“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 26 –

 

 

 

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Capitolo ventiseiesimo

Era passata già una settimana dal ricovero di Alberto; Clara cercava di non tenere il conto dei giorni, ma non ce la faceva, il senso di colpa continuava a farsi strada, il pensiero di Alberto nella sua camera, solo e spaesato, la perseguitava anche di notte.   Si svegliava improvvisamente tutta sudata con un forte senso di angoscia che non le permetteva di rimanere a letto, così si alzava e si preparava la solita tisana rilassante, esile tentativo per riprendere sonno.  Anche lei si sentiva smarrita in quella casa troppo grande per una sola persona, allora andava in salotto, accendeva il fuoco nel caminetto e si sedeva sulla poltrona con una coperta a fissare le fiamme che guizzavano, era l’unica cosa in grado di darle quel senso di pace di cui aveva un disperato bisogno.   Il giorno del ricovero di Alberto aveva deciso, senza dirlo a nessuno, che non sarebbe mai più ritornata in quella struttura per non assistere non solo alla degradazione fisica ma soprattutto a quella mentale di suo marito, negando in blocco la situazione così poteva credere alle infinite bugie che era costretta a dire a vari conoscenti e pseudo amici, e cioè che Alberto si trovava all’estero per una serie di conferenze a cui era stato invitato come relatore e che sarebbe stato impegnato per vari mesi; Clara la guerriera non avrebbe sopportato gli sguardi compassionevoli e pietosi di nessuno.     Il portiere del suo stabile era stato pagato profumatamente per confermare ciò che lei aveva dichiarato a tutti per fugare eventuali domande di qualche pseudo amico troppo curioso.   Tuttavia Martina la riportava alla cruda realtà ogni volta che l’aggiornava sulle condizioni di Alberto sebbene intuisse la sua riluttanza. Clara ed Alberto da molto tempo conducevano vite separate ma avevano sempre continuato a condividere la vita sociale tanto che nessuno dall’esterno avrebbe potuto capire come stavano realmente le cose tra loro.   Clara aveva deciso per tutti e due quando aveva scoperto i vari tradimenti di suo marito, non aveva sopportato le umiliazioni che lui le aveva inferto, preferendo altre donne a lei, sua moglie, colei che le era stata vicina fin dagli inizi della sua carriera, lei che aveva cercato e trovato i contatti giusti perché fosse apprezzato nell’ambiente medico fino ad essere considerato uno dei ginecologi più richiesti e stimati perfino all’estero.   L’ammirazione che aveva sempre nutrito verso di lui crollò miseramente e decise, Alberto consenziente, che avrebbero vissuto due vite parallele per quanto riguardava l’aspetto privato, con estrema discrezione; nessuno avrebbe dovuto sospettare, nemmeno per un attimo, che non fossero una coppia perfetta.   Tra di loro s’innalzò un muro altissimo, sparì la tenerezza, la fiducia e la passione.   Erano diventati una specie di soci in affari, il consolidamento della carriera di Alberto avrebbe garantito uno stile di vita decoroso e lussuoso, soprattutto a Clara, e lei con il suo savoir faire ed i suoi contatti giusti avrebbe contribuito ad edificare un’immagine sempre più solida del grande dottore.   Ma ora cosa restava a tutti e due? – pensò Clara – due solitudini vissute in due luoghi diversi, ma con la differenza che lei aveva ancora la rabbia a tenerle compagnia, una rabbia che nel frattempo si era trasformata in rancore profondo verso suo marito.

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