“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 33 –

Cari amici del blog, il cap. 33 è arrivato e veramente manca poco e saluteremo Alberto, Clara, Andrea, Angela, Martina, Margherita e tutti gli altri personaggi di “Questione di prospettiva”. Mi auguro vi abbiano tenuto compagnia piacevolmente, ma ancora non siamo alla fine, quindi… Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdf –  Questione di prospettiva di Nicoletta Del Gaudio cap33

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 – Capitolo trentatreesimo – 

Dall’ultima conversazione avuta in casa sua con le persone che più l’amavano era passato quasi un mese.  Margherita continuava la sua vita come meglio poteva, al lavoro cercava di non pensare a ciò che le avevano detto: creava le sue prelibatezze con la solita meticolosità di sempre ed era finalmente un po’ sollevata perché non doveva più preoccuparsi che Franca le facesse domande sulla sua salute quando sempre più frequentemente doveva recarsi in bagno, inoltre non doveva più trovare nuove scuse se aveva una giornata no perché magari non camminava bene.  L’unico ad essere ignaro di tutto era Francesco, perché Margherita aveva proibito tassativamente a Franca di raccontargli ogni cosa, e lui sembrava non essersi accorto di nulla.  Margherita era brava, una gran lavoratrice, e questo gli bastava.   Finalmente Margherita riuscì a rilassarsi un po’, ma quando ritornava a casa ciò che sua zia, Angela e Franca le avevano detto continuava a ronzarle nella testa, percepiva che in fondo non era più così tanto sicura riguardo alla decisione presa e l’idea di parlare con don Marco si faceva sempre più pressante sorprendendola; non capiva come mai sentisse l’urgenza di parlare con quel sacerdote ogni giorno di più.  Non era mai stata praticante, non aveva nemmeno fatto la prima comunione, i suoi genitori adottivi non erano credenti, ma c’era qualcosa in quello che le aveva detto Franca che continuava a pungolarla dicendole: “Perché non provare? Perché non sentire cosa ha da dire?”, così decise di tentare.  Arrivata a casa telefonò a Franca per avere il numero, ma quando don Marco le rispose al secondo squillo, si fece prendere dal panico, non sapeva più cosa dire e stava per riattaccare quando don Marco insistentemente disse: “Pronto, pronto, chi è al telefono? Sono don Marco, la prego non riattacchi, sono pronto ad ascoltarla!”, a quell’invito così spontaneo ed amichevole Margherita non se la sentì di attaccare, sarebbe stata una sgarberia e lei era sì riservata ed introversa ma di certo non maleducata, così rispose: “Buonasera don Marco, sono Margherita. Franca, la proprietaria del bistrot qui in paese, mi ha dato il suo numero e le volevo chiedere se per caso può dedicarmi qualche minuto per ascoltarmi, per lei andrebbe bene domani pomeriggio? Sa, di mattina lavoro.”.   Don Marco si ricordò quello che gli aveva detto Angela e cercò di essere ancora più cordiale del solito, “Ma certo!  Dimmi, sei la Margherita che fa quelle meravigliose torte? Non sai che tentazione sono per me! Quando vado a trovare Franca, Mario e Francesco mi devo frenare perché me le mangerei tutte, non sai quanto sia goloso e tu, mia cara, sei bravissima!”.  Don Marco aveva saputo toccare le corde giuste, Margherita era orgogliosa di quello che faceva, e ricevere quei complimenti le regalò una sensazione piacevole. Fissarono l’ora dell’appuntamento per l’indomani congedandosi come se si conoscessero da tanto tempo.

Quel pomeriggio Margherita era piuttosto nervosa, il giorno prima era stata molto male, ma, nonostante ciò, decise di non mancare all’appuntamento.  La curiosità di sentire ciò che le avrebbe detto quel prete ebbe il sopravvento.  Don Marco la ricevette in una stanza della parrocchia, sul tavolo aveva preparato due tazzine di caffè con dei dolcetti, quando la vide le disse: “Margherita ti aspettavo, vieni, prendiamoci un caffè con questi dolcetti che certo non possono reggere il confronto con le tue torte, ma era quello che avevo in casa.”.  Margherita accennò un sorriso, si sedette, bevve il caffè tutto d’un fiato ed iniziò a raccontargli la sua vita: gli parlò dell’infanzia, dell’adolescenza, dell’ex fidanzato e soprattutto della sua malattia; non tralasciò niente.  Don Marco, come sua consuetudine, lasciò che parlasse senza interromperla, permettendo così a quel fiume in piena di far straripare la rabbia e l’impotenza di contrastare il decorso impietoso della malattia; per ultimo Margherita gli rivelò la soluzione scelta per non soffrire più.  Quando ebbe finito lo guardò dritto negli occhi e gli domandò: “Perché, le chiedo solo perché devo affrontare tutto questo, mi dia una valida ragione per non farla finita, come insistono tutti.  Perché questo accanimento verso di me? E se davvero c’è un Dio, perché permette tutto questo?”. Non era la prima volta che don Marco si trovava in una situazione simile, molte volte gli erano state rivolte queste domande: perché soffrire? perché solo alcune persone si trovano ad affrontare situazioni terribili mentre altre hanno una vita più semplice, lineare e senza grandi prove? Prima di risponderle stette qualche secondo in silenzio e Margherita pensò riflettesse su quello che gli aveva appena detto; in realtà don Marco stava chiedendo a Dio di aiutarlo a trovare, anche questa volta, le parole giuste per consolare quella giovane donna e fornirle un senso al terremoto che stava vivendo, poi disse: “Cara Margherita, credimi, ho ascoltato ogni singola parola con estrema attenzione e quello che ti dirò molto probabilmente potrà risultarti difficile, incomprensibile a primo impatto, ma sono certo che riflettendoci, tutto ti sembrerà più chiaro; ti chiedo però una cortesia, non mi interrompere, fammi dire tutto quello che devo e poi, se vorrai, potrai farmi tutte le domande che vuoi. – don Marco la guardò negli occhi aspettando un cenno di assenso, quando l’ebbe ottenuto proseguì – La sofferenza non piace a nessuno, su questo penso che tu sia d’accordo con me, quando ci imbattiamo in lei ci fa paura, la viviamo probabilmente come un anticipo della morte e questo ci terrorizza, inutile negarlo, ma proprio la sofferenza fornisce il senso alla nostra vita, cerco di spiegartelo meglio.  Quando ci accade qualcosa di terribile, un lutto, una malattia, ci domandiamo inevitabilmente: ma Dio dov’è? come fa a rimanere impassibile sapendo che sto così male? ma a questo punto dovresti fare prima un passo indietro e domandarti: ma sto accettando la mia vita così com’è? Il fatto di essere vissuta, per esempio, in una famiglia in cui mio padre e mia madre si drogavano, invece di essere circondata da dei genitori amorevoli che mi educassero nel migliore dei modi? Essere stata adottata da persone che non avevo scelto e vivere in un paese lontano chilometri dalla mia terra?  Avere avuto una relazione con un ragazzo che mi ha ferito profondamente? E, dulcis in fundo, questa terribile malattia invalidante? Beh, ti dico queste cose perché se accettiamo la nostra vita così come l’abbiamo vissuta, facciamo un atto di fede incondizionato, non ci mettiamo a valutare i pro e i contro: se avessi avuto quei genitori così…se quel ragazzo avesse fatto cosà…se se se…; ma se lo facessimo veramente, se accettassimo il nostro passato, allora daremmo una vagonata di speranza agli altri.  Dire di sì alla nostra vita, a prescindere da tutto quello che abbiamo vissuto, cose belle e non, è un atto senza riserve, è un po’ quello che accade quando ci si innamora di una persona: l’accettiamo completamente, in blocco, non stiamo a considerare gli aspetti negativi, ma per il solo fatto che quella persona esiste, che c’è, le vogliamo bene, non poniamo condizioni.  Sai, ti voglio dire anche un’altra cosa: ci sono persone, persone che io conosco molto bene, che pur avendo vissuto situazioni terribili, si trovano ad affrontarne altre ugualmente dure, ma riescono ad accettarle senza ribellarsi.  Non puoi nemmeno immaginare quanto la loro esperienza sia d’aiuto a coloro che invece si sentono schiacciati dalle prove che la vita mette loro davanti! Sembra incredibile, ma è proprio così!”.  Margherita, era stata educatamente in silenzio fino a quel momento ma non riuscì a mantenere la promessa fatta all’inizio ed esplose: “Non me ne frega niente degli altri don Marco, mi frega di me, di Margherita! Ho avuto dei genitori irresponsabili, altri che mi hanno cresciuta sotto una campana di vetro, un ragazzo che non ha saputo che farsene del mio amore, tutto questo non era già abbastanza? Perché, perché anche questa maledetta malattia?  Cosa ho fatto di così terribile nella vita? Perché devo subire anche questa atroce punizione?”; senza rendersene conto, Margherita aveva urlato così forte che una parrocchiana, impegnata nel catechismo ai bambini in una stanza attigua, aveva aperto improvvisamente la porta visibilmente preoccupata e solo dopo che don Marco l’aveva rassicurata con un cenno la richiuse tornando dai suoi ragazzi.  Subito dopo Margherita si sciolse in un pianto silenzioso, don Marco aspettò che si calmasse, poi proseguì: “Margherita non so perché il Signore ti stia provando così duramente, ma i tuoi peccati non c’entrano affatto, non devi pensare nemmeno per un momento che Dio voglia punirti! Casomai ti ritiene così importante, così speciale, da affidarti una missione per gli altri anche se tu, umanamente accecata dal dolore che vivi, non la vedi! Tu come malata hai il sacrosanto dovere di cercare in tutti i modi di lottare contro la tua malattia ma non pensare nemmeno per un attimo che, se non guarisci, la tua vita non abbia senso!  La tua vita ha un valore molto più grande della salute fisica perché la devi difendere per donarla! Devi andare oltre la sofferenza, oltre il dolore fisico e spirituale! La sofferenza può far diventare egoisti, incentrati su se stessi senza considerare affatto le altre persone, mentre tu non devi ignorarle, magari anche loro stanno soffrendo terribilmente come te.  Ricordati però che esiste anche la gioia! Se solo potessi gioire assieme a coloro che sono nella gioia, libereresti il tuo cuore, saresti più positiva, meno risentita, arrabbiata! Hai la possibilità, con questa malattia, di sviluppare una forte sensibilità verso gli altri: non parlo solo di coloro che sono nella sofferenza ma anche di coloro che sono nella gioia, allora vivresti il tuo dolore in un modo diverso, arricchito, perché capiresti che il tuo dolore ti permette di maturare, di crescere.  A questo proposito ti voglio parlare di una figura della Bibbia che tu sicuramente già conosci, Giobbe.  Le persone spesso dicono: ‘Ho la pazienza di Giobbe’.  Beh, mica era tanto paziente! ora te lo spiego meglio.  Giobbe è un uomo che fa fatica ad accettare la sua condizione, deve affrontare tante difficoltà nella vita, cose pesanti, credimi, mica capricci! Ma nonostante la sua incomprensione verso tutti gli eventi che gli capitano rimane attaccato a Dio, mostra una fede gratuita perché non crede per avere qualcosa in cambio, crede e basta, si fida di Dio, dice ad un certo punto: ‘Nudo uscii dal seno di mia madre e nudo ci ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore’, Giobbe accetta ciò che il Signore gli manda pur essendo fortemente provato come se sapesse, pur rimanendo nell’ignoranza, che Dio ha per lui in riserbo qualcosa di più grande, ma ovviamente essendo un uomo deve fare un percorso; all’inizio, quando deve affrontare le varie prove, è arrabbiato con Dio, si ribella, pensa che Dio non lo ami, discute con Lui dicendogli che è ingiusto a farlo soffrire in quel modo, cerca ad ogni costo un colpevole, dopotutto lo facciamo anche noi quando ci troviamo nella tribolazione! Ma ad un certo punto, di fronte alle meraviglie del creato che certo sa di non aver contribuito a formare, si deve fermare, non può dire nulla, resta zitto di fronte a ciò che non può spiegare.  Se ci pensi bene anche la sofferenza che sta vivendo è un mistero. Dio è al di sopra, ma non come intendiamo noi uomini, una persona con dei super poteri, è un essere talmente potente da poter entrare nella debolezza dell’uomo facendosi uomo, usando suo figlio per questo, così da convertire i nostri cuori.  Solo allora Giobbe capisce, comprende e benedice Dio, anche se è ancora nel dolore e perfino malato.” – don Marco sottolineò volutamente la parola ‘malato’, poi proseguì – “A quel punto Dio gli restituisce tutto; Giobbe ora vede Dio e perdona come Dio, per questo è di nuovo ricco, guarito e felice.  Attenta però, comunque ha perso dei figli e sebbene Dio gliene doni altri, quelli di prima non gli vengono restituiti, comunque ha sofferto per tanto tempo e quel tempo non gli viene restituito, però ora Giobbe entra nella benedizione, accetta il mistero, vede il Dio buono anche dentro il dolore e la morte. Per capire il senso del dolore e della morte è necessario, cara Margherita, entrarci dentro continuando a credere che Dio è buono, che proprio lì in quel dolore è il Dio della vita e Cristo suo figlio ha concretizzato tutto ciò vivendo come uomo, ha patito la sofferenza, è morto ma è risorto, ha vinto la morte per sempre, lo capisci? A questo punto non c’è più niente che possa farci paura, quindi tutto diventa possibile, tutto, e se ti affidi a Dio comincerai a vivere la tua malattia in un modo completamente diverso, riuscirai a gioire anche delle piccole cose, come le tue torte meravigliose, e la compagnia delle persone che ti vogliono bene, e scoprirai che la Svizzera sarà solo un luogo dove ci sono montagne meravigliose che forse potrai visitare con chi ti è stato e ti sta vicino incondizionatamente.”.  Margherita dopo aver ascoltato con molta attenzione gli disse: “Per me è difficile don Marco, io non ho la tua fede, non riesco a vedere le cose come le vedi tu, lo vorrei tanto, ma quando i dolori mi torturano l’unica cosa a cui penso è il desiderio profondo che cessino, che mi lascino stare per sempre, non voglio finire i miei giorni in un letto completamente dipendente dagli altri, voglio uscire di scena con dignità, almeno con quel che ne resta.  Non ho la forza di Giobbe, sono cosciente di essere troppo arrabbiata, e nonostante sappia quante persone mi vogliono bene, non posso più continuare a vivere così, ho paura del futuro, ne sono angosciata, preferisco finirla il più presto possibile.”.  A quelle parole don Marco provò un senso d’impotenza profondo, fino a quel momento aveva sperato di fare breccia nel cuore di Margherita ma ora non ne era più così sicuro, silenziosamente, con tutte le sue forze, chiese a Dio di aiutarlo, sapeva che non lo avrebbe deluso, ma sapeva anche che Margherita voleva stringere i tempi ed era determinata a mettere in atto il suo piano.  Era cosciente che doveva prendere tempo, non sapeva ancora come, ma doveva farlo ed in fretta, così disse: “Non sei sola Margherita, ancora non sai quanta forza abbia la preghiera. Da questo momento coinvolgerò tutte le persone che conosco: parrocchiani, bambini dell’oratorio, bambini del catechismo, tutti i tuoi amici, e tutti insieme inizieremo una catena incessante di preghiera dedicata solo a te, chiederemo a Dio di aprirti il cuore, di darti gli strumenti per accettare ciò che ti sta logorando; ogni giorno, anzi, ogni momento della giornata, ci sarà un’invocazione speciale che sarà elevata a Dio perché tu capisca quanto è preziosa la tua vita e vedrai, scoprirai giorno per giorno di avere la forza di un leone e ti renderai conto di quanto sei importante per tante persone, ne sono sicuro!  La preghiera degli altri ti aiuterà anche ad essere più razionale, si Margherita, la paura che hai di questa malattia, che già pensi ti renda completamente dipendente, si ridimensionerà; me lo hai detto tu che il medico ti ha informato che vivrai momenti brutti ma anche altri meno difficili, ricordalo, nessuno, nemmeno il dottore, ha la certezza di come si svilupperà la malattia, potresti avere ancora tanti anni davanti a te circondata dalle persone che ti amano.  Vivi giorno per giorno, questo suggerimento, dopotutto, è valido per chiunque, abbandona i pensieri negativi, sono quelli che ti tengono prigioniera; per quanti sforzi possiamo fare, non siamo noi i padroni della nostra vita, ma c’è un padre nel cielo che sa perfettamente quello che fa.”.   Margherita se ne andò tenendosi stretta le sue convinzioni, ma non poté negare che don Marco era riuscito ad instillarle un piccolo, anzi piccolissimo dubbio che però come un tarlo iniziò a far traballare le sue certezze.  Nel frattempo don Marco si preparò a celebrare la messa della sera piuttosto fiducioso; per la verità era sempre fiducioso ma quella volta lo era ancora di più, era pronto a scommettere che qualcosa si sarebbe smosso in Margherita.  Solo essere venuta a parlare con lui, un sacerdote, lei che non era credente, voleva dire che Dio aveva toccato il suo cuore.  Si mise a pensare che, in fondo in fondo, forse non era poi così sicura del suo piano, forse non disprezzava totalmente la sua storia anche se non la capiva…azzardò perfino l’ipotesi che Margherita avrebbe accettato l’aiuto dei suoi amici rinunciando a poco a poco all’orgoglio che era stato, fino a quel momento, il suo alleato velenoso e deleterio perché l’aveva costretta a vivere quasi in isolamento, difendendosi da tutto e da tutti, ma che ora, con grande probabilità, forse avrebbe allontanato da sé.  Oltre ad essere un uomo di fede, don Marco era un inguaribile ottimista, ma forse il confine tra queste due qualità è molto sottile…In sagrestia lo stavano aspettando per aiutarlo ad indossare i paramenti per la messa.  Sul viso aveva un’espressione beata, quasi sorridente perché sapeva che non sarebbe stato deluso da quel Padre al quale più volte si era affidato e che non aveva mai disatteso le sue speranze.  Conosceva la potenza della preghiera, soprattutto se proveniva da tante persone, quel Padre non sarebbe di certo rimasto indifferente alla supplica dei suoi figli, così, durante l’omelia, invitò tutti i parrocchiani presenti a pregare per Margherita e ad estendere l’invito a tutte le persone che conoscevano perché quella richiesta si espandesse a macchia d’olio acquisendo maggiore potenza; sapeva che il tempo era il nemico principale, ma era fiducioso, Margherita avrebbe trovato quella pace che aveva inseguito tutta la vita, si sarebbe riconciliata con il suo passato e avrebbe affrontato la malattia con serenità perché, di fronte all’ennesima prova, questa volta non sarebbe stata sola, ma grazie all’invocazione di tante persone avrebbe avuto un alleato potente che avrebbe condiviso con lei la sua fragilità senza chiederle niente in cambio, e finalmente Margherita avrebbe sperimentato la gratuità dell’amore di Dio; un ultimo pensiero lo rassicurò: la sofferenza e il dolore per la malattia, sono un mistero ma anche quello dell’amore resta tale.

***

Margherita stava ritornando a casa lottando come sempre con le gambe che si trascinavano a fatica sulla strada, ma con sua grande sorpresa, percepì un po’ di quiete che non riusciva assolutamente a giustificare visto che fino a pochi minuti prima era profondamente arrabbiata con tutto e con tutti; non capì come ad un sentimento così potente se ne fosse sostituito uno diametralmente opposto. In un primo momento attribuì il cambiamento ad una qualche sorta di stregoneria che don Marco avesse attuato a sua insaputa, poi il suo pragmatismo prevalse e, con un debole sorriso, cancellò quell’ ipotesi assurda.  Giunta a casa salutò sua zia senza rendersi conto del sorriso che ancora esibiva e che spinse Juliana a dire: “Che hai? Porque você está sorrindo?”, a quella domanda Margherita, accorgendosi improvvisamente dell’assurdità della situazione, visto che era uscita da casa poche ore prima come una furia, ritornò alla modalità ‘arrabbiata’ e rispose: “Ma di cosa parli? Non sto affatto sorridendo! Piuttosto preoccupiamoci di mettere qualcosa a tavola che stasera devo lavorare, c’è una festa privata al bistrot ed hanno bisogno di rinforzi.  Voglio fare le cose con calma, vorrei avere almeno una mezzora per riposarmi dopo cena per mostrare un viso più o meno disteso così da evitare gli assalti di Franca e Angela che appena mi vedono mi tartassano con le solite domande – e a questo punto Margherita con la voce in falsetto disse – “Come stai?  Hai molti dolori? Non ti affaticare, mi raccomando, riposati quando vuoi, non è necessario cucinare tante torte, fanne pure di meno…”.  “Non sopporto tutte queste attenzioni – proseguì Margherita – non sono abituata a sentirmi accerchiata in questo modo, mi fanno sentire ancora più malata di quanto non sia!”. Appena terminò, si accasciò sul divano come se all’improvviso tutta la stanchezza di quella giornata avesse avuto il sopravvento. Juliana era rimasta in silenzio, poi le disse: “Querida, ancora un minuto e possiamo mangiare”. Sua zia moriva dalla voglia di chiederle maggiori dettagli della conversazione avuta con don Marco ma sapeva che se avesse insistito in quel momento, sua nipote si sarebbe arrabbiata, così si mise il cuore in pace comportandosi normalmente, tanto prima o poi avrebbe parlato con Angela o Franca ed avrebbe saputo se l’incontro aveva sortito l’effetto sperato.

Anche Angela e Franca morivano dalla curiosità di sapere qualcosa riguardo all’incontro di Margherita, ma non osarono chiederle niente, avevano timore si richiudesse a riccio, ovviamente dopo essere esplosa in una delle sue, sempre più frequenti, reazioni violente.  Si aggiravano tra i tavoli facendo finta di niente, cercando di mantenere un comportamento per lo più normale, lanciandosi continuamente sguardi significativi e speranzosi.  Ma niente di niente.  Dopo un’ora Franca non ce la fece più, lanciò un’occhiata ad Angela per farle capire che avrebbe rotto ogni indugio e parlò: “Cara Margherita, ora è giunto il momento di prenderci una pausa, andiamo di là, ci facciamo un tè, ti fumi una sigaretta e poi riprendiamo più cariche di prima, che ne dici?”. A tale offerta Margherita, che già da più di mezzora cercava di contrastare il dolore, accolse volentieri l’invito di Franca e la seguì nel retrobottega.  Quando il tè fu pronto Franca fece un profondo respiro e disse: “Senti, prima che ti arrabbi e mi cominci ad insultare, ascoltami! Che ti vogliamo bene non è un mistero.  Siamo in ansia per te, vogliamo sapere com’è andata con don Marco.  Tutto qui, quindi, per favore, reprimi per un attimo la tua voglia di esplodere che conosciamo molto bene e dicci semplicemente se, almeno psicologicamente, stai meglio.”. Franca aveva parlato in fretta, non solo perché Margherita non la interrompesse, ma perché era consapevole che non avrebbe avuto più il coraggio di fare quella richiesta un’altra volta.  Margherita ascoltò senza alzare lo sguardo, continuando a fissare la tazza che aveva tra le mani e facendo così accrescere l’ansia di Franca; poi, esibendo una calma degna di un monaco buddista da anni in meditazione in un posto sperduto del Nepal, alzò lo sguardo lentamente, ampliando nella povera amica il timore di una reazione epocale e disse invece con un tono sorprendentemente cordiale: “Don Marco è davvero una persona curiosa, ha la capacità di farti dire cose che non vorresti svelare per niente al mondo!  Appena l’ho visto ho cominciato a raccontargli tutto, ma proprio tutto! Confesso che volevo provocarlo, volevo proprio vedere come avrebbe risposto alle mie domande, alla rabbia che gli ho vomitato addosso, ma quello che mi ha colpito è che lui non si è mai scomposto, ha continuato a rispondermi per nulla turbato da ciò che gli avevo detto con irruenza.  Ha ascoltato senza interrompermi, con una pazienza che francamente non mi sarei aspettata, visto che ci sono andata giù pesante! Ad un certo punto ho perfino urlato facendo allarmare una pia donna che stava nella stanza accanto! Tu lo sai Franca, io non credo, non ho la fede che hai tu, anzi nemmeno un centesimo di quella che hai tu, però quello che don Marco mi ha detto mi sta facendo riflettere.”.  A quel punto Margherita fece una pausa e Franca, che fino a quel momento era stata in tensione, sentì di potersi rilassare un po’, la tanto temuta sfuriata non era avvenuta, questo era già un buon segno, ma ciò non voleva dire che Margherita avesse rinunciato al suo piano.  Inaspettatamente però Margherita ricominciò a parlare: “Non avevo mai considerato la mia vita dalla prospettiva di don Marco, ho sempre pensato che non potevo fare altro che accettare ciò che mi succedeva cercando di tirare avanti nel miglior modo possibile…ho cambiato paese, genitori, lavori, amori, tutto sempre a testa bassa e non per umiltà, no, ma perché non potevo fare altrimenti. Poi questa assurda malattia che infligge dolori terribili che ti mangiano il cervello è stata la ciliegina sulla torta…allora ho detto basta, basta subire, basta stare male, basta lottare.   Ho sempre pensato che tutto quello che mi era successo non avesse alcun senso, era semplicemente capitato, così come capita di avere gli occhi azzurri anziché castani, o di essere bassa anziché alta…ma lui mi ha detto certe cose…non riesco proprio a smettere di pensarci.”.  Le ultime parole dette non erano più rivolte a Franca, era come se stesse parlando tra sé e sé e che Franca si trovasse lì per caso. Margherita, completamente assorta nei suoi pensieri, si alzò e tornò al lavoro mentre Franca, con la tazza ancora in mano, non osò farle altre domande, preferì lasciarla alle sue riflessioni sperando l’avrebbero condotta a stravolgere il maledetto piano, ma sapeva anche che il tempo remava contro…

4 thoughts on ““Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 33 –”

  1. I tuoi personaggi sono vivi, pulsanti! Bravissima e grazie per la piacevole lettura. Aspetto sempre con piacere i nuovi capitoli e quando li pubblichi me li “divoro”. Avanti così! Mi dispiace solo che siamo verso la fine….

  2. ICara Nicoletta questo capitolo che ho letto e RILETTO … è per me il più bello tra tutti quelli letti fin’ora!!! Le parole di Don Marco sono potenti pur nella loro assoluta semplicità … e trovano applicazione non solo nella trama del tuo libro ma … anche nella vita reale di tanti che come me è come TE … hanno vissuto sulla loro pelle esperienze di morte e … resurrezione dell’anima.
    Sono sicura che anche chi non ti conosce … troverà questo capitolo particolarmente significativo … e spero faccia tesoro delle parole di Fede e di speranza di Don Marco ripensandole nei momenti difficili che la vita inevitabilmente ci porterà ad affrontare.
    Grazie Nicoletta!
    Gloriana

    1. Ti ringrazio molto. Certi argomenti possono spaventare alcuni lettori, sono contenta che tu non sia tra quelli e che sia andata oltre!

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