“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 27 –

Cari amici del blog, ecco il capitolo 27, non è molto lungo, lo so, ecco perché non dovrete aspettare molto per il successivo. Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdfQuestione di prospettiva di Nicoletta Del Gaudio cap27

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 – Capitolo ventisettesimo –

I giorni stavano scorrendo molto velocemente e Margherita non riusciva a trovare un’idea valida su come farsi spedire la mail dalla clinica brasiliana senza coinvolgere Juliana ed il suo fidanzato.   Ancora non aveva detto niente a sua zia circa la parte che avrebbe avuto l’uomo di cui era innamorata.  Si sentiva ogni giorno più colpevole di non averle rivelato tutta la verità ma doveva comunque andare avanti, non si poteva fermare proprio adesso che aveva messo in moto un meccanismo così articolato.  I dolori diventavano sempre più insostenibili e le medicine non sempre riuscivano a compensarli, notava giorno dopo giorno il deterioramento del corpo e della propria efficienza.  Pochi giorni prima, senza ovviamente dire nulla a Juliana, era andata dal neurologo per il consueto controllo.   Il dottore le disse che anche se la malattia stava avanzando ciò non preannunciava assolutamente una fine prossima; le ricordò che nessuno era in grado prevederla, ma Margherita rimase sorda a tutti i tentativi che il medico fece per tranquillizzarla, per lei lo scenario era già stabilito.   Con Juliana cercava di essere sempre sorridente e tranquilla, ma in realtà era tremendamente preoccupata che sua zia si accorgesse delle sue reali condizioni; aveva notato che spesso la guardava con apprensione, specialmente se mostrava difficoltà nel camminare, ma fino a quel momento si era limitata solo a questo.   Si sentiva intrappolata in una strada che sembrava divenire sempre più stretta, doveva assolutamente trovare un modo affinché quella maledetta mail fosse inviata al più presto dal Brasile.   Così, una sera che Juliana era andata a letto presto, lei ne approfittò per sedersi davanti al computer cercando in rete una risposta, qualsiasi cosa pur di ottenere una soluzione.  Finalmente trovò un’applicazione chiamata ‘telegram’ che sembrava abbastanza semplice da utilizzare.  Comprese che l’applicazione si poteva installare nel suo computer ed in quello della clinica, solo il destinatario ed il mittente avrebbero avuto la chiave di decriptazione e, dopo aver inviato il messaggio, avendo cura di cancellare la cronologia di navigazione, sarebbe stato estremamente difficile rintracciare sia il contenuto che mittente e destinatario del messaggio.   Sembrava fare proprio al caso suo, ma comunque restava ancora un punto irrisolto, chi dalla clinica in Brasile avrebbe installato l’applicazione ed inviato la mail?  Il fidanzato di sua zia restava l’unica persona credibile, quindi realizzò che avrebbe dovuto parlarne a Juliana quanto prima rassicurandola che non ci sarebbe stato niente da temere.  Andò a letto esausta ma fiduciosa, ormai aveva deciso, ne avrebbe parlato con la zia il giorno dopo a colazione.   Quella notte fu un vero e proprio inferno per Margherita, tra i dolori e l’ansia per quello che le avrebbe detto aveva dormito solo due ore, riuscì comunque a preparare la colazione anche se con enorme fatica, poi aspettò che Juliana si sedesse a tavola con lei e le disse con una voce eccessivamente entusiasta per mascherare l’ansia: “Penso proprio di aver trovato la soluzione al nostro problema!”, così le raccontò tutto, dell’applicazione di telegram, di come fosse semplice installarla, ma ovviamente Juliana le pose la domanda che temeva: “Bene meu amor, mas c’è una cosa che non capisco…chi, dal Brasile, in clinica, metterà questa applicazione?”.  A quel punto Margherita dovette risponderle: “Vedi, non è che ci siano molte persone a disposizione Juliana, quindi avrei pensato a quel signore di cui mi hai parlato…quello con cui trascorri gran parte del tuo tempo in Brasile…”.   Il viso di Juliana si fece improvvisamente pallido, gli occhi sgranati, il respiro corto, poi, dopo essersi un attimo ripresa dalla sorpresa le disse: “Mas…non voglio creare problemi a Vinicius!  No, e se poi lo mandano via per colpa mia?”.   “Ma no che non accadrà, stai più che tranquilla! – le rispose Margherita – dovrà solo stare attento a cancellare la cronologia di navigazione, ma dopotutto lui è un informatico, non sono certo io che devo dirgli quali accortezze utilizzare!  Il punto è che mi spiace Juliana, ma non ho altre persone a disposizione per fare questa cosa.”.  Dopo aver parlato, Margherita cominciò a piangere silenziosamente, in modo discreto, quasi silenzioso, la tensione a cui era sottoposta da giorni aveva trovato finalmente la sua valvola di sfogo.  Juliana si allarmò ancora di più vedendo sua nipote così abbattuta e cercando di rassicurarla le disse: “Tranquilla Margherita, oggi parlo con Vinicius e gli racconto tutto, lui è buono, vedrai che ci aiuterà, gli telefono stasera e quando torni dal lavoro, ti dico la sua risposta.”.   Margherita si sentì un po’ più tranquilla, ma quello che Juliana non sapeva era che lei stava piangendo soprattutto per i dolori tremendi alle gambe che erano ricominciati più insistenti.

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