“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 31 –

Cari amici del blog, questo capitolo vi condurrà a varie riflessioni sul perché della sofferenza, perché alcune persone hanno una vita con un percorso ad ostacoli ed altre no? E’ difficile, anzi, impossibile trovare una risposta, ma spero che continuiate a leggere il romanzo  fino alla fine per vedere cosa ci racconteranno i protagonisti di questa storia…  Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdfQuestione di-prospettiva di Nicoletta Del Gaudio cap31

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– Capitolo trentunesimo – 

Angela aveva iniziato il turno quella mattina, nelle ultime quarantotto ore erano avvenuti tanti fatti che doveva ancora elaborare ma, vedendo Margherita, si ricordò della promessa fatta a Juliana, doveva ancora pensare ad un modo per parlare con sua nipote e non sapeva proprio da dove cominciare, l’unica speranza era presentare tutta la questione a don Marco e sperare di trovare insieme a lui una soluzione; si ripromise di telefonargli per fissare un appuntamento quanto prima e così fece.  Quando si recò da lui il suo sorriso accogliente la mise come sempre a suo agio, prima di parlargli di Margherita gli raccontò tutto quello che era avvenuto in quella settimana: la visita a suo padre in clinica, la riconciliazione, l’incontro a casa di Clara, la decisione presa con sua sorella per il futuro di suo padre; non omise nessun dettaglio.  “Beh Angela – disse don Marco– sicuramente non si può dire che ti sia annoiata in questi giorni… – Angela sorrise ma poi diventò seria aspettando che don Marco proseguisse – penso proprio tu abbia fatto bene ad andare da tuo padre in clinica, riconciliarti con lui è stata proprio un’ispirazione del Signore! Non può che giovarti!  La rabbia, l’odio non porta mai niente di buono, tuo padre sta già scontando parte dei suoi errori, non dubitare!  Per quanto riguarda la decisione che avete preso dopo tanta riflessione credo che nessuno meglio di te e Martina possa dire quale sia la soluzione più giusta. I medici sicuramente non sono stati superficiali, se vi hanno detto quello che vi hanno detto significa che purtroppo vostro padre sta morendo e che nessuno può ribaltare questa situazione.  È sempre doloroso lasciare andare qualcuno a cui vogliamo bene, ma mi sembra di capire che farlo alimentare artificialmente sarebbe, nella sua situazione, un accanimento terapeutico che comunque non lo farebbe guarire e, sempre se ho capito bene, soffrirebbe ancora di più – Angela piangendo stava annuendo –  quindi cercate tu e tua sorella di stare in pace, avete preso la decisione giusta.”. Angela riuscì poi a fargli la domanda che da giorni le bruciava sulle labbra: “Ma come faremo a convivere con i sensi di colpa, don Marco? Abbiamo parlato anche di questo io e Martina, quando papà non ci sarà più, come faremo a dormire la notte senza questo peso che già adesso sento sul cuore?”. Don Marco le prese le mani e le disse: “Non avete alternativa, mi sembra, vi state affidando ai medici che ne sanno certamente più di voi, stai serena Angela e deve stare serena anche Martina, non siete sole ma qualcuno che ne sa più di voi e di me vi è vicino anche se non ve ne rendete conto!”.   Poi, captando una certa inquietudine in Angela aggiunse: “Ma che altro c’è, ti vedo fremere dalla voglia di dirmi qualcos’altro, dai, sputa il rospo!”.  Così Angela gli raccontò di Margherita, della sua malattia, di Juliana e della promessa che le aveva fatto di aiutarla con sua nipote ma anche della sua incapacità di affrontare l’argomento con lei visto che il loro rapporto era ormai compromesso. Quando finì di parlare, don Marco le disse: “Certo che questa donna, Margherita, ha una croce non indifferente sulle spalle, non deve essere stato per niente facile affrontare la malattia completamente da sola, però proprio non riesco a capire perché non dire la verità a sua zia e ricorrere a tutti quei sotterfugi.  Le ha detto solo che aveva bisogno di tanto denaro, vero? – Angela annuì – posso capire che abbia paura degli strozzini, ma la malattia che ha contratto mi sembra tra le due la cosa più importante! Tempo fa ho letto su una rivista che la sclerosi multipla causa dei dolori terribili e che non ci sono che delle cure palliative, la degenerazione può essere rapida o lenta a seconda delle persone, ma comunque quella dovrebbe essere per Margherita la paura principale, secondo me”. “Ed infatti è questo che non capisco don Marco, – disse Angela – perché non dire niente della sclerosi ed invece arrovellarsi per organizzare una truffa con lo scopo di ottenere così tanti soldi, perché?  Tra l’altro ho notato che da un po’ di giorni Margherita è piuttosto cupa, triste, come se qualcosa la preoccupasse più del solito: va in laboratorio e non parla con nessuno, nemmeno con Francesco, il figlio di Franca che tu conosci bene, inoltre ho visto che zoppica ormai vistosamente ma quando Franca le ha chiesto il motivo ha risposto un po’ seccata che era caduta in palestra sul tapis roulant, ma quale tapis roulant dico io, che io sappia non frequenta nessuna palestra! Credo che stia peggiorando e molto probabilmente starà soffrendo molto, sarà spaventata, come possiamo aiutarla?”.  Don Marco rimase in silenzio per un po’, stava riflettendo e non voleva dare risposte affrettate, soprattutto non conoscendo la diretta interessata, poi disse: “Credo cara Angela che il Signore ti stia chiamando ad un altro compito per niente facile, devi trovare il modo di parlarle prima possibile senza tanti giri di parole, dille che sai tutto, che Juliana sa tutto e che ormai è perfettamente inutile che accampi altre scuse, falle capire che le siete vicino e che farete tutto il possibile per aiutarla, deve sentirsi supportata in questo momento. Poi chiedile dei soldi, la verità, perché ha bisogno di architettare questa truffa colossale ai danni di quella signora, e ricordati, per qualsiasi cosa sono a disposizione, se Margherita volesse fare una chiacchierata con me io ci sono.”.  Angela lo ringraziò e si recò al bistrot per iniziare il turno, sperava di trovare Margherita per affrontare subito la questione anche se aveva una paura tremenda di una sua sfuriata non appena avesse affrontato l’argomento, ma non c’era tempo da perdere, non poteva rinviare nemmeno di un giorno, era ormai evidente che la malattia stava proseguendo il suo cammino.  Quando arrivò, la prima persona che vide fu proprio lei, Margherita, Angela fece un rapido cenno a Franca facendole capire che le avrebbe spiegato in seguito perché dovesse sostituirla per un po’ e si mise di fronte a Margherita impedendole il passaggio.  La situazione era piuttosto ridicola dal momento che Angela era molto più bassa di lei, ma Margherita si fermò improvvisamente, sorpresa da tanta determinazione che certo, dall’ultima chiacchierata con lei, non si aspettava.  Angela le disse: “Margherita ti devo parlare, ora, subito, andiamo nello spogliatoio così nessuno ci disturberà, Franca mi sta sostituendo, tu chiedi a Francesco la stessa cosa, sarà questione di pochi minuti”.  Margherita, sempre più stupita da tanta intraprendenza, la seguì e si ritrovarono nello spogliatoio dove Angela proseguì: “Sono sincera, non so proprio da dove cominciare ma ti prego non mi interrompere prima che abbia finito altrimenti non so proprio dove riuscirò a ritrovare il coraggio.  Rispondi a questa domanda, subito, senza pensarci troppo, perché non hai detto a nessuno, nemmeno a tua zia, che hai la sclerosi multipla?”.  A quelle parole Margherita sembrò avesse perso tutte le forze improvvisamente, si lasciò cadere sulla sedia, poggiò i gomiti sulle ginocchia, si prese la testa tra le mani e crollò in un pianto irrefrenabile, poi rialzò la testa e guardò Angela dritta negli occhi; era sparita ogni alterigia, ogni segno di arroganza che da quando aveva saputo della malattia aveva indossato, per tanto tempo aveva ostentato una forza che in realtà non aveva, ora finalmente poteva lasciarsi andare, le carte erano state scoperte, non poteva più negare e questo, in parte, le procurò un sollievo immediato, poi disse: “Come l’hai scoperto?”.   Angela le raccontò ogni cosa: del colloquio avuto con Juliana al bistrot, di come sua zia avesse trovato casualmente la cartella clinica e di come fosse profondamente rattristata per la scoperta fatta, inoltre né lei né Angela sapevano spiegarsi il bisogno impellente di tanti soldi, visto che dubitavano della storia degli strozzini.  A quel punto Margherita guardò Angela con occhi tristi e le disse: “Sai bene in cosa consiste la mia malattia? Lo sai veramente Angela? Sono mesi che ci convivo ed ogni giorno che passa va sempre peggio, la sclerosi non perdona! Ci sono brevi periodi in cui sembra vada meglio, poi periodi più lunghi in cui la situazione precipita irrimediabilmente, questo significa che se perdo sempre più la capacità di prendere le cose in mano, poi non l’acquisisco più, se cammino peggio continuerò a camminare sempre peggio fino poi a ridurmi su una carrozzina, e non è finita qui!  Quando devo fare pipì devo assolutamente correre in bagno altrimenti me la faccio addosso! Ma non hai ancora sentito tutto, sai quale sarà la parte finale?” – a quel punto Angela non riusciva a parlare, era così dispiaciuta che provò a dire di no con la bocca ma le parole non uscirono, così negò con la testa, e Margherita continuò: “L’atto finale sarà che non potrò più respirare da sola e senza una macchina che respira per me morirò.”.  Dopo aver parlato era esausta, non aveva più lacrime da versare, spostò lo sguardo da Angela ad un punto fisso nel vuoto come se ciò che aveva appena detto l’avesse fatta richiudere nei suoi pensieri; Angela non sapeva che dire ora che finalmente una parte del mistero era stato svelato.   Sostituì le parole con un gesto istintivo, l’abbracciò forte ed anche se in un primo momento Margherita provò a divincolarsi, alla fine cedette e lasciò che Angela la coccolasse circondandola con le sue braccia.   Passato quel momento intenso Angela si sedette di fronte a lei e le disse: “Ora ascoltami bene, faccio appello a quella Margherita che conosco bene, quella razionale, concreta e pragmatica.  Ovviamente non sono un dottore ma so districarmi abbastanza bene nella marea di informazioni che si trovano in rete e ti posso dire che ho fatto una ricerca ed ho visto che tante persone convivono per anni con questa malattia, credo che il neurologo te l’abbia detto, o no? Non devi galoppare con la fantasia! Con questo non mi permetterei mai di sminuire la tua sofferenza ma devi rimanere lucida, accidenti! Capisco le tue paure, ma non sei sola, se solo lo volessi avresti un mucchio di persone pronte ad aiutarti, manda al diavolo il tuo orgoglio, la tua ossessione per la privacy e parla con noi, fidati di noi, chi vuole bene veramente aiuta gli altri con gioia, credimi Margherita!”.  C’era ancora però una questione in sospeso, perché quel bisogno impellente di tanti soldi fino a pianificare una truffa contro la signora Rizzo? Angela avrebbe voluto rimandarla, ma aveva promesso a Juliana di informarsi su tutto, così proseguì: “e poi dimmi per favore perché hai architettato un piano per truffare la signora Rizzo?  Che ci devi fare con tutti quei soldi?”.   Margherita guardò Angela solo un attimo, poi non riuscì a sostenere il suo sguardo, abbassò gli occhi ed improvvisamente percepì un senso di vergogna, poi quasi sussurrando rispose: “I soldi mi servono per farla finita in Svizzera.”.  Poche parole che arrivarono ad Angela come un macigno colpendola così violentemente che anche lei dovette sedersi, incredula di fronte a ciò che aveva appena sentito, non si aspettava certo una cosa del genere, e pur sapendo di dover dire qualcosa, rimaneva in silenzio, il suo cervello non riusciva ad elaborare una semplice frase di senso compiuto.  Era la prima volta che le capitava di sentire qualcuno che conosceva che aveva scelto e programmato deliberatamente di morire, e dopo tale rivelazione tentò di dare una forma ai suoi pensieri freneticamente, cercando le parole giuste da dire ma non riusciva a trovarle, doveva però a tutti i costi provare a dire qualcosa di estremamente convincente perché Margherita cambiasse idea, decise comunque di rompere quel silenzio che era diventato ingombrante e per prendere tempo disse: “Margherita, come puoi solo pensare di ucciderti?  Ci sono un sacco di persone come me che ti vogliono bene e la tua decisione ci farebbe soffrire tantissimo.  Posso solo immaginare, è vero, quanto la tua malattia ti stia logorando, ma aspetta, parliamone insieme, forse ci verrà in mente un’idea che finora non hai preso in considerazione…”. Angela lasciò la frase in sospeso guardandola negli occhi, aveva paura che Margherita confermasse la sua decisione senza che lei potesse contrastarla in modo efficace, ma Margherita sembrò essersi persa in un altro mondo, forse non aveva sentito nemmeno una parola, quando, con una voce stanca e remissiva che fece venire i brividi ad Angela parlò: “Non ce la faccio più Angela, la malattia mi sta mettendo k.o. ogni giorno che passa, non si tratta di finire solo su una carrozzina, ma di dipendere totalmente non solo dalle persone, ma da una macchina che respirerebbe al posto mio: che vita sarebbe? Quando arriverà quel momento non sarebbe comunque come se fossi morta? Spiegami quale sarebbe la differenza.”.  Angela, pur rendendosi conto di essere a corto di argomenti, aveva un pensiero fisso che continuava a pulsarle nella testa: “Margherita non deve morire, deve lottare, noi tutti le siamo vicino, come faccio a farglielo capire?”, improvvisamente udì alcune parole uscire dalla sua bocca: “Posso solo immaginare quanto sia difficile, lo so, non sono io a vivere la tua sofferenza, io non so perché solo alcune persone come te, come me hanno un percorso ad ostacoli, non ho una risposta al riguardo, però posso dirti con certezza che ogni vita vale la pena di essere vissuta fino in fondo, per prima cosa tira fuori tutto ciò che hai dentro, arrabbiati, urla, è ok, ma non sei sola, c’è un esercito di persone che è pronto a sostenerti, vogliamo farlo, permettici di farlo, per favore!  Ti prego lascia stare la Svizzera, la signora Rizzo, il tuo piano, e condividi con tutti noi le tue difficoltà, ti aiuteremo con gioia. Inoltre te l’ho già detto, tieni a freno tutti i pensieri negativi! Sono sicura che il neurologo ti ha spiegato bene che questa malattia è bastarda, è vero che hai dei periodi peggiori di altri, ma se è stato onesto, ti avrà anche detto che la medicina non sa esattamente quanto tempo tu abbia a disposizione prima di finire su una carrozzina, per non parlare poi di essere costretta a letto! Abbandonati all’affetto degli altri, tua zia è molto preoccupata per te, ti vuole molto bene, e non è l’unica, io, Franca e Mario, Francesco, già, come faremmo tutti noi senza le tue meravigliose torte? Scateneresti anche la rivolta tra i clienti!”.  Angela riuscì a strapparle un mezzo sorriso ma Margherita rimase in silenzio, come interpretarlo? Stava cambiando idea oppure non diceva niente perché ormai era irremovibile nella sua decisione?  Nel frattempo Franca bussò allo spogliatoio perché era arrivato un gruppo di trenta persone e da sola non ce la faceva a gestire gli ordini, notò subito un’atmosfera particolare, ma discreta come sempre, fece finta di niente dicendo a Margherita se poteva aspettarla un poco che poi, appena si fosse liberata, le voleva far provare un nuovo tipo di tè che era arrivato quella mattina.  Margherita, ancora visibilmente turbata, le rispose affermativamente solo con un cenno della testa.   Dopo circa mezz’ora Franca si liberò lasciando tutto nelle mani di Angela, preparò il tè e si sedette con Margherita nel laboratorio, erano sole e Franca iniziò subito a parlare, conosceva Margherita troppo bene e sapeva che se avesse indugiato ancora avrebbe trovato una scusa per andarsene. “Margherita sai quanto sei preziosa per il bistrot? O meglio, sei indispensabile, senza di te io e Mario ci sentiremmo persi! Voglio dire, ne sei veramente consapevole?”.  Margherita fu sorpresa di sentirle dire quelle parole, si aspettava una specie di ramanzina dal momento che era sicura che Franca sapesse già tutto, o quasi, invece quelle domande la lasciarono spiazzata, sapeva di essere brava ma sentirselo dire così apertamente la toccò nel profondo, Franca le stava facendo capire che era indispensabile, mentre lei per tutta la vita si era sentita inutile.  Qualcosa si mosse dentro di sé, era pronta ad innalzare un muro contro chiunque si fosse frapposto alla sua decisione, ma ora non ne era più così sicura e disse: “Franca, immagino tu sappia della mia malattia…non volevo dirlo a nessuno, ma purtroppo Juliana l’ha scoperto, saprai anche che lei è mia zia, non l’inquilina come avevo detto a tutti.”.  Ad un certo punto però la voce di Margherita s’impennò, la rabbia stava riaffiorando con violenza e lei, con il tono da battagliera, continuò: “Beh, ora che tutti lo sapete che cosa vuoi dirmi?  Anche tu pensi che la mia vita, così com’è, vada vissuta fino alla fine? Anche tu mi dirai che ci sono tante persone che mi vogliono bene e che mi aiuteranno man mano che la situazione peggiorerà? È la mia vita! Non ce la faccio ad aspettare l’ultimo atto, non ce la faccio a dover dipendere da tutti per poi finire comunque su una carrozzina ed infine arrivare a respirare solo grazie ad una macchina!  Sai che ti dico?  No, una vita così non vale la pena di essere vissuta, no!”, l’ultima frase la gridò con tale disperazione che Franca si alzò dalla sedia e l’abbracciò forte, la tenne stretta tra le braccia impedendole di divincolarsi, era il primo contatto fisico così intimo tra loro da quando si conoscevano.

Juliana intanto era a casa aspettando che Margherita tornasse dal lavoro, era molto preoccupata, sapeva che Angela le avrebbe parlato proprio quel giorno e davvero non sapeva cosa aspettarsi, quale reazione avrebbe avuto sua nipote nell’apprendere che tutte le sue bugie erano state smascherate.  Camminava avanti ed indietro per il piccolo appartamento cercando disperatamente di calmarsi ma pur avendo fatto chilometri sentiva ancora il cuore batterle velocemente, era dispiaciuta che Margherita dovesse affrontare quella terribile malattia, ma era anche molto arrabbiata con lei per tutte le bugie raccontate; non si era fidata di sua zia che aveva attraversato mezzo mondo pur di starle vicino, per non parlare dell’enorme richiesta di denaro di cui ancora non sapeva la ragione, ormai era fin troppo evidente che gli strozzini non c’entrassero un bel niente.  Verso sera finalmente sentì la chiave nella toppa e Margherita, stremata, entrò in casa ma non era sola, Franca ed Angela erano con lei.   Juliana si sentì immediatamente sollevata, parlare a sua nipote con loro le dava non solo conforto, ma una forza che di certo, sapeva, non avrebbe avuto se fosse stata da sola.   Fu Franca a rompere il ghiaccio dicendo: “Buonasera Juliana, eccoci qua!”, Margherita si lasciò cadere sulla poltrona del soggiorno, ormai non doveva più nascondere la stanchezza ed il forte dolore alle gambe che, dopo una giornata di lavoro nella quale era stata praticamente sempre in piedi, era diventato insopportabile.  Angela e Franca si sedettero sul divano e si guardarono un attimo per decidere chi delle due avrebbe iniziato a parlare; fu Angela che, dopo un breve cenno a Franca e Juliana, iniziò a parlare con voce decisa ed un tono che non ammetteva repliche: “Margherita, glielo dici tu o devo farlo io?”, Angela si riferiva alla pianificazione della sua morte. Margherita alzò gli occhi e la fissò per qualche secondo; il suo sguardo rifletteva svariati sentimenti: rabbia, paura, timore, delusione, ansia; poi, dopo un profondo respiro, raccontò tutto dall’inizio, la scoperta della malattia, il peggioramento giorno dopo giorno, la decisione di farla finita in Svizzera e quindi la necessità di architettare la truffa per raccogliere in poco tempo tanti soldi.   Man mano che sua nipote parlava Juliana aveva le lacrime agli occhi; sentì la rabbia svanire in pochi secondi, rivide davanti a sé Margherita bambina, nella favela, con quei grandi occhi che esprimevano costantemente paura, che non si separava mai dal suo orsacchiotto di peluche tenuto stretto tra le braccia; le vennero in mente tanti episodi in cui aveva soccorso non solo sua nipote ma tutta la sua famiglia, uno tra tutti era dominante, quando la madre di Margherita, sua sorella, tra urla e pianti aveva indicato il corpo del marito che, pieno di crac, giaceva a terra forse senza vita.  Ricordò l’ambulanza, la corsa all’ospedale e pochi secondi prima lo sguardo di Margherita che, tremante, stringeva a sé il suo orsacchiotto e che piangeva in silenzio come per non disturbare in quel momento così orribile; quella bambina ne aveva già viste tante…avrebbe voluto consolarla, stringerla tra le braccia, ma non poteva, doveva coordinare i paramedici che erano arrivati con l’ambulanza e riuscì solo ad affidare Margherita ad una vicina.  Ora, nel soggiorno di sua nipote, vide la giovane donna che era diventata, con una croce terribile che non meritava, sconfitta ed accasciata sulla poltrona, una donna che aveva progettato di non lottare più anticipando la sua fine per non dover soffrire per un tempo ignoto che lei, comunque, aveva reputato eccessivo.  Juliana aspettò qualche minuto prima di parlare, era infermiera da tanti anni, aveva accumulato esperienza e, con molta chiarezza e professionalità, senza alcuna interferenza di carattere emotivo, voleva informare Margherita di alcuni aspetti della malattia di cui sua nipote sembrava non avesse una chiara e corretta consapevolezza; perciò si mise in piedi e fissando sua nipote negli occhi con voce decisa le disse: “Ora mi ascolti bene!  Querida, non sei ben informata.  Perché vuoi morire prima del tempo?  Hai una malattia terribile, è vero, che ti da tanti problemi, ma ancora puoi camminare.  Andrai su una carrozzina? Forse. Dovrai stare in un letto e farti aiutare? Forse. La medicina non ha tutte le risposte, lo vuoi capire o no? Le situazioni possono essere diverse. Ciascuna persona è diversa. Devi vivere giorno per giorno, in realtà tutti noi dovremmo imparare a farlo invece di essere ansiosi e di preoccuparci di quello che non possiamo controllare! Tutti estamos com medo de viver, come si dice? Abbiamo paura di vivere, non solo tu!”.  Juliana aveva alzato il tono mentre parlava, frutto dell’ansia provata nelle ultime ore. Margherita rimase interdetta perché non aveva mai sentito sua zia parlarle così duramente e si indispettì; come faceva a non capire che era lei ad avere una malattia grave e che ogni giorno doveva combattere con dolori atroci e con l’umiliazione di constatare che camminava sempre peggio e che, nonostante fosse una donna giovane, era costretta a cercare un bagno per orinare come se fosse una vecchia incontinente?  Decise di ricordare a tutti che era lei la vittima di una situazione ingiusta e che nessuno poteva permettersi delle paternali nei suoi confronti, nemmeno sua zia: “Basta! Basta! Stai zitta! Dovete stare zitte! – le parole le uscirono con violenza -nessuna di voi può permettersi di dire una sola parola! Non sapete di cosa state parlando, non siete voi a soffrire in ogni singola parte del vostro corpo! – poi abbassò il tono che si fece sarcastico – sapete dispensare pillole di saggezza, vedo, ma provate a mettervi al mio posto, solo per un minuto, davvero riuscireste a sopportare di stare per un periodo indefinito in carrozzina con la prospettiva di finire immobile in un letto e comunicare solo con gli occhi???  Io non credo proprio che ci riuscireste con tanta calma come se niente fosse!  Tanto vale metterci un punto ora che sono ancora in grado di decidere autonomamente!”.   Dopo che ebbe parlato ci fu qualche secondo di silenzio, ognuna di loro stava cercando come replicare, ognuna con la propria modalità, ma fu Franca a prendere la parola: “Hai perfettamente ragione ad essere arrabbiata, anzi, infuriata, ma ti prego, ascoltami! Nonostante quello che hai dovuto sopportare da bambina, hai sempre avuto la forza di affrontare tutti i cambiamenti: nuovi genitori, nuovo paese, poi di nuovo sola quando i tuoi genitori adottivi sono morti, ma non ti sei mai arresa, sei andata avanti, hai imparato un mestiere che svolgi con passione e precisione, ti sei fatta apprezzare da tante persone come me che ti vogliono bene, non mollare proprio adesso! Non sei sola, come vedi solo qui, in questa stanza, hai noi che ti vogliamo un mondo di bene; dopo tanto tempo hai riabbracciato tua zia che è venuta dall’altro capo del mondo per aiutarti, per starti vicino! Tutto questo non è un caso! Non so perché tu debba soffrire così, non lo so come non so spiegarmi perché Angela abbia dovuto avere e crescere Chiara lontano dalla sua famiglia, come non so spiegarmi perché Francesco si sia drogato per tanto tempo senza che io e Mario avessimo potuto fare qualcosa per aiutarlo, però riesco a vedere che, dopo tanta sofferenza, tutti noi stiamo vivendo una rinascita delle nostre vite, siamo molto più forti di prima ed abbiamo sviluppato una sensibilità verso gli altri che prima, posso parlare per me, non avevo, credimi! Ero concentrata sulla mia famiglia che reputavo simile a quella che vedi nelle pubblicità: serena, dei bravi ragazzi come figli, una casa mia, e degli altri, francamente, non me ne importava un bel niente.  Poi, quando il mio piccolo mondo è crollato miseramente è come se mi fossero caduti i paraocchi, ho cominciato a guardarmi intorno perché mi rendevo conto di non potercela fare da sola, ho iniziato a chiedere aiuto ed ho scoperto un mondo che mi era totalmente sconosciuto: tanti genitori impotenti di fronte al dolore del proprio figlio proprio come me, la sensazione di essere colpevole per non essermi accorta di niente nella mia stupida illusione di aver realizzato la famiglia perfetta, e poco a poco ho avuto modo di conoscere delle belle persone, don Marco è una di quelle.  Con lui mi sono aperta completamente ed ho trovato più di un amico, ha saputo indicarmi una prospettiva diversa con cui guardare i fatti che mi stavano capitando, anche se questo non voleva dire assolutamente che il mio percorso sarebbe stato indolore. Francesco si drogava, questo era un fatto.  Io e Mario eravamo impotenti, questo era un altro fatto. Cosa poteva mai esserci di positivo, chiesi disperata a don Marco un giorno, e lui mi disse che non aveva una risposta ma che questa situazione però mi aveva condotto a lui, a chiedere aiuto. Capisci? Mi resi conto che era vero, proprio io l’avevo cercato, io che sono una donna orgogliosa e presuntuosa e che fino a quel momento ero convinta fossi stata così brava a realizzare una famiglia perfetta e proprio per questo mi permettevo di giudicare tutti dall’alto del mio piedistallo mentre, senza rendermene conto, ero diventata una persona arida e superba con il mio piccolo mondo che stava marcendo e di cui stavo cominciando ad avvertire la puzza. Non ho alcuna intenzione di farti una predica Margherita, credimi, ma non posso vederti così decisa e rassegnata a non reagire! È vero che per la malattia non puoi fare molto, purtroppo lei proseguirà il suo cammino, ma non sai quando questo diventerà così impercorribile da non farcela più da sola e comunque, a quel punto, potrai sempre contare sull’aiuto di tutte quelle persone che ti vogliono bene, di questo puoi esserne sicura: allora perché privarti prima del tempo di tutte le cose che invece ti rendono felice?  Adori cucinare, soprattutto i dolci, e, lasciatelo dire, nessuno riesce a superarti, nemmeno Francesco, e sai quanto mi costi questa confessione!  Inoltre hai tante persone che ti adorano e che vorrebbero essere tue amiche se solo tu glielo permettessi! Non ti chiudere a riccio, non isolarti, i muri che hai tentato di innalzare, come vedi, non impediscono a chi ti vuole bene davvero di starti vicino. Tutto quello che non riusciamo a spiegare ci spaventa, ci fa persino arrabbiare, ma credimi, niente accade a caso, i pesi che dobbiamo sopportare non ci arrivano per farci soffrire e basta, c’è sempre una spiegazione anche se, a volte, non è sufficiente una vita intera per comprenderla.”.   Appena finì di parlare, Franca si sentì esausta, ciò che aveva appena detto a Margherita l’aveva coinvolta totalmente, questo le accadeva ogni volta che le capitava di ripercorrere i momenti più terribili della sua vita anche se facevano ormai parte del passato ma il ricordo emotivo era così vivo che ne rimaneva colpita profondamente.  Non aveva la più pallida idea di come Margherita avesse recepito ciò che aveva detto, ma dal profondo del suo cuore desiderò che il dolore che aveva rinnovato non fosse stato del tutto inutile. Margherita non era di certo una persona superficiale, sicuramente avrebbe ripensato alle sue parole ma quello che Franca si augurò era che soprattutto non ci impiegasse troppo tempo.

4 thoughts on ““Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 31 –”

  1. Cara amica…quante volte ci siamo ritrovate a ripercorrere le nostre storie di dolore per aiutare qualcuno che stava soffrendo… Abbiamo percorso tanta strada insieme cercando di dare a chi incontravamo sul nostro cammino una prospettiva diversa con cui guardare ai fatti della vita. E non rimpiango nulla. Perché amavo il mio lavoro forse solo per questo. …e penso anche tu! Grazie Nico

    1. Custodisco nel mio cuore ogni relazione avvenuta. Avere la possibilità di affidarsi ad una diversa prospettiva, molte volte, può fare la differenza.

  2. Interessante questo capitolo….la verità. Il mettersi a nudo sicuramente non è facile, ma, il vantaggio che ci procura è incommensurabile. Non è facile togliere il velo, è vero,ma le persone amiche,-le persone che ci vogliono bene esistono x questo. Non a caso le incrociamo sulla nostra strada, e con noi rimangono ,per poco x tanto o per tutta la vita.

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