“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap.6 –

Cari amici del blog, ecco il sesto capitolo, lo so, è breve, ma voglio farvi conoscere meglio Margherita, non preoccupatevi, non dovrete aspettare molto per il seguito…Continuate a leggere e a condividere! Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdf Questione di prospettiva di Nicoletta Del Gaudio -cap6 –

Opera registrata alla SIAE /  tutti i diritti riservati.

– Capitolo sesto –  

Passarono i giorni, i mesi, Natale era alle porte, e Margherita, dopo un breve periodo di tregua, notò come la malattia rialzasse la testa.  Erano sempre più frequenti le volte in cui perdeva la sensibilità delle mani e gli oggetti cadevano improvvisamente senza che lei potesse farci qualcosa, era sempre più difficile trovare una scusa, ogni volta, fingeva una distrazione che non le era mai appartenuta. Francesco sembrava non notare queste mancanze, ma lei non ne era così sicura.  La tensione cresceva di giorno in giorno, esercitare un continuo autocontrollo le faceva perdere, in parte, il piacere di lavorare.  Pochi giorni prima era andata dal neurologo che, dopo aver valutato attentamente tutti gli esami ed averla visitata, le disse che la sua disabilità era peggiorata; Margherita andò in tilt, l’ansia la divorò, si vide già allettata ed a nulla valsero le rassicurazioni del medico che spiegò molto chiaramente l’esistenza di ricadute in quel tipo di malattia che però possono essere arginate con una corretta terapia.  La paura di non riuscire a superare i problemi spesso ci rende ciechi e sordi ed è quello che accadde a Margherita, l’angoscia ebbe il sopravvento e l’urgenza di contattare la moglie del sindaco divenne ormai un’ossessione.  Doveva sbrigarsi a trovare delle testimonianze credibili e convincenti, inattaccabili che avrebbero aperto il portafoglio della signora Rizzo.  D’accordo, ma come? Dove? Nei giorni precedenti Margherita aveva trascorso molte ore navigando in rete cercando disperatamente un modo per convincere la signora ad affidarle quella cospicua quantità di denaro, cercava testimonianze di pazienti che si erano sottoposte a quel tipo di intervento che le voleva proporre.  Stava davanti al computer fino a quando gli occhi le bruciavano, ma non trovò niente di così convincente, la signora, anche se non brillava per intelligenza, comunque avrebbe esaminato ogni virgola del materiale fornito da Margherita, affidare una somma piuttosto ingente a chi non si conosce bene dopotutto non era uno scherzo! Dopo aver vagliato ogni possibile soluzione, Margherita pensò di inventarsi una cugina infermiera che lavorava da anni con il famoso chirurgo, ma niente poteva essere lasciato al caso, doveva impegnarsi molto, tutto doveva essere ben progettato nei minimi particolari, doveva creare un personaggio talmente reale da dubitare persino lei stessa della sua esistenza.  A poco a poco si convinse che in fondo non era poi così assurdo creare dal nulla questo individuo, in fondo nessuno conosceva il suo passato, era piombata in paese tanti anni prima, dal nulla, tutti sapevano quanto fosse riservata e, seppure vivesse lì da vari anni, nessuno era riuscito ad ottenere delle informazioni su di lei.  Margherita sapeva bene che questo sarebbe stato il suo punto di forza, sarebbe stata inattaccabile anche se la signora Rizzo avesse mosso dei dubbi.  Mentre era persa in questi ragionamenti, le tornò alla mente un ricordo piuttosto sbiadito di quando era una bambina, si trovò a pronunciare ‘Juliana’ ed una valanga di ricordi a poco a poco cominciarono ad invaderle la testa.  Una signora con questo nome era esistita veramente, era sua zia, viveva nella stessa favela, due baracche più distanti dalla sua; ricordò che era piccolina, di bassa statura, piuttosto magrolina e che lavorava in una clinica come infermiera, spesso veniva a casa sua per prendersi cura dei suoi genitori, grandi consumatori di crack.  Margherita ricordò nitidamente un episodio: suo padre aveva avuto un collasso a causa della droga, e sua madre, stordita dal crack, chiese aiuto a sua sorella Juliana che chiamò un’ambulanza riuscendo a salvare suo padre che comunque morì due anni dopo per overdose.  Margherita si stupì di come la memoria, dopo tanto tempo affiorasse con tanta lucidità.  Percepì una leggera fitta al cuore, possibile che certi ricordi potessero fare ancora così male dopo tanto tempo?  E certo che potevano, lei era poco più di una bambina che veniva a malapena considerata, nessuno la coccolava, era circondata da un ambiente di adulti che non erano mai cresciuti e la cui unica preoccupazione era quella di procacciarsi la dose di droga giornaliera.  Margherita tentò di allontanare quei ricordi dolorosi cercando di concentrarsi sulla strategia che avrebbe dovuto approntare per ottenere il denaro necessario.  Così pensò di contattare Juliana, ammesso che fosse ancora viva, non avevano più avuto alcun tipo di contatto da quando lei era stata adottata dai genitori italiani, le avrebbe parlato del suo piano solo per grandi linee perché non avrebbe permesso alcuna interferenza nella decisione presa, le avrebbe detto solo che versava in gravi difficoltà economiche e che quindi doveva per forza ricorrere ad uno stratagemma piuttosto sporco per evitare guai peggiori.  Juliana sicuramente avrebbe pensato che era finita in un giro di strozzini e l’avrebbe aiutata perché quella era la sua indole, aiutare sua nipote Margherita che da bambina aveva sofferto molto a causa di due genitori incoscienti. “Ammesso che sia ancora viva…”, disse tra sé e sé Margherita, rimandando al giorno seguente la ricerca.

2 thoughts on ““Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap.6 –”

    1. Hai ragione! infatti domani pubblicherò anche il settimo, non troppo lungo ma credo abbastanza intenso, credo ti piacerà.

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