“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 29 –

Cari amici del blog, come promesso ecco il capitolo 29!  Le cose per Margherita si stanno facendo più pressanti ma è proprio in questo contesto che riuscirà a sperimentare l’amore di chi la circonda.  Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdfQuestione di prospettiva di Nicoletta Del Gaudio cap29

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– Capitolo ventinovesimo –

Juliana aveva parlato con Vinicius in camera da letto, erano su skype da più di un’ora mentre Margherita aspettava in camera da pranzo ma non riuscì a sentire nemmeno una parola e comunque non avrebbe capito niente perché non ricordava il portoghese.   Ogni tanto sentì sua zia alzare la voce e di rimando una voce maschile, ma non aveva la più pallida idea di quello che stesse succedendo.  Forse, come era prevedibile, Vinicius non è che fosse proprio entusiasta all’idea di ingannare una signora che nemmeno conosceva, inoltre il rischio di farsi scoprire da qualcuno della clinica era piuttosto alto, Margherita lo sapeva bene, anche se, quando aveva parlato con Juliana, aveva cercato di minimizzare; sarebbe bastata infatti una distrazione qualsiasi, non cancellare ad esempio la cronologia di navigazione, che sarebbe venuto tutto allo scoperto.   Margherita davvero non sapeva cosa aspettarsi da quella telefonata, era nervosissima, camminava per la stanza zoppicando avanti ed indietro tentando di placare l’ansia che in quel momento era di gran lunga maggiore del dolore alle gambe.   Finalmente Juliana uscì dalla camera e con un sorriso smagliante disse a sua nipote che non ci sarebbero stati problemi, Vinicius accettava di installare l’applicazione miracolosa e di mandare la mail dalla clinica. Margherita fu notevolmente sollevata da una parte, ma dall’altra sapeva che in questo modo la sua vita sarebbe giunta al termine e la cosa, inaspettatamente, la turbò.  Ringraziò Juliana e cominciò a pianificare nel dettaglio l’azione successiva, ovviamente senza dire niente a sua zia.   Vinicius avrebbe mandato la mail con i nomi delle pazienti per l’intervento con l’illustre luminare, la signora Rizzo sarebbe stata in cima alla lista ed avrebbe consegnato il denaro a Margherita che, appena ricevuta la somma, sarebbe partita da sola per la Svizzera dove tutto, finalmente, si sarebbe concluso. Amen.  Juliana guardò con tenerezza sua nipote e le disse: “Meu amor, sei più tranquilla? Vinicius è una brava persona, te l’avevo detto, ora non devi più preoccuparti! Vedrai, quegli uomini terribili non ti daranno problemi, mai più!”. Margherita le sorrise, ringraziandola ancora una volta, ma era un sorriso triste perché la stava ingannando con la consapevolezza di non poter invocare mai, un giorno, il suo perdono.  Si sforzò di non pensare a questo e propose a Juliana di raggiungerla al bistrot dopo aver fatto una commissione che Margherita astutamente le aveva chiesto, ormai zoppicava copiosamente e voleva evitare qualsiasi domanda durante il tragitto.  Quando Juliana arrivò al bistrot Margherita, come d’accordo, la presentò come sua inquilina occasionale.  Juliana bevve una tazza di tè ed assaggiò uno dei famosi dolci di Margherita elogiandone il sapore, poi, mentre sua nipote lavorava, si mise a leggere un libro in attesa della fine del turno. Angela, senza farsi accorgere, tra un’ordinazione e l’altra, osservò Margherita per tutto il tempo, e si rese conto che oltre a zoppicare molto di più, andava in bagno con maggiore frequenza, ma non disse niente a nessuno, nemmeno a Franca. Era preoccupata per lei, Margherita l’aveva trattata veramente male, ma non poteva fare a meno di essere in ansia per quella donna, anche se non era certa che la sua intuizione fosse corretta, quello che aveva letto in rete riguardo alla terribile malattia sembrava concretizzarsi e lei si sentiva impotente, soprattutto ora che il loro rapporto era degenerato.  Per quanto Angela si arrovellasse non riusciva a trovare una soluzione per risanare il loro rapporto, ma lei era una tosta, quando si metteva in testa una cosa niente e nessuno poteva farle cambiare idea, perciò si ripromise di non perderla d’occhio tutte le volte in cui sarebbe coinciso il turno, alla fine uno straccio di soluzione l’avrebbe trovata! Terminato il lavoro, Juliana e Margherita tornarono a casa insieme e nascondere a sua zia l’enorme difficoltà che aveva nel camminare fu veramente difficile, dopo pochi passi era costretta a fare una piccola sosta per riprendere le energie e proseguire, il dolore alle gambe ed alla schiena era molto forte.  Juliana la guardava con apprensione, si accorse dello sforzo che faceva sua nipote nonostante cercasse di minimizzarlo.  Giunte a casa, Margherita, di nascosto, ingerì velocemente un antidolorifico sperando facesse effetto al più presto e Juliana, premurosa, iniziò a preparare la cena per permettere a sua nipote di riposare.  Mentre stava cercando nei cassetti della cucina un coltello ben affilato per affettare la cipolla trovò un plico con il nome e cognome di Margherita, guardò meglio e vide che era una cartella clinica.  Per un attimo fu tentata di riporla nel cassetto, ma visto che Margherita dormiva profondamente, l’aprì e nonostante il suo italiano non fosse ottimo, era comunque un’infermiera e capì perfettamente quale fosse la vera causa dei dolori alle gambe ed alla schiena e della frequenza con cui andava in bagno. Rimase di sasso, per un attimo le mancò il respiro, sapeva perfettamente cosa volessero dire quelle parole: sclerosi multipla.   Rimise il plico nel cassetto e ritornò a cucinare con un grande peso sul cuore, sua nipote non le aveva detto niente, non capiva perché l’aveva voluta tenere all’oscuro e per quanto se lo chiedesse non riusciva a trovare una valida ragione.  Per il momento decise di non dire niente, per quello che ne sapeva Margherita non aveva un fidanzato e nemmeno una vera amica, le uniche persone con cui si relazionava erano i colleghi del bistrot ma per quanto aveva potuto vedere quel pomeriggio, le relazioni erano limitate al lavoro, non aveva individuato nessuno tra loro che fosse in un certo senso ‘speciale’ per sua nipote a cui si sarebbe potuta rivolgere per avere delle spiegazioni, così decise che avrebbe provato a chiedere direttamente a Margherita.  Dopo una mezzoretta sua nipote si svegliò attirata dal buon profumo che proveniva dalla cucina e chiese a Juliana: “Che stai cucinando?  Sento un odorino fantastico, ho una fame da lupi!”, Juliana, ancora scossa da quello che aveva scoperto, cercò di risponderle nel modo più naturale possibile ma sentì la voce tremarle leggermente, così simulò un colpo di tosse per riprendersi e disse: “Meu amor, sto preparando un po’ di arroz, riso, con patate mas ho messo alcune especiarias, spezie no? È così che si dice?”.  Si misero a tavola, Margherita mangiava con appetito mentre Juliana non riusciva a mandare giù niente, si limitava a spostare il cibo da una parte all’altra del piatto.  Margherita se ne accorse e le chiese: “Non hai fame? Come mai?”, “Forse ho mangiato troppi dolci al bistrot, erano meravigliosi!”, le disse Juliana, augurandosi che quella risposta le bastasse perché in cuor suo sapeva che altrimenti non sarebbe riuscita a trattenersi.   Poi, quasi distrattamente le disse: “Meu amor, le persone che lavorano con te al bistrot mi sembrano molto carine e gentili, qualcuno tra loro è un amico o un’amica speciale?”.  Margherita, finì di inghiottire il boccone e le rispose: “Beh, sai, io non ho un carattere facile e non sono certo una che fa amicizia facilmente, sono sempre stata così, ti ricordi? Anche quando ero piccola generalmente ci mettevo tanto per farmi delle amiche…alla favela la figlia della signora Ana, Inês, mi sembra, giocava tutti i giorni con me, eppure non l’ho considerata mia amica se non negli ultimi tempi che sono rimasta lì…quindi…no, in effetti non ho un amico o un’amica speciale…forse una lo sarebbe anche stata ma poi ho rovinato tutto!”.  A quelle parole Juliana insistette, doveva assolutamente saperne di più: “Che vuoi dire? Non capisco.”.  Margherita a quel punto capì che doveva essere più esauriente: “In effetti, fino a poco tempo fa avevo legato abbastanza con una delle cameriere, Angela, quella che ha la bambina, ricordi? È una brava persona, veramente, e nonostante sia così giovane da poter essere mia figlia è molto matura per la sua età.  Si è avvicinata a me con discrezione, rispettando il mio esagerato desiderio di privacy ma poi, come ti ho detto, ho rovinato tutto, quando si è avvicinata troppo, automaticamente mi sono allontanata dicendole delle cose veramente terribili che non si meritava affatto! Non ne avevo il diritto ma l’ho fatto ed ora non si può risanare qualcosa che si è rotto in mille pezzi!”.  Con ciò per Margherita il discorso era chiuso ma non per Juliana, doveva capire meglio, doveva sapere se parlare della cartella clinica ad Angela oppure no, così insisté: “Ma perché meu amor, se è una brava persona capirà…semplicemente parlale! Vedrai che tutto si risolve!”.  A quel punto Margherita la fissò dritto negli occhi e con un tono che non ammetteva repliche le rispose: “Ho detto che il rapporto non si può ricucire. Punto”.   Juliana capì che era meglio lasciare stare, continuarono a mangiare in silenzio, ma si ripropose di parlare comunque con Angela, doveva sapere e non poteva aspettare che passasse altro tempo.   Chiacchierando con sua nipote aveva saputo che non era di turno il giorno dopo, così decise che sarebbe andata al bistrot per parlare con Angela tranquillamente.  L’indomani, mentre Margherita ancora dormiva, Juliana uscì piuttosto presto, facendo molta attenzione fotografò la cartella clinica col telefonino ed andò al bistrot.  Non si era preparata nessun discorso, per quanto ci avesse provato non sapeva cosa avrebbe detto ad Angela, ammesso che fosse di turno quella mattina e decise di affidarsi al caso.   Sapeva perfettamente quanto rischiava, temeva la reazione di sua nipote una volta che tutto fosse uscito allo scoperto ma sentì in cuor suo che quella era l’unica cosa da fare. Entrata nel bistrot vide Angela che sistemava i tavoli per la colazione ed emise un enorme sospiro di sollievo, lei c’era, ora veniva la parte più difficile, cosa le avrebbe detto esattamente? Aveva una gran confusione in testa. Appena Angela la vide entrare la salutò cordialmente invitandola ad accomodarsi.  Dopo poco Juliana le disse: “Scusa se non parlo bene la vostra lingua, ma devo parlare com você* Angela, puoi sedere un minutinho?”- Angela per un attimo rimase sorpresa dalla richiesta, ma dentro di lei sentì qualcosa, una specie di campanello d’allarme che iniziò a suonare incessantemente – “Non c’è problema, ancora non ci sono clienti, mi dica pure”, le replicò Angela. Juliana prese il suo cellulare e le mostrò senza parlare le foto della cartella clinica di Margherita, Angela diventò pallida, lesse tutto e poi guardò Juliana aspettando dicesse qualcosa al riguardo.  “Io non conosco você, ma Margherita mi ha detto qualcosa che mi ha fatto pensare di poter parlare sinceramente, mi ha solo accennato che você è una brava persona molto matura nonostante la giovane età e che ha detto qualcosa di terribile a você che non se meritava, Margherita è molto gelosa della sua privacy, qui credo che tutti voi lo sapete, ma ora devo dire la verità, non mi chiamo Gisela e non sono un’inquilina di Margherita, mi chiamo Juliana e Margherita è mia nipote.”.   A quelle parole Angela rimase di stucco, perché Margherita si fosse inventata tutta quella storia proprio non lo riusciva a capire e i suoi occhi espressero meraviglia, così Juliana continuò: “Non ti preoccupare Angela, ora ti racconto alcune cose e proviamo a capire qualcosa insieme.”.  Così Juliana riferì come era stata contattata da Margherita in rete, della sua infanzia colma di sofferenza, di tutta la storia dei soldi, degli strozzini e della truffa organizzata ai danni della signora Rizzo per poter racimolare tutta la cifra.  Angela ascoltò senza dire una parola, nel frattempo alcuni clienti erano entrati nel bistrot accomodandosi ai tavoli, allora chiese a Franca il favore di prendere il suo posto per il servizio che poi le avrebbe spiegato tutto, Franca non se lo fece ripetere due volte.  Juliana raccontò della terribile scoperta fatta dopo aver trovato la cartella clinica, era rimasta sconvolta, non riusciva a credere che Margherita avesse quella terribile malattia e non gliene avesse parlato; certo aveva notato alcune sue difficoltà di deambulazione ma in un primo momento aveva creduto a ciò che le aveva detto riguardo ad una caduta sul tapis roulant in palestra, perciò non le aveva fatto più domande in proposito.  Si diede della stupida, dell’ingenua, eppure lei era un’infermiera, avrebbe dovuto intuire che la difficoltà che aveva sua nipote a camminare avesse delle cause più serie! Angela pensò che i pezzi del puzzle cominciavano finalmente a combaciare, quindi disse: “Ora finalmente comincio a capire molte cose.  Margherita è sempre stata una persona estremamente riservata e da poco aveva cominciato ad aprirsi con me quando un giorno ha avuto una reazione che non sono riuscita a spiegarmi fino ad oggi. Ora comprendo perché mi ha detto delle cose terribili, non voleva che io, in qualche modo, capissi che mostruosa malattia stava affrontando da sola! Avevo notato che da un po’ di tempo zoppicava più spesso e che le cadevano con più frequenza gli oggetti dalle mani, così mi ero preoccupata ed avevo provato a farle delle domande, ma lei si è arrabbiata e mi ha trattato malissimo!  Che stupida sono stata, dovevo immaginare che ci fosse qualcosa di grave dietro questa reazione! Avevo sospettato, non so neanch’io come, che soffrisse proprio di questa malattia, avevo fatto delle ricerche in rete dopo alcuni episodi, ma non avevo le prove e non potevo certo chiedere a lei…”.  Juliana, pensierosa, ricominciò a parlare: “Non riesco a capire neanche io…a questo punto non credo più alla storia degli usurai…non so cosa pensare…”.  Poi fu Angela a parlare dando voce ai sospetti di Juliana: “Ma ancora non riesco a capire perché abbia bisogno di tutti quei soldi…forse per curarsi? Ma stiamo parlando di diecimila euro!”.   Per il momento Angela la ringraziò per essersi fidata di lei e le promise che avrebbe cercato di capire cosa stesse succedendo, poi le disse: “Juliana, ora però dobbiamo preoccuparci di come aiutarla con la malattia, penso che dobbiamo dirle che sappiamo quanto sta soffrendo, che può contare su di noi e che non ha più bisogno di fingere ma dobbiamo agire con attenzione per evitare che si allontani da tutti e che chissà, faccia qualche pazzia…”.  Angela lasciò la frase in sospeso turbando Juliana che sentì un brivido lungo la schiena ed ebbe veramente paura che Margherita, sentendosi accerchiata, potesse fare qualcosa di insensato; come infermiera sapeva perfettamente quanto potesse essere invalidante la sclerosi multipla, quanto potesse spossare fisicamente e psicologicamente, e Margherita, senza l’aiuto di nessuno, ne aveva già passate tante… Ne aveva visti, durante la sua carriera, di pazienti affetti da quella malattia sprofondare nell’abisso della depressione, Margherita non era ancora a quel livello ma forse ci sarebbe arrivata, solo il tempo avrebbe potuto dirlo e, con grande probabilità, lei stessa ne era consapevole.  “Non so cosa fare, come agire, Angela, che dire…”, Angela, vedendo Juliana così scoraggiata, le si strinse il cuore e cercò di rincuorarla, le promise che avrebbero trovato un modo per uscire da quella situazione, avrebbe avuto solo bisogno di un po’ di tempo per pensarci, ma era sicura che avrebbero trovato una soluzione.  Juliana tornò a casa più serena pur sapendo che i giorni seguenti sarebbero stati molto difficili.  Nel frattempo Angela riprese il lavoro e girò come una trottola tra i tavoli per tutta la mattinata, fu così oberata che non ebbe tempo di pensare nemmeno per un attimo alla conversazione avuta con Juliana. Poi, finito il turno, i pensieri accantonati durante la mattina riemersero senza rispettare un ordine: la malattia di Margherita, la necessità di procurarsi tanto denaro, la pianificazione della truffa, Juliana. Ora purtroppo aveva la conferma di ciò che aveva sospettato, ed era terribilmente dispiaciuta. Franca al bancone continuava a servire i clienti osservandola, quando vide che si era recata nello spogliatoio ci andò di corsa e le parlò: “Ho visto che è venuta Gisela, l’inquilina brasiliana di Margherita, tutto a posto?  Margherita sta bene?”, ma Angela le disse: “Che casino Franca! Sono ancora stordita! Quella non si chiama Gisela e non è l’inquilina di Margherita, è sua zia e si chiama Juliana! Me lo ha detto lei prima, ma questa non è la cosa più importante, Margherita ha la sclerosi multipla, e questa malattia non si sa come possa evolvere”, a quelle parole Franca dovette sedersi subito, quasi balbettando le chiese: “Ma tu come fai a saperlo, te lo ha detto la zia?”, “Si, mi ha fatto leggere la cartella clinica di Margherita, aveva fatto le foto senza dirle niente, ha deciso di parlare con me perché sua nipote le aveva detto di aver legato un po’ con me prima che mi allontanasse.”.   Angela le raccontò tutto senza tralasciare alcun dettaglio, Franca apprendendo ogni notizia era sempre più stupita, sul suo viso si alternarono meraviglia, tristezza, preoccupazione, stupore e quando Angela finì disse: “Sono veramente addolorata per lei, so che è terribile, non so come abbia fatto a lavorare con il dolore che certamente prova ogni giorno, ma perché non si è confidata, perché tenersi tutto dentro, quanto deve aver sofferto da piccola con quei genitori, Dio mio, ma credevo che qui si sentisse ben voluta da tutti noi, che fosse serena, e invece…ma quello che ancora non riesco a spiegarmi è la necessità di tutti quei soldi…posso immaginare che le cure siano costose, ma non fino a questo punto…anch’io non credo assolutamente alla faccenda degli strozzini, ci deve essere un’altra ragione ma non so immaginare quale possa essere…tu hai qualche idea?”. “Purtroppo no, – disse Angela – e per quanti sforzi faccia non riesco proprio a capirne il motivo, ovviamente la questione del prestito a usura è tutta una balla, Margherita è sempre stata oculata, molto attenta ai soldi, non è certo una sprovveduta, di questo ne sono certa, ma allora perché questo bisogno impellente di denaro?”.   Ambedue rimasero qualche secondo in silenzio vagliando le nuove notizie apprese, poi Franca disse: “Ora dobbiamo vedere come comportarci, io penso che dovremmo affrontarla per farle capire che non è sola e che tutti noi siamo disposti ad aiutarla, il rischio però è che lei si allontani definitivamente, sappiamo perfettamente quanto non sopporti alcuna ingerenza nella sua vita!”.  Angela concordò pienamente, poi le venne in mente che se c’era una persona che avrebbe potuto avere una possibilità con Margherita era don Marco, non sapeva esattamente perché, ma sentì di avere ragione.  Don Marco era una persona generosa e saggia, sapeva come trattare le persone rispettandone la libertà, su questo ormai non aveva dubbi.  Espose la sua idea a Franca che si congratulò con lei, effettivamente don Marco era abituato a trattare con persone di vario genere, ad affrontare situazioni estreme ed a dare consigli; concordò con Angela sul suo tatto, che lei sapesse non era mai stato indiscreto, perlomeno, nessuno si era mai lamentato, e soprattutto poteva vantare un amico ‘speciale’ in cielo che lo sosteneva nel suo ministero.

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