“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – cap. 5 –

Cari amici del blog, continuate a seguire i personaggi e le loro storie, grazie per il vostro gradimento!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdf – Questione di prospettiva di Nicoletta Del Gaudio – cap.5-

Opera registrata alla SIAE /  tutti i diritti riservati.

– Capitolo quinto – 

La vita di Martina, intanto, procedeva secondo un copione prestabilito.  Il lavoro era sempre un successo, era diventata responsabile di un importante settore dello studio legale presso cui lavorava, l’orario era massacrante, ma lei non se ne curava più di tanto, era sempre stata molto ambiziosa, e se lavorare tante ore era lo scotto da pagare per conseguire altri successi, non si sarebbe risparmiata.  Ovviamente se ne lamentava con sua madre, sottolineando che senza il suo lavoro lo studio sarebbe andato a picco, era veramente un elemento indispensabile, sicuramente non avrebbero saputo come cavarsela senza di lei.  Se al lavoro le cose andavano bene, non si poteva dire altrettanto per la vita privata.  Massimo tornava sempre molto tardi ed ogni volta accampava varie ragioni come una cena con un importante cliente e frequenti nonché indispensabili brainstorming e feedback in ufficio da cui non si poteva assolutamente esimere.  I sabati e le domeniche venivano spesso sacrificati da necessarie partite a tennis al circolo che, Massimo ci teneva a sottolineare, non erano momenti di divertimento, bensì delle normali pubbliche relazioni astutamente pianificate per convincere il cliente di turno ad investire grossi capitali, che anziché essere svolte in un bar o in un ristorante, semplicemente avvenivano su un campo da tennis.  Martina le prime volte aveva accettato con rassegnazione, le sembrava abbastanza normale, in fondo il lavoro è lavoro.  Con il passare del tempo però, verificando che queste riunioni si ripetevano con una frequenza molto ravvicinata, cominciò ad esternare il suo malessere e questo portò a discussioni continue, in un primo momento abbastanza civili, ma che in seguito sfociarono in liti piuttosto animate ma sempre contenute per paura che i vicini potessero pensare che non fossero quella coppia così perfetta come volevano far credere. Davanti agli amici mantenevano un atteggiamento normale, civile, ma non riuscivano ormai a nascondere una certa freddezza che aleggiava tra loro. I cosiddetti amici se ne erano accorti, ma l’ipocrisia che campeggiava nella loro comitiva non aveva permesso che questa intuizione venisse allo scoperto.  Altra questione erano i suoi genitori, loro dovevano rimanere all’oscuro di tutto, dovevano assolutamente continuare a credere che la loro figlia stesse vivendo un matrimonio da favola, non voleva deluderli, soprattutto suo padre.  Oltre ad essere il suo bancomat personale, Alberto era il suo punto di riferimento.  Martina era per lui la figlia venuta bene, un trofeo da esporre non solo per la sua bellezza, il suo buon gusto, ma soprattutto per i suoi successi lavorativi.  Ma la preoccupazione di Martina era anche concentrata su Clara, sapeva di dover stare molto attenta perché lei, pur non dicendo niente, con i suoi occhi grigi di ghiaccio, avrebbe registrato ogni azione; perfino quando si sentivano al telefono, ogni sfumatura nella sua voce sarebbe sicuramente rimasta impressa nella mente di Clara. Martina era letteralmente terrorizzata da come sua madre avrebbe potuto reagire alla scoperta della verità.  Sopraggiunse però un altro pensiero, erano ormai svariati giorni che percepiva un malessere fisico, si sentiva debole, fiacca, inoltre a volte avvertiva un senso di nausea così forte che non le permetteva di concentrarsi sul lavoro.  In un primo momento diede la colpa al periodo stressante che stava vivendo non solo al lavoro ma soprattutto nella sua vita privata, poi, rendendosi conto che il ciclo ritardava già da troppi giorni, si decise a fare il test di gravidanza.  Quella mattina era sola in casa, Massimo era uscito molto presto per andare al lavoro e lei, senza dirgli niente, fece il test. Appena avuto il risultato sprofondò in uno sconforto terribile, come era possibile che fosse incinta?  Lei e Massimo non avevano rapporti da un sacco di tempo… per la precisione dalle vacanze estive in Kenya…ma anche lì, era sicura che avessero usato il preservativo, non era previsto nessun figlio per il momento e lei e Massimo non erano certo quel tipo di coppia che non calcolasse e programmasse ogni momento della propria vita…quindi… anche in Kenya erano stati attenti, ne era sicura…poi un flash back…Martina si ricordò improvvisamente che una sera avevano bevuto un po’ troppo, si erano lasciati andare dopo vari mesi di tensione reciproca ed erano davvero ubriachi, nessuno dei due era stato in grado di attivare la parte razionale e si erano lasciati trasportare dagli eventi…Appena si rese conto che tutto era perfettamente e maledettamente logico, sentì il cuore batterle all’impazzata ed il respiro farsi corto, capì che le stava venendo un attacco di panico, i sintomi erano troppo evidenti per non riconoscerlo, ne aveva sofferto quando era adolescente e poi, quasi magicamente, erano spariti proprio quando si era fidanzata con Massimo.  Andò in cucina alla ricerca di una busta di carta per respirarci dentro perché stava andando in iperventilazione. Dopo essersi calmata si mise a piangere come una bambina inconsolabile ma in quelle lacrime non c’era solo la reazione al test.  Il giorno dopo, trascorsa una notte praticamente insonne, aveva il viso gonfio per le lacrime versate, si era addormentata la mattina verso le quattro, aveva visto l’ora sul cellulare e sapeva perfettamente che fino a quell’ora Massimo non era ancora rientrato.  Si alzò a fatica, e in cucina trovò suo marito che stava preparando il caffè.  Vedendo il viso stravolto le chiese: “Ma cosa ti è successo?  Hai la faccia che sembra una mongolfiera!  Che hai fatto, sei tornata tardi ieri sera?”.  Martina sentì montarle una rabbia dentro che stava per esplodere, e sarebbe esplosa senza dubbio se un conato di vomito non l’avesse distolta da quel pessimo inizio di conversazione, riuscì a nascondere il disagio andando di corsa al bagno, quando ritornò in cucina riprese il controllo e con un tono abbastanza calmo ma non privo di acredine gli rispose: “ Beh, non sei l’unico a fare le ore piccole, anch’io ho le mie cene di lavoro e devo aver esagerato con il vino, sai abbiamo festeggiato per gli ultimi risultati conseguiti, lo studio ha vinto una causa importante soprattutto grazie alla mia consulenza, così il mio capo e i colleghi hanno voluto ringraziarmi con una cena!”. Massimo già non l’ascoltava più, era concentrato a controllare la posta sul telefonino e stava rispondendo alle mail, così le disse distrattamente: “Quante storie stai facendo!  Ti ho solo fatto una domanda, non c’è bisogno di essere così acida!  Da un po’ di tempo non ti si può dire niente Martina…”.  A quel punto lei non replicò, non voleva assolutamente infilarsi nell’ennesima conversazione polemica di accuse reciproche in cui lei e suo marito erano diventati sempre più abili, non sopportava di dover iniziare la giornata piena di rancore, di cose dette a mezza bocca, dove, ormai da tempo, non c’era più spazio per la tenerezza, per una frase dolce che facesse sopportare meglio la lunga giornata di lavoro che li attendeva.  Appena Massimo uscì, Martina si preparò con enorme fatica e lentezza per andare al lavoro.  Aveva un mal di testa insopportabile e stava per prendere un antidolorifico quando improvvisamente si fermò, si rese conto, forse per la prima volta, che non poteva, anzi, non doveva pensare solo a se stessa, ma anche a quel piccolo intruso che non poteva ignorare al momento, almeno fino a quando non avesse preso una decisione.  Solo per un attimo le venne in mente di chiamare sua madre per raccontarle del bambino, ma qualcosa la frenò.  In quel momento squillò il cellulare, era Clara, e Martina quasi balbettò nel rispondere, fu sorpresa che la sua intenzione si fosse materializzata in tempo reale.  Clara le chiese se fosse tutto a posto, e Martina, solo per un momento, fu tentata di raccontarle tutto, poi, quel piccolo campanello d’allarme che aveva avvertito prima, ricominciò a suonare, così non fece che rispondere con brevi monosillabi spiegandole che andava di fretta, era già in ritardo per la verità, e riuscì, inserendosi a fatica nelle frasi di Clara, a rimandare la telefonata alla pausa pranzo.  Appena conclusa la conversazione Martina non riuscì ancora a spiegarsi perché quel campanello, sommessamente, continuasse a risuonare dentro di lei.

Il tragitto in macchina per recarsi allo studio fu una specie di viaggio della speranza.  Sembrava di essere negli ultimi giorni che precedono il Natale, le macchine erano come impazzite in una forsennata corsa e la nausea non abbandonava Martina che faticava a trattenere i conati, in più trovare parcheggio non era mai facile, ma quel giorno sembrò quasi impossibile.  Dovette lasciare la macchina abbastanza lontano, ma ne fu quasi contenta, così avrebbe avuto il tempo di ricomporsi tentando di soffocare la nausea con respiri profondi.  Arrivata allo studio venne subito convocata dal suo capo che doveva parlarle urgentemente riguardo ad una questione di massima importanza.  Fece appena in tempo a posare il cappotto che si diresse velocemente da lui, non era una persona a cui piaceva aspettare e lei, in odore ormai di promozione, non voleva deluderlo. Purtroppo dimenticò il cellulare acceso che suonò inesorabilmente poco dopo essere entrata nell’ufficio del capo.  Lo prese velocemente, ma nel tentativo di spegnerlo attivò il vivavoce, era Clara che con una voce concitata che Martina non le aveva mai sentito, stava dicendo qualcosa riguardo a suo padre. Martina non le fece finire la frase piuttosto sconclusionata che aveva appena captato e, bruscamente, spense il cellulare.  Percepì il suo volto diventare rosso, sentì il calore diffondersi sulle guance e sulle orecchie, tentò di darsi un tono, si scusò col suo capo e gli chiese: “Mi ha fatta chiamare?”. Senza degnarla nemmeno di uno sguardo, le iniziò a parlare senza interrompersi e Martina si ritrovò ad immagazzinare una serie di informazioni alla velocità della luce.  Solitamente era abituata e sapeva perfettamente gestire la situazione, ma non quel giorno, la sua mente era catturata dall’immagine di quella crocetta sul test di gravidanza che confermava dentro di sé la presenza di una nuova vita, inoltre la nausea diventò così violenta che dovette fare uno sforzo titanico per non vomitare sul tappeto persiano.  Finito il colloquio si recò immediatamente alla toilette e, dopo aver rigettato, si sentì decisamente meglio. Entrò nel suo ufficio avvisando la segretaria di non passarle alcuna telefonata perché doveva concentrarsi su un lavoro molto complicato quando le venne in mente la telefonata di sua madre con la voce alterata.  Si ricordò che Clara aveva nominato suo padre ma aveva dimenticato riguardo a cosa, o forse non le aveva dato il tempo di dirglielo.  Così, dopo un profondo sospiro, la chiamò.  “Mamma che c’è??? Lo sai che non devi chiamarmi quando sono a studio, ero nell’ufficio del mio capo!!! Sai che figura mi hai fatto fare?  Proprio adesso che sono ad un passo dalla promozione!  Caspita, non potevi aspettare stasera al mio ritorno??”. Ci fu un attimo di silenzio che a Martina sembrò un secolo, Clara difficilmente restava in silenzio durante le conversazioni con sua figlia, per la verità parlava solo lei, non lasciava che piccoli spazi ai suoi interlocutori, il suo tono imperioso ed autoritario intimoriva colui o colei che tentava di introdursi nella conversazione, ma questa volta no, rimase in silenzio e Martina venne presa in contropiede, pur avendo la possibilità di parlare non seppe cosa dire, riuscì solo a pronunciare queste parole: “Mamma, ci sei? Mi stai sentendo?”, e Clara, cercando di contenersi, rispose: “Si Martina, ti sento bene, ma forse sei tu che non hai capito una parola di quello che ho detto: tuo padre è sparito stamattina presto, potevano essere le cinque, mi sono svegliata per andare in bagno e non era nel suo letto, l’ho cercato per tutta casa senza trovarlo, poi ho visto che mancava il suo mazzo delle chiavi di casa, ed allora ho capito che era uscito!  Non risponde al cellulare e non ho la più pallida idea di dove sia andato! È un comportamento insolito da parte sua!  Sono preoccupata, non so cosa devo fare!”.  Martina, mentre Clara stava parlando, si accorse che sua madre stava perdendo il controllo, e questa cosa le provocò smarrimento.  Clara non perdeva mai il controllo, non faceva mai trasparire alcuna emozione, perfino il tono della sua voce acquisiva una cadenza monocorde, ma questa volta no, mentre parlava il volume della sua voce si era notevolmente alzato arrivando quasi a distorcere le parole che giunsero stridenti all’orecchio di Martina che solo allora si rese conto che sua madre non stava farneticando, la situazione era veramente grave.  Cercò di tranquillizzare Clara parlandole come si fa ad una bambina, lentamente e con dolcezza, almeno ci provò, era piuttosto insolito per lei utilizzare un simile registro, e le disse: “Mamma non ti preoccupare, vedrai che tra poco papà arriverà, ma, se lo desideri, possiamo fare la denuncia di scomparsa alla polizia.”.  Prontamente Clara, come se si fosse appena risvegliata da un brutto sogno, si riprese e con il solito tono deciso le rispose: “Stai scherzando??? Assolutamente no, aspettiamo, forse ho una vaga idea di dove possa essere…non fare niente, ora lo vado a cercare e poi ti faccio sapere, sicuramente è un allarmismo inutile…”. Ecco, ora Martina aveva ritrovato sua madre, ferma, pragmatica, risoluta, si sentì rassicurata, terminò la conversazione e tornò al lavoro tentando di concentrarsi sulla sfilza di compiti che il suo capo le aveva ordinato di assolvere.  La giornata passò velocemente, Martina, immersa nelle pratiche che il suo capo le aveva raccomandato di esaminare, si dimenticò completamente sia di mangiare che della conversazione avuta con Clara.  Guardò l’orologio e vide che erano quasi le sette di sera.  Aveva lavorato a testa bassa per dieci ore. Sul cellulare vide che era arrivato un messaggio di sua madre di cui non si era accorta, l’avvisava che suo padre era a casa e stava bene. Martina era stanchissima e un mal di testa così forte le stava premendo le tempie così, automaticamente, prese un antidolorifico dalla sua borsa, ma mentre stava per portarselo alla bocca anche questa volta si bloccò, ricordò di essere incinta e per sicurezza era preferibile non assumere alcun farmaco.  Fece un bel respiro profondo e gettò la compressa nel cestino, bevve un sorso d’acqua e, prese le sue cose, si recò alla macchina.  Prima di mettere in moto, telefonò a Clara per chiedere maggiori dettagli su suo padre, sua madre le riferì di averlo trovato al centro commerciale vicino casa loro, non le aveva detto che sarebbe uscito presto, non riusciva a dormire e quindi era andato a fare una passeggiata, poi aveva fatto colazione ad un bar leggendo il giornale ed aveva aspettato che il centro commerciale aprisse perché doveva fare delle commissioni e non voleva trovare folla.  Clara tentò di minimizzare l’accaduto e cercò di liquidare in fretta Martina per non rispondere ad altre domande che sarebbero risultate imbarazzanti ed impossibili da eludere. Infatti erano già avvenuti vari episodi che avevano messo Clara in allarme riguardo alla salute di Alberto. Ma questo pericolo non c’era, e Clara avrebbe dovuto saperlo, infatti Martina fu ben felice di sapere dalla madre che tutto si era risolto e tirò un sospiro di sollievo, non amava dover affrontare eventuali imprevisti. Tornata a casa, la sensazione di nausea diventò più forte e fece appena in tempo a recarsi in bagno per rimettere.   Massimo non era ancora tornato, e questo fu per lei un motivo di sollievo così aveva del tempo per ricomporsi e ragionare sul da farsi.  Doveva o non doveva dire a Massimo del bambino?  Sarebbe stato meglio liberarsene senza dire niente a nessuno oppure confessare la realtà e subirne le conseguenze?  Martina sentiva profondamente nel suo cuore che Massimo non avrebbe fatto i salti di gioia, anzi, visto che negli ultimi tempi il gioco al massacro tra loro era routine, temeva che le avrebbe addossato tutta la responsabilità e che forse avrebbe colto l’occasione per lasciarla definitivamente, ma in quel caso avrebbe dovuto trovare un’ottima scusa per uscirne a testa alta davanti alle rispettive famiglie, ai conoscenti, agli amici ed ai colleghi di lavoro!  Mentre pensava queste cose, Martina sentì aprire la porta di casa, era Massimo. Entrò senza dire nemmeno ciao, andò in cucina, si preparò un sandwich, stappò una birra e si portò tutto nel salone per mangiare comodamente davanti al maxischermo e godersi la partita.  Non era la prima volta che cenavano separati e non era nemmeno la prima volta che si ignoravano completamente, ma quella sera le fece più male.

Clara aveva appena lasciato Alberto a riposare nella poltrona in salotto, anche lei voleva fare un sonnellino ma non ci riuscì, così tentò di distrarsi con un libro, rilesse la stessa pagina più volte ma non riusciva a comprendere quello che stava leggendo, tanto che, alla fine, ci rinunciò.   La mente stava vagando in varie direzioni, il timore per la salute di Alberto aumentava di giorno in giorno, ma era una cosa che teneva per sé, condividerla con qualcuno le faceva paura perché le avrebbe conferito una concretezza che, anche se non lo avrebbe mai ammesso, la spaventava a morte. Inoltre era abituata a fare di testa sua ed era talmente convinta di avere il controllo totale sulla sua vita e su quella dei suoi familiari che questi segnali allarmanti della salute di suo marito non li voleva proprio prendere in considerazione.  Non ne parlò con Martina anche perché non voleva nessun tipo di interferenza nelle decisioni che forse, in futuro, avrebbe dovuto prendere, di certo non lo fece per altruismo, per proteggerla da una situazione che si presagiva triste e dolorosa.  Nella loro famiglia tutto era sempre stato apparentemente perfetto.  Genitori laureati e con professioni prestigiose, due figlie belle e brave negli studi, un ottimo conto in banca, un appartamento con attico nella zona residenziale più in della città, anche se…un piccolo, anzi, piccolissimo neo purtroppo c’era stato: la gravidanza di Angela non rientrava nelle previsioni quindi l’avevano dovuta mandare via, per forza, come sarebbe stato possibile non fare diversamente? Purtroppo la sua stupidità aveva cercato di rovinare tutto, tutta quella perfezione che negli anni le era costata tanta fatica!  Comunque sia, come sempre, aveva trovato un rimedio, mandando via Angela e non volendo più avere a che fare con lei, in fondo si poteva far finta che il danno non fosse mai avvenuto, e quindi la famiglia poteva stare tranquilla, tutto sarebbe proseguito fluidamente come prima.  Ora però c’era il problema di Alberto.  Poteva mentire a tutti, ma non a se stessa.  Intuì che questa volta non si trattava di una questione da potersi liquidare facilmente, dentro di sé percepì qualcosa che la spaventava, per essere più precisi la terrorizzava! Così Clara, vincendo ogni riluttanza, si costrinse a ricordare alcuni episodi che erano successi già prima di partire per la crociera.  Generalmente quando andavano in vacanza era Alberto che si occupava di tutta l’organizzazione, itinerario, hotel, biglietti, ma quella volta era avvenuto un fatto piuttosto strano, suo marito aveva totalmente dimenticato il periodo stabilito insieme per la crociera.  Clara ricordò nitidamente che Alberto le aveva telefonato dall’agenzia per chiederglielo.  Sul momento lei non aveva dato importanza all’episodio, ma ora doveva ammetterne la singolarità.  Alberto non si dimenticava mai nulla, con il lavoro che svolgeva era di fondamentale importanza ricordare tutto nei dettagli: appuntamenti a studio, turni in clinica, conferenze, congressi, ma quella volta aveva scordato completamente tutto.  Come era stato possibile?  E lei, come aveva fatto a non attribuire la giusta importanza a quell’episodio?  Man mano che ricordava, altri fatti le vennero in mente, come quando, durante la crociera, una sera erano stati invitati alla tavola del comandante e dopo essersi truccata nel bagno, lo vide sul letto a leggere un libro tranquillamente, così gli domandò: “Ma Alberto, non ti vesti?  Tra meno di mezz’ora siamo attesi per cena dal comandante!”, e Alberto le aveva risposto: “Che cena? Che comandante? Di cosa stai parlando?”. Clara sul momento non aveva dato un eccessivo peso alla questione, ma ora si rese conto che anche quello fu un episodio anomalo, ricordò lo sguardo di Alberto, vacuo, assente, e stupidamente lo aveva attribuito al fatto che, quando leggeva, lui si astraeva da tutto e da tutti.  Inoltre aveva sottovalutato che gli ci era voluto un po’ per capire effettivamente quello che gli stava dicendo.  Aveva continuato a guardarla come se quello che aveva appena ascoltato non avesse alcun senso per lui, solo quando la voce di Clara si era fatta più acuta ed insistente, rispose: “Va bene Clara, d’accordo, la cena con il comandante, sarò pronto tra cinque minuti.”.  A parte questi due episodi Clara non sembrò ricordarne altri che potessero alimentare la sua preoccupazione.  Poi, improvvisamente le tornò alla mente un’altra circostanza, una sera a cena aveva notato suo marito con un’espressione un po’ corrucciata, avendone chiesto la causa, Alberto le rispose: “Ma Clara, non capisco perché ci siano solo due posti apparecchiati, ma Angela non viene a cena?”.  Solo a sentire il nome di sua figlia le si gelò il sangue, lui continuava a guardarla con aria interrogativa aspettando una risposta, mentre lei, a quel punto, non seppe proprio cosa dire. Cercò di riprendersi dallo stupore e gli disse: “Alberto caro, conosci perfettamente il motivo, non fa più parte della nostra famiglia, ormai ha la sua vita che, francamente, non ci riguarda più.”.  Alberto, a quelle parole, sembrò come riaversi dallo stordimento e, con un piccolo colpo di tosse, replicò: “Ma certo mia cara, hai ragione tu, ormai ha preso la sua decisione”, poi, silenziosamente, iniziarono a cenare.

 

4 thoughts on ““Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – cap. 5 –”

  1. Sempre più intrigante…i personaggi prendono corpo e la storia diventa sempre più coinvolgente….attendo con ansia il sesto cap.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.