’occasione, tentando di assaggiare ciò che aveva nel piatto, posò gli occhi su suo marito che, al contrario, sembrava trovarsi perfettamente a proprio agio con tutti; lo vide mentre, tra un bicchiere di vino ed un morso ad un mini tramezzino, stava intrattenendo una conversazione che sembrava essere piuttosto divertente a giudicare dalle risate che esplosero fragorose nel capannello che si era formato intorno a lui.  Questo la rese ancora più triste perché non poté fare a meno di constatare ancora una volta quanto le loro strade si fossero divise; per tutto il tempo della festa, lui non la cercò nemmeno una volta, era come un pavone che esibisce la ruota per essere gratificato.  Martina si domandò per un attimo come avrebbe potuto dirgli del bambino, non erano più, e forse non lo erano mai stati, compagni, complici, lo sentì anni luce lontano, un perfetto estraneo, al massimo l’inquilino con cui condivideva l’appartamento.  All’improvviso, come un fulmine a ciel sereno, in mezzo a tanti estranei, pensò ad Angela, Martina stessa ne fu sorpresa, non avevano mai avuto un rapporto intimo, non aveva mai condiviso nulla con sua sorella, Angela era più piccola e Martina, quando non la ignorava, al massimo la sopportava e per un tempo molto limitato.  Si rese conto, in quel momento, che forse, per la prima volta, l’unica persona con cui avrebbe voluto confidarsi, era proprio lei. Non seppe spiegarsi bene il perché, ma questo desiderio cominciò a farsi strada nel suo cuore in modo prepotente tanto da farle prendere in considerazione la possibilità di cercarla, cosa che solo un mese prima avrebbe considerato pura follia.  Ritornò con la mente al loro ultimo incontro: Angela sembrava così fragile e forte allo stesso tempo, ricordò come l’aveva trattata, gli insulti lanciati con veemenza, non aveva considerato nemmeno per un attimo la possibilità che fosse spaventata, preoccupata per il suo futuro e quello del suo bambino, non l’aveva nemmeno sfiorata l’idea di quanto si sentisse sola soprattutto per il rifiuto categorico che sua madre e suo padre, alleati in quella insana decisione, le avevano espresso.  Ora che anche lei era incinta stava sperimentando sulla sua pelle di essere profondamente sola pur avendo un marito, solo ora cominciò a capire quanto male avesse causato a sua sorella.  Ma questi non furono gli unici pensieri che occupavano la mente di Martina.  Durante la festa era dovuta andare in bagno per una nausea improvvisa ed incontrollabile, mentre percorreva il lungo corridoio che conduceva al bagno, scorse con la coda dell’occhio suo padre che si trovava nella camera da letto che i suoi genitori una volta condividevano.  Non seppe spiegarsi perché, ma sentì il desiderio impellente di spiarlo.  Lo vide ritto in mezzo alla stanza fissare un quadro che era appeso sopra il caminetto.  Era la riproduzione fedele de “La Pubertà” di Munch.  Raffigurava un’adolescente nuda, con le braccia incrociate quasi a nascondere il proprio sesso, seduta su un letto.  Lo sguardo fisso davanti a sé come se scrutasse chi la stava raffigurando, un’espressione dura, priva di sorriso, con la consapevolezza di poter essere oggetto di desiderio e possesso.  Martina ricordò perfettamente che quel quadro le aveva sempre causato timore ed inquietudine, si rammentò di come, seppur raramente, entrasse malvolentieri nella camera dei suoi genitori perché aveva l’impressione che quello sguardo la seguisse continuamente e quella sensazione di disagio che provava da bambina riapparve vivida ed intensa.  Suo padre fissava il quadro con un’espressione apparentemente apatica, ma all’improvviso vide due lacrime solcargli il volto, scendevano giù lentamente, unico movimento su di un corpo statico, dritto ed imponente.  Martina avvertì un brivido percorrerle la schiena e l’unica cosa che riuscì a fare fu quella di socchiudere lentamente, senza fare alcun rumore, la porta della camera.

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