“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 30 –

Cari amici del blog, vi avevo promesso un capitolo denso di emozioni che non potranno non coinvolgervi, ed ecco, finalmente, Il capitolo 30! E’ piuttosto lungo, ma non ho voluto dividerlo in due parti per non sminuire il pathos. Mi auguro che i numerosi personaggi che avete incontrato in questo lungo periodo, ognuno con la propria personalità,  vi terranno compagnia anche quando la storia sarà giunta al termine.  Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdfQuestione di prospettiva di Nicoletta del Gaudio cap30

Opera registrata alla SIAE /  tutti i diritti riservati

– Capitolo trentesimo – 

L’estate era ormai alle porte, le giornate erano diventate più lunghe e le persone sembravano più cordiali, l’odore dei fiori si diffondeva per le strade comunicando allegria, finalmente i colori sostituivano il grigiore dell’inverno e l’intensità dei profumi facevano presagire la stagione generalmente più amata da piccoli e grandi, la fine della scuola e le vacanze, il meritato riposo dopo un duro anno di lavoro.  Ma non tutti avevano la stessa percezione, per qualcuno questo sarebbe stato il periodo più difficile non solo dell’anno, ma di tutta la vita.  Martina era una di queste persone.  Ormai il parto si avvicinava, aveva preferito lavorare fino all’ottavo mese per avere dopo, più tempo a disposizione con il bambino. Ora finalmente era in maternità, la gravidanza procedeva bene, a parte le gambe gonfie, e rimanere a casa fu per lei un sollievo; improvvisamente i fastidi allo stomaco dovuti allo stress sul lavoro sparirono, ma la preoccupazione del dopo parto aumentò in modo considerevole.  Oltre tutto ciò non poteva negare di essere in apprensione per l’esito delle indagini che riguardavano Massimo; dal suo avvocato aveva saputo che non aveva retto tutta la tensione a cui era sottoposto, aveva dovuto ricorrere ad una psicoterapia e fortunatamente il giudice aveva permesso che uno psicologo si recasse da lui.  Martina non sapeva se effettivamente quello che provava per suo marito fosse pena, compassione oppure, nascosto in un angolo remoto del suo cuore, ancora amore.  Quando le sorgeva il dubbio immediatamente si riaffacciava il ricordo nitido delle cose terribili che Massimo le aveva detto il giorno che gli aveva rivelato di essere incinta, allora la pietà e la compassione venivano spazzate via in un attimo e certamente l’amore non veniva preso nemmeno in considerazione.  Era come sospesa in un limbo, tutto era incerto, l’unica cosa sicura era che tra poco avrebbe conosciuto il suo bambino ed anche se era parecchio spaventata, allo stesso tempo sentiva una forza ed un’energia incredibile.  Spesso si trovava a parlare con lui confidandogli le ansie e le paure che non le permettevano di vivere quel periodo con la serenità necessaria, gli parlò perfino di suo nonno e del timore che nutriva riguardo alla sua salute ed alla  concreta possibilità che non avrebbe potuto conoscerlo, sì perché la malattia di Alberto stava precipitando, ormai non riconosceva più nessuno irrevocabilmente e dall’ultima volta che Martina era stata in clinica non era stato più in grado di sedersi in poltrona: era allettato, mangiava sempre meno, gli infermieri infatti dovevano forzarlo e spesso, quando lo imboccavano, serrava la bocca con determinazione ed a volte addirittura risputava il cibo.   Martina aveva provato a condividere la sua pena con Angela ma senza successo, sua sorella era ancora troppo arrabbiata, il rancore per quello che lei e Chiara avevano subito sovrastava tutto, inoltre il disgusto e la rabbia per ciò che aveva fatto a Bruna l’avevano devastata ed indurita ulteriormente, tanto che Martina ci aveva rinunciato prendendosi carico di suo padre da sola.   Clara in tutta questa situazione era totalmente assente, coerente nella decisione presa, non era più andata da Alberto e, pur sapendo che Martina gli faceva regolarmente visita, non le chiedeva mai niente, proseguiva nel suo gioco di ‘fare finta’, per poter continuare a credere nella bugia che aveva raccontato a tutti, e cioè che Alberto era all’estero per tenere dei seminari.  Era il suo modo di difendersi dai fatti che non poteva avere sotto controllo.  Da quando Alberto era stato ricoverato aveva ripreso la sua vita normale fatta di palestra, shopping e pomeriggi a giocare a carte al circolo.   Martina era esclusa dalla sua routine.  Non si vedevano da tanto per un motivo molto semplice: Clara non poteva ignorare il pancione, e questo era un altro fatto che non poteva controllare, così si limitava a brevi telefonate dove parlava soprattutto lei raccontando le sue giornate nel dettaglio e guardandosi bene di fare il minimo riferimento al bambino che sarebbe nato tra non molto.  Martina era ovviamente dispiaciuta ma aveva rinunciato a qualsiasi chiarimento, ora non ne aveva la forza, si era completamente rassegnata sapendo che se si fossero viste e avesse cominciato a criticare Massimo per il guaio giudiziario in cui si trovava, sicuramente le avrebbe rivelato con rabbia che Alberto l’aveva tradita in un modo orribile, abusando di una ragazzina.  Tutto sommato per Clara era meglio così, fingere che tutto scorresse bene, che non ci fossero problemi tanto la vita andava avanti lo stesso.  Martina era persa in queste riflessioni quando, ancora in pigiama, ricevette una telefonata dalla clinica, le comunicarono un ulteriore peggioramento di Alberto e l’urgenza che i medici avevano di parlarle.  Si vestì in fretta e si recò in clinica, lo staff dei medici al completo la ricevette in una saletta dicendole che dovevano parlarle di alcune cose che richiedevano una decisione.  Il dottor Guarnieri, il neurologo consigliato dal Prof. Del Grande, fu il primo a prendere la parola: “Signora Proietti, purtroppo la malattia di suo padre sta degenerando, è allettato da più di una settimana e rifiuta il cibo, si rifiuta di deglutire.   Abbiamo provato con dei cibi di consistenza cremosa come il purè, abbiamo frullato altri alimenti, ma è stato tutto inutile, fa perfino fatica a bere. Rimarrebbe la possibilità di somministrare gli alimenti attraverso un sondino inserito o nel naso o nello stomaco, ma in entrambi i casi suo padre, molto probabilmente, tenterebbe di levarseli.  Comunque il processo d’inserimento nello stomaco di un sondino è sgradevole, fastidioso e può provocare stress, inoltre ci possono essere degli effetti collaterali: suo padre potrebbe avere episodi di diarrea, il sondino si potrebbe ostruire richiedendo una sua sostituzione, ma anche se si optasse per questa soluzione, non è dimostrato che si possa prolungare la sua vita in questa fase avanzata della malattia.  Quindi, date le circostanze, la mia opinione è quella di evitare a suo padre un ulteriore causa di stress.  Cerchi di stargli vicino e di accompagnarlo alla fine facendolo vivere il più sereno possibile.”.  Il dottor Rama, lo psichiatra, s’inserì nella conversazione: “E’ vero che questo tipo di malati non ricordano più molte cose, non riconoscono più i loro cari, ma il legame umano è più forte della capacità di ricordare, come sostiene la neuro scienziata Lidia Genova* che ha detto: ‘Il legame umano, la dignità, l’amore e la stima trascendono la capacità di parola, la memoria ed il pensiero, l’emozione non si dimentica, la persona affetta da Alzheimer potrebbe dimenticare il contenuto di una conversazione, ma ricorda per ore cosa ha provato in quel momento’, quindi le consiglio di seguire il parere del dottor Guarnieri signora.”.  Martina incassò tutte le informazioni ricevute mentre il suo bambino stava facendo le capriole, non sapeva cosa fare: affidarsi ai dottori ed abbracciare la loro decisione oppure opporsi e tentare l’applicazione del sondino che, l’avevano avvertita, sarebbe stata una nuova fonte di ulteriore stress per suo padre?  I medici capirono dall’espressione del suo viso che era combattuta, così la informarono anche dell’aspetto legale che la decisione di inserire il sondino avrebbe comportato.   Le dissero che se si fosse opposta alla loro scelta una nuova figura sarebbe subentrata, quella dell’amministratore di sostegno: un rappresentante legale nominato dal giudice, normalmente scelto tra i familiari entro il quarto grado di parentela, di solito il coniuge o un figlio.  Una volta apprese tali informazioni Martina si scoraggiò ancora di più; Clara non voleva saperne più niente di Alberto ed Angela nemmeno, quindi con molta probabilità sarebbe stata lei quella nominata dal giudice addossandosi tutta la responsabilità.   Fu ancora il dottor Guarnieri a prendere la parola dicendo: “Prima che prenda una decisione in proposito devo informarla di un’altra cosa signora Proietti, suo padre, da qualche giorno, fatica a respirare ed ha un po’di febbre così abbiamo fatto degli esami ed abbiamo appurato che ha la polmonite; spesso pazienti con questa malattia, debilitati e fragili possono contrarla, e purtroppo l’antibiotico che abbiamo somministrato non ha sortito alcun effetto. Arrivati a questo punto se non mettessimo il sondino e aspettassimo semplicemente che il decorso della malattia prosegua, avverrà la riduzione della quantità di liquidi nell’organismo, quella che comunemente chiamiamo disidratazione, che non è di per sé dolorosa, ma, quando questa si verificherà, il sangue diventerà più concentrato, i reni funzioneranno sempre meno fino a bloccarsi e la percezione del dolore diminuirà; in poche parole: essendoci meno liquidi ci sarà anche meno secrezione e suo padre migliorerebbe la respirazione, alleviando in questo modo i suoi ultimi momenti.”.   Martina era stordita, cercò di metabolizzare tutto, ringraziò i medici e riferì loro che avrebbe vagliato attentamente tutte e due le possibilità dando loro una risposta in un paio di giorni.  Dopo averli salutati si recò da suo padre, non lo vedeva solo da pochi giorni eppure le sembrò essersi rimpicciolito, era diventato un mucchietto di ossa che respirava con enorme fatica.  Si era appisolato e non volle svegliarlo, si limitò a guardarlo seduta sulla poltrona.  Le lacrime iniziarono a scendere, tutta la sua infanzia, la sua adolescenza, la sua vita le scorse davanti agli occhi come un film; Alberto aveva avuto una parte rilevante in tanti momenti ed ora non era che un povero vecchio devastato dalla malattia che aspettava solo di morire.  Cosa avrebbe dovuto fare? Continuare a prolungare quella sofferenza con la consapevolezza che avrebbe seguitato a tribolare senza la speranza di una guarigione oppure lasciarlo andare? Aveva assolutamente bisogno di parlarne con qualcuno, doveva confrontarsi, non poteva prendere una decisione così importante da sola, ma chi poteva essere la persona giusta in grado di aiutarla? Scartando i familiari le rimase don Marco, così prese il cellulare e gli scrisse un messaggio in cui gli diceva che aveva urgente bisogno di parlare con lui.  Don Marco le rispose quasi subito informandola che l’aspettava in parrocchia.   Martina si sentì rincuorata, era sicura che don Marco avrebbe trovato le parole che l’avrebbero aiutata a prendere la decisione giusta.

Arrivò in parrocchia nel tardo pomeriggio, don Marco aveva appena finito di dire messa e la ricevette in una saletta dove avrebbero potuto parlare indisturbati.   Martina era visibilmente preoccupata e sentì salire l’ansia che temeva avrebbe potuto degenerare.  Don Marco lo notò e subito le chiese: “Martina che c’è, qualcosa che non va con il bambino?”, ma lei gli rispose: “No don Marco, è tutto a posto con il bambino, scalcia da matti e non vede l’ora di uscire! No, il problema non è lui ma mio padre, sta sempre peggio, ho parlato poco fa con i medici della clinica e mi hanno comunicato senza giri di parole qual è la situazione; loro hanno ben chiaro cosa fare ma io no.”.  Martina gli riferì dell’incontro con i dottori ed i dubbi che aveva in proposito.  “Cara Martina, – le disse don Marco – nessuno può sostituirsi a te in questa decisione che è indubbiamente la più difficile della tua vita, posso solo dirti che la sofferenza rimane un mistero ai nostri occhi.  Tuo padre è ormai prossimo ad incontrarsi faccia a faccia con Dio, da quello che mi hai raccontato, e sta soffrendo molto, quello che posso suggerirti è di pregare il tuo padre celeste con forza perché ti indichi la via giusta da seguire; mi sento però di consigliarti anche un’altra cosa: riferisci tutto ciò che hai detto a me sia a tua madre che ad Angela, non importa se loro hanno voluto ignorare tutta la faccenda fino ad ora, adesso devono sapere come stanno le cose, non sai come potrebbero reagire, lo puoi immaginare, ma la certezza assoluta non ce l’hai.  Non prendere alcuna decisione prima di aver parlato con loro, è un atto dovuto, non importa se ti hanno fatto capire o detto palesemente che non vogliono avere nessuna notizia di tuo padre.  Quando un essere umano si chiude completamente verso un altro non lo fa per leggerezza, spesso si comporta così perché è stato ferito, perché pensa sia l’unico modo per non soffrire ancora ma è un inganno, il dolore è sempre lì presente nel suo cuore anche se prova a scacciarlo via con l’unico modo che conosce: ignorarlo.  Angela ha sofferto molto quando i tuoi genitori hanno rifiutato la sua gravidanza, ha dovuto affrontare tutto senza il loro sostegno, si è trovata catapultata in una realtà del tutto nuova a soli diciotto anni!  Invece, per quanto riguarda tua madre che non conosco, non so quali siano le cause che l’hanno condotta ad un simile comportamento ma non mi permetto di giudicare.  Ormai ho una certa esperienza come prete ed in particolare come confessore e ti posso garantire che il rapporto tra moglie e marito è piuttosto complicato ed estremamente delicato; i figli dovrebbero sempre rimanere un passo indietro senza interferire e soprattutto senza giudicare, ma purtroppo siamo umani e come tali sbagliamo; tu non sai fino in fondo perché tua madre si comporti così.  Papa Francesco ha detto delle cose bellissime riguardo al matrimonio in un incontro con le famiglie: “Non è possibile una famiglia senza il sogno. Quando in una famiglia si perde la capacità di sognare, si perde anche la forza di amare.”. *  Forse i tuoi genitori hanno perso questa capacità negli anni e questo li ha condotti a varie incomprensioni, hanno innalzato delle barriere che a lungo andare sono diventate insormontabili ma questo non ti dà il diritto di decidere per tuo padre senza far sapere a tua madre come stanno le cose, anche contro la sua volontà.  Un’altra cosa, Angela mi ha detto che ti ha riferito di Bruna. Tuo padre ha fatto una cosa terribile, il dolore che ha inferto a quella ragazza è una cosa gravissima ma né tu, né Angela avete il diritto di giudicare! È orribile, ma anche questo rimane un mistero, perché Dio ha permesso che questo accadesse? Non lo so e non lo può sapere nessuno, ma quello che posso dirti è che quando noi uomini pensiamo solo a noi stessi senza considerare l’altro combiniamo dei veri e propri macelli.  Tuo padre ha sbagliato, su questo non c’è dubbio ma è anche vero che, in parte, sta già scontando il suo peccato affrontando questa terribile malattia.”.   Martina non si perse una parola, poi gli disse: “Hai ragione riguardo a quello che mi hai detto sul matrimonio, lo sto sperimentando in prima persona con Massimo, sai, questa tempesta che lo vede coinvolto mi sta facendo riflettere molto su noi e la nostra storia.  È profondamente vero che nessuno debba intromettersi con giudizi o altro, l’ho sperimentato con mia madre, ogni volta che dice qualcosa sul mio matrimonio, mi viene una rabbia che non mi fa capire più niente, solo io e mio marito possiamo sapere come stanno realmente le cose tra noi ed è già difficile così. Per quanto riguarda il rapporto tra i miei genitori ho sempre saputo che non fosse idilliaco anche se non ho mai voluto ammetterlo; però, vedi don Marco, dopo aver saputo quello che papà ha fatto a Bruna mi sono sentita male, ho provato rabbia, rancore verso di lui e l’ho giudicato tantissimo, lui è sempre stato il mio modello.  È sceso dal piedistallo su cui io stessa l’avevo messo, ma quando sono andata a trovarlo in clinica e gli ho vomitato tutta la mia rabbia per quello che aveva fatto, trovandolo lì, inerte sulla poltrona a guardare chissà cosa fuori della finestra con uno sguardo assente, dimagrito e debilitato, ho provato una gran pena ed una tenerezza infinita e mi sono meravigliata! Sono andata verso di lui e l’ho abbracciato stretto mentre lui piangeva senza guardarmi.  Non so se ha capito qualcosa ma non m’importa, in quel momento ho sentito di dover agire così.   Angela però non l’ha mai visto da quando è ricoverato, non ha verificato con i suoi occhi come è ridotto, la rabbia per ciò che ha fatto a lei ed a Bruna le impediscono di ammorbidirsi e di provare pietà ma comunque ci proverò, non so come ma tenterò di farmi ascoltare da lei.”.  Si congedò da don Marco che le promise una preghiera speciale affinché Angela aprisse il suo cuore, ricordandole che avrebbe potuto chiamarlo in qualsiasi momento.  Martina tornò a casa più sollevata e determinata a non far passare altro tempo prima di parlare con sua sorella, così le mandò un messaggio che non ammetteva repliche dove le chiedeva di incontrarla l’indomani al bistrot.  Quando ricevette il messaggio Angela in un primo momento si allarmò, qualcosa le disse che voleva parlarle di Alberto e ne fu molto turbata, poi si preoccupò per Martina, non voleva farle fare il viaggio in macchina da sola, così le rispose che sarebbe andata lei a casa sua approfittando del giorno di riposo.  Quella fu una lunga notte per Martina che cercò, senza trovarle, le parole giuste per convincere Angela ad andare dal padre.

Angela arrivò di buon mattino, si sedettero in cucina di fronte ad una tazza di tè e Martina le disse: “So quanto sia penoso per te parlare di nostro padre ma la situazione è arrivata ad un punto tale che non posso fare a meno di metterti al corrente di tutto.”.  Le parlò delle condizioni di Alberto e del colloquio avuto con i medici senza tralasciare niente.  Angela manifestò all’inizio un cenno di insofferenza ma poi dopo aver ascoltato con grande attenzione disse: “Ti sei presa un bel carico, vero? Capisco che non è giusto che tu sia sola in questo momento, ma credimi, per me è veramente difficile!  Non so se ce la faccio a venire in clinica, solo l’idea di vederlo mi provoca fastidio, rabbia, dolore ma d’altra parte non voglio che tu sia sola in questo pasticcio, se dobbiamo andare muoviamoci prima che ci ripensi!”.  Martina l’abbracciò con forza, sapeva quanto questa decisione costasse a sua sorella, ancora una volta poté riscontrare quanto fosse grande e generoso il cuore di Angela.  Arrivate all’ingresso della clinica, Martina, nonostante il pancione e le gambe gonfie, si diresse con passo deciso alla reception mentre Angela era rimasta indietro, sentiva le gambe come fossero rivestite di piombo, il cuore le batteva velocemente e sicuramente avrebbe fatto marcia indietro se non fosse stato per sua sorella.   Arrivate al piano Angela sentì il fiato farsi più corto, le mancava l’aria, allora Martina le prese la mano ed entrarono insieme nella stanza.  La scena a cui assistette Angela era di gran lunga peggiore di come se l’era immaginata: suo padre era rannicchiato nel letto, la chioma candida ed il viso pallido si uniformavano al biancore della federa, era molto più magro di quando lo aveva incontrato nel suo studio.   Quando entrarono Alberto aprì leggermente gli occhi con grande fatica, le guardò senza vederle.   Martina si voltò verso Angela che non riuscì ad emettere alcun suono, la invitò a sedersi sulla poltrona per riprendersi un attimo da quella immensa valanga di emozioni e fu Angela la prima a parlare: “Non immaginavo si fosse ridotto in questo modo, mi sembra impossibile in così poco tempo! La sua alterigia, la sua arroganza, puf, scomparse, non rimane che un povero vecchietto alla fine dei suoi giorni! Ed ora, ora con chi potrà prendersela Bruna? Quella ragazza non solo dovrà convivere tutti i giorni della sua vita con il dolore per quello che ha subito, ma non potrà nemmeno avere uno straccio di giustizia!”.  Angela aveva detto tutto d’un fiato, non aveva alzato la voce, ma le parole le uscirono dalla bocca sibilando come proiettili. Martina sentì tutto e si intristì, sperava che sua sorella avrebbe provato un po’ di compassione ed invece la rabbia stava avendo il sopravvento.  “Angela so perfettamente che papà ti ha fatto molto male, – le disse – lo so e non sai quanto questo mi spiaccia, ma guardalo ora, sta patendo le pene dell’inferno da tanto tempo e parte del male che ha fatto in fondo lo sta già scontando, non ti pare? Hai ragione su Bruna, è vero che non potrà mai chiedere giustizia per il male che le ha fatto, ma sei proprio sicura che ottenere giustizia potrebbe farla sentire meglio? Io non credo, niente potrà mai ripagarla per quello che ha subito, ma per quanto riguarda te sei ancora in tempo per perdonarlo, non per lui che tanto non è più in grado di capire quello che gli succede attorno, – ed a questo punto il tono si fece supplichevole –  ma per te, per te! Sei ancora giovane, vuoi vivere tutta la tua esistenza con questa rabbia che ti porti dentro? Come puoi guardare avanti se non tagli con il passato? Non devi farlo solo per te ma anche per Chiara! Cosa le dirai quando sarà grande, come farai ad insegnarle la compassione, la commiserazione se tu per prima non l’hai messa in pratica?”.   Angela fu colpita profondamente da quelle parole, avevano toccato un nervo scoperto, la sua ossessione per la coerenza.  Non aveva mai tollerato le persone che si professavano in un modo e che poi si comportavano nell’esatto opposto; infatti aveva sempre condannato Clara che si dichiarava una persona di mente aperta ma che in realtà era più chiusa di un riccio ed Angela l’aveva sempre giudicata senza lasciarle mai il beneficio del dubbio.  Forse Clara aveva avvertito questa sua mancanza di pietà e per questo si era sempre messa una corazza con lei, quella della mamma dura, imperturbabile, anaffettiva; forse il loro rapporto era sempre stato difficile perché lei l’aveva collocata spietatamente in un ruolo dal quale non l’aveva più tolta.  Si stupì per questi pensieri che le ronzavano in testa così insistenti e che, come una mosca fastidiosa, non riusciva a cacciare via.  Guardò di nuovo suo padre nel letto, inerte, con gli occhi persi nel vuoto e due lacrime le scesero silenziosamente sulle guance.  Dovette ammettere che anche la sua coerenza aveva subito delle pecche: non era stata per niente generosa con Clara, ma, pensandoci bene, neanche con Luca, il suo ex, non l’aveva più risentito da quando gli aveva detto di essere incinta; d’accordo lui l’aveva delusa, maltrattata, ma non aveva il diritto di cancellarlo dalla sua vita, non per lei ma per Chiara, sua figlia aveva il diritto di sapere che aveva un padre, sebbene inadeguato, superficiale e che soprattutto l’aveva negata.   Non era anche quella un’incoerenza che cozzava con la sua ossessione per la verità?  Improvvisamente la sua certezza di giudice castigatore crollò miseramente e non si sentì più sicura di niente.  Guardò Martina con occhi afflitti e sconfortati e lei di rimando la fissò con occhi imploranti che la supplicavano di cessare per sempre con quella guerra che durava ormai da troppo tempo.  Angela si alzò lentamente dalla poltrona e, con una calma che contrastava con ciò che provava internamente, si avvicinò al letto di suo padre ed anche se sapeva perfettamente che non poteva riconoscerla lo guardò intensamente negli occhi e piangendo gli disse: “Papà io non capisco perché hai fatto una cosa così terribile, proprio non capisco nonostante mi sforzi tanto, in realtà non c’è una spiegazione, ma solo ora ho capito che non devo giudicarti, riguarda solo la tua coscienza, e spero fortemente ti sia pentito…noi non ci siamo mai capiti, ma so che in parte forse è stata colpa mia perché non ti ho mai detto quello che provavo e forse anche tu soffrivi per questo muro che si è intromesso tra noi…ti chiedo scusa e spero che tu non soffra troppo.”.   Finito di parlare Angela sentì dentro di sé come se un peso enorme si fosse tolto dal cuore e si perse nell’abbraccio di sua sorella.  Mentre stavano tornando a casa, in macchina Martina ricordò ad Angela che avrebbero dovuto parlare con Clara, aveva il diritto di essere informata, anche contro la sua volontà, di tutto quello che stava succedendo ed in particolare dell’eventualità di andare contro il parere dei medici.  Angela concordò, pur sapendo che parlare con Clara sarebbe stata un’altra prova difficile da superare.  “Abbiamo ancora un paio di giorni prima di riparlare con i medici e comunicare loro la nostra decisione – disse Martina – quindi dobbiamo vedere mamma prima possibile, ovviamente non le dirò che ci sarai anche tu, credo sia meglio andare da lei senza dirglielo altrimenti troverà una scusa anche con me, mi metterò d’accordo con Jennifer e poi ti faccio sapere, ok? per oggi credo possa bastare.”.   Ritornarono tutte e due nelle rispettive abitazioni mentre Clara, ignara di tutto quello che stavano concordando le sue figlie, continuava a vivere la sua vita come se nulla la turbasse, ma non era affatto così.  Ogni giorno aveva un programma molto fitto di appuntamenti: la palestra, lo shopping le partite a carte; il parrucchiere e l’estetista occupavano il resto. Programmava meticolosamente le sue giornate, letteralmente terrorizzata dall’eventualità che, se si fosse fermata, i pensieri l’avrebbero travolta.  Quando usciva con le pseudo amiche attivava la modalità ‘fare finta’ e per tutto il tempo che era con loro diceva che Alberto era molto stanco per tutte le conferenze che doveva fare ma anche molto soddisfatto perché tutti apprezzavano il suo lavoro riconoscendone la grande competenza.  Parlava anche di Martina, del suo incarico di prestigio nello studio legale e di quanto fosse orgogliosa di lei, poi però, essendo il guaio giudiziario di Massimo di dominio pubblico, quando le pseudo amiche facevano qualche riferimento al riguardo cercando di metterla in difficoltà, lei glissava con la solita frase: “Non è tutto oro ciò che luccica! Purtroppo le persone non si conoscono mai fino in fondo!”, e cambiava argomento.  Quando però la sera tornava a casa era completamente sola, non poteva neanche contare sulla presenza di Jennifer che, terminate le ore di lavoro, si chiudeva nella sua stanza godendosi il meritato riposo.  Allora Clara andava in salotto sperando di distrarsi leggendo o guardando la televisione ma le sue aspettative venivano puntualmente disattese; nel silenzio della grande casa si ritrovava a pensare a tutti i membri della sua famiglia ed allora un’angoscia silente irrompeva dentro di lei che era così costretta a ricorrere ad un potente sonnifero per riuscire a dormire.  Quel pomeriggio era rientrata prima dalla sua consueta uscita e sentì il cellulare squillare, era Martina.  “Ciao mamma, come stai?” e Clara, come ogni volta, stava appena iniziando a raccontare la sua giornata quando Martina la interruppe dicendo: “Senti mamma, ho bisogno di vederti, è un po’ ormai che ci parliamo solo per telefono” – Martina volutamente finse di ignorarne il motivo e continuò – “perché non ci vediamo da te domani?  Giusto il tempo di prenderci un caffè e chiacchierare un po’che ne dici?”.   Clara fu presa in contropiede, il senso di solitudine, la casa così grande le fecero accettare la proposta del tutto ignara di quello che in realtà avrebbe comportato quell’incontro, pensò al massimo di dover prendere atto dell’enorme pancia di Martina, ma decise che ci avrebbe pensato al momento, ora non voleva guastarsi la piacevole sensazione di rivedere sua figlia.  Nel frattempo, Martina telefonò ad Angela perché si organizzasse con Chiara per l’indomani, sentì che sua sorella era molto preoccupata anche se non glielo diceva apertamente, quindi provò a rassicurarla: “Non preoccuparti Angela, andrà tutto bene! Inizierò io a parlare e vedrai, dopo che avrà sentito ciò che ho da dire su papà, il fatto che anche tu sia lì diventerà marginale!”.  Il giorno dopo, di mattina presto, Angela arrivò a casa di Martina per andare insieme da Clara. Era visibilmente ansiosa e preoccupata, c’era stato sempre un muro tra lei e sua madre ed aveva attribuito molte volte questo anche alla possibilità che la sua nascita fosse stata un incidente di percorso: forse sua madre dopo tanta perfezione con Martina non avrebbe voluto rischiare, forse le tante delusioni che le aveva procurato su tutti i fronti, eccetto la scuola, non avevano fatto altro che confermare a Clara l’errore commesso.  Quando sua madre aveva saputo della gravidanza intimandole di andarsene dopo il parto, forse era stata perfino contenta perché così avrebbe avuto la scusa perfetta per non vederla più… da quando i suoi erano partiti per la crociera, infatti, Angela non aveva più avuto alcun tipo di contatto con Clara.

Martina non sapeva proprio cosa fare per alleviare la palese angoscia in cui stava versando sua sorella, le avrebbe tanto voluto dire che Clara era pur sempre la loro madre, che sarebbe stata contenta di rivederla, ma dentro di sé sapeva perfettamente che non sarebbe stato così: quindi preferì rimanere in silenzio piuttosto che illuderla tentando di rassicurarla con false promesse.   Arrivate a casa di Clara suonarono al citofono, presero l’ascensore e man mano che salivano cominciarono tutte e due a respirare profondamente tentando di controllare le emozioni mentre Martina, con uno sguardo rassicurante, cercava di incoraggiare Angela. I rintocchi del Big Ben si diffusero e Jennifer venne ad aprire, abbracciò le due ragazze riservando un bacio enorme ad Angela che non vedeva da tanto tempo, poi il suo bel sorriso scomparve improvvisamente lasciando il posto ad un’espressione molto preoccupata; sapeva che i signori Carrisi non avevano avuto più alcun rapporto con Angela da quando era andata via di casa e temendo la furia di Clara, non riuscì a dire altro che “buona fortuna” mentre la voce proveniente dal salotto stava dicendo: “Jennifer, fai entrare subito Martina, chiacchieri dopo con lei.”.  Martina entrò nel salone, Angela era rimasta ancora nell’ingresso, sentiva i piedi come piombo, rientrare nella sua casa dopo tanto tempo, dopo tanti cambiamenti, provocò una lotta non indifferente tra le sue emozioni: rabbia, nostalgia, timore, desiderio di rivalsa.  Jennifer la osservò e capì perfettamente ciò che stava avvenendo dentro di lei, l’aveva vista crescere, si era presa cura di lei tante volte, così le disse: “Come on, come along*!”, abbracciandola di nuovo, e finalmente anche Angela fece il suo ingresso.  Mentre Clara stava salutando Martina, scontrandosi immediatamente con la realtà della sua pancia notevolmente lievitata dall’ultima volta, alzò lo sguardo e vide Angela.  Sbiancò e fu talmente sorpresa nel vederla che per qualche secondo non riuscì ad emettere nemmeno un suono, era l’ultima persona sulla faccia della terra che si aspettava di incontrare; non era un mistero che le sue figlie non avessero un buon rapporto, perciò, vedendole insieme, lo stupore raddoppiò. Dopo essersi ripresa disse con tono monocorde e glaciale ignorando Angela volutamente: “Martina, avrei preferito mi avessi detto che sarebbe venuta anche lei – solo lei, non Angela, non tua sorella, non  mia figlia – sai che non posso e non devo arrabbiarmi, le emozioni, soprattutto quelle negative, mi fanno stare male e non posso permettermelo.”, a quelle parole Martina sbirciò il viso di sua sorella e capì che stava per esplodere, tutta la rabbia repressa ed il rancore stavano emergendo con violenza così prese la parola e disse: “Mamma ascolta, ora ci sediamo e per favore non mi interrompere fino a quando non avrò finito, capirai allora perché Angela deve essere qui.”.   Le raccontò tutto: le condizioni di Alberto, la conversazione avuta con i medici, la necessità di condividere con tutta la famiglia la responsabilità di un’eventuale azione che avrebbe contrastato il parere dei dottori.  Appena finì di parlare Clara iniziò a tremare leggermente, prese una pillola dal tavolino accanto alla poltrona e chiese a Jennifer un bicchiere d’acqua. Dopo aver ingoiato un calmante, disse: “Sai perfettamente che dal giorno del ricovero di tuo padre non voglio sapere niente; pago regolarmente tutti i conti della clinica ma non mi chiedere di prendere alcuna decisione, i medici sanno bene cosa fare, altrimenti non l’avrei portato in una clinica specializzata che pago profumatamente!”.  A quel punto Angela saltò in piedi come se una forza invisibile l’avesse spinta, e, incontenibile, urlò a sua madre: “Ma come fai, tu piccola egoista, piena di te, tuo marito sta soffrendo come un cane, hai idea di come sia ridotto?  È un mucchio d’ossa che vegeta nel letto. Hai vissuto trent’anni con lui, trent’anni, mio Dio, e per te non contano niente? Come fai in un momento del genere a pensare solo a te stessa? Ma la cosa sconvolgente è che ancora mi stupisco, come se non lo sapessi sulla mia pelle che razza di persona sei, meriteresti la stessa malattia di papà ma senza il nostro amore, perché noi, nonostante tutto, abbiamo cura di lui, sì, nonostante tutto, perché anch’io mi sono disinteressata come hai fatto tu fino a quando non sono andata in clinica e l’ho visto!” – a quel punto Martina era terrorizzata che Angela rivelasse ciò che Alberto aveva fatto a Bruna, ma per fortuna Angela non ne fece parola, prevalse in lei la rabbia accumulata, “infatti –  continuò Angela – almeno lui, a suo modo, contribuendo economicamente, è stato presente, ma tu, tu che hai fatto per le tue figlie? Hai deciso delle nostre vite ma non ti frega niente di noi, non hai nemmeno chiesto a Martina come sta, come va la gravidanza, se ha paura, se ha bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa, una madre dovrebbe interessarsi, coccolare una figlia in difficoltà, ma per te siamo state sempre un peso no?  Abbiamo limitato la tua libertà, questa la nostra colpa? Ma che c’entra tuo marito in tutto questo? Possibile tu non abbia uno straccio di cuore?”.  Dopo aver parlato Angela era esausta, per un attimo la rabbia svanì grazie allo sfogo esternato ma un’enorme tristezza ne prese il posto.   Clara rimase in silenzio, seduta dritta come un fuso, le parole di Angela non rimasero senza effetto, gli occhi erano lucidi e una piccolissima sbavatura di mascara causò un’ombra sotto le palpebre inferiori ma l’espressione rimase statuaria, glaciale, accusò il colpo provocato dalle parole di sua figlia senza altri segnali che facessero trapelare il suo stato d’animo.  Nella stanza era calato un silenzio surreale che nessuno osava interrompere, ognuna era immersa nei propri pensieri: Angela e Martina erano rimaste letteralmente spiazzate dal mutismo di Clara, erano talmente abituate alle sue arringhe che non doverne sentire una, proprio in quel momento, le lasciò sorprese; capirono inoltre, inequivocabilmente, che non avrebbero potuto contare su di lei per Alberto, era ormai chiaro che avrebbero dovuto cavarsela da sole.  Clara non riusciva a formulare nella sua testa una replica convincente a ciò che le era stato appena vomitato addosso con tanta violenza, non era abituata a non reagire soprattutto perché di solito era lei quella che attaccava, ma qualcosa le diceva che sua figlia aveva detto una parte di verità; però loro non sapevano quanti bocconi amari avesse dovuto mandare giù negli anni, non sapevano quante volte Alberto l’aveva tradita umiliandola nel profondo.  Aveva iniziato a tradirla dopo appena un anno di matrimonio, tutti i suoi sogni furono infranti, lei era veramente innamorata di quell’uomo ed aveva sempre pensato che sarebbe invecchiata con lui, aveva lottato perché lui non distruggesse anche l’idea di famiglia che lei aveva voluto a tutti i costi, ma le cose erano andate diversamente ecco perché ora si comportava così, certo che le sue figlie non lo sapevano, non potevano sapere, lei non aveva mai fatto trapelare niente perché niente doveva turbare l’immagine della famiglia felice.  Dopo qualche minuto che sembrò interminabile Clara si alzò, si diresse dritta verso la porta di casa senza guardarle facendo loro solo il cenno di uscire: Angela e Martina se ne andarono sotto gli occhi attoniti di Jennifer che, a malincuore, chiuse la porta.   Nell’ascensore le due sorelle si guardarono senza parlare, si sentivano orfane anche se di fatto non lo erano, per un attimo ognuna di loro si domandò se forse erano state troppo dure con Clara anche se ciò che Angela le aveva detto era esattamente ciò che entrambe pensavano ed in macchina rimasero silenziose per tutto il tragitto.  Quando giunsero a casa di Martina finalmente ricominciarono a parlare senza però fare alcun riferimento a ciò che era avvenuto a casa di Clara, tentando di concentrarsi su Alberto e sulla decisione che dovevano prendere.  La prima a rompere il silenzio fu Martina: “Che facciamo Angela? Ci affidiamo completamente ai medici o pensi che dobbiamo fare in modo che a papà venga messo quel sondino?  Io veramente non so cosa sia meglio per lui, i dottori ci hanno detto chiaramente che non faremmo altro che prolungare la sua sofferenza ed io non voglio essere l’artefice di ciò! Sta già soffrendo abbastanza senza il nostro intervento.”.  Ma dal momento che Angela non rispondeva, Martina aggiunse: “Ti prego, dimmi qualcosa, qualsiasi cosa, non sopporto più questo silenzio!”. Angela, ancora scossa dalla conversazione avvenuta con sua madre, le rispose in modo brusco e senza tanti giri di parole: “Non lo so neanche io Martina, cavolo, sono diventata maggiorenne solo quest’anno e mi sono cadute addosso così tante cose come una valanga che non ci sto capendo più niente! Ho già dovuto prendere delle decisioni più grandi di me ed ora, davanti all’ennesima non sono sicura di niente! Tu cosa ne pensi?”.  Martina era frastornata, si sentiva molto stanca psicologicamente e fisicamente, aveva le gambe più gonfie del solito, quindi si sedette sul divano mettendo i piedi sopra un pouf  e fece dei respiri profondi, poi rispose: “Credo che papà abbia già sofferto abbastanza per prolungare, senza nessuna prospettiva di guarigione, la malattia; non mi sento di affrontare una battaglia che penso sia già persa in partenza, se decidessimo per il sondino comunque continuerebbe a soffrire inutilmente, e non voglio!  Ma d’altro canto lasciarlo andare senza fare niente mi spaventa, quando non ci sarà più, come potremo continuare a vivere con i sensi di colpa?”.  Si guardarono a lungo negli occhi, nessuna delle due aveva una risposta definitiva.   Non parlarono di Clara, ognuna di loro aveva troppe cose in sospeso con lei ed anche se non potevano negare che avevano provato un po’ di pena quando si era ammutolita, tacitamente si diedero un ordine di priorità privilegiando il padre, si diedero quarantotto ore di tempo per decidere, ognuna di loro avrebbe vagliato la situazione individualmente, poi, una volta d’accordo, si ripromisero di non tornare più indietro e di procedere come stabilito.  Trascorsi i due giorni, decisero a malincuore di non contrastare il parere dei medici, così Martina telefonò al dott. Guarnieri e gli comunicò la decisione presa con sua sorella, ora sarebbe iniziato il conto alla rovescia, ma sia lei che Angela erano serene e questo le confortò parecchio, era la conferma che avevano preso la decisione giusta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.