“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 25 –

Cari amici del blog, come promesso ecco la nuova pubblicazione con sorpresa!  Dal momento che siete in tanti a leggere il romanzo “Questione di prospettiva”, non volevo deludervi con un solo breve capitolo, e per questo ne pubblicherò due, il 25 e il 26.  Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdf –  Questione di prospettiva di Nicoletta Del Gaudio cap 25

Opera registrata alla SIAE /  tutti i diritti riservati 

– Capitolo venticinquesimo – 

Quella mattina del suo ricovero nella struttura che il padre aveva trovato per farlo disintossicare, due sentimenti contrastanti convivevano in Andrea, la paura di affrontare il percorso che lo aspettava ed il desiderio di iniziarlo subito per dimostrare ad Angela che avrebbe veramente cambiato vita pur di poterla condividere con lei e Chiara.    Suo padre era altrettanto emozionato, per la prima volta si stava comportando da padre.   Aveva cercato per giorni una struttura adeguata per suo figlio e quando l’aveva trovata era andato a visitarla ed a parlare con alcuni operatori e solo quando fu completamente convinto che fosse quella giusta prese accordi per il ricovero.  In passato non aveva mai speso così tanto tempo per Andrea, aveva sempre delegato sua moglie, dall’asilo alle superiori. Solo ora si rendeva conto di quante cose si era perso negli anni, ma ora intendeva recuperare, qualcosa era scattato dentro di lui quando Andrea aveva chiesto il suo aiuto.   Presero l’ascensore senza parlare, il turbinio di emozioni che stavano vivendo non permetteva loro di esternare con le parole, ma con i gesti e gli sguardi sì.   Andrea sembrava un cucciolo smarrito, suo padre se ne accorse e lo abbracciò a lungo scaldandolo e cullandolo in una stretta che si era fatta attendere da tanto tempo.   Caricata la valigia in macchina si avviarono verso il luogo che avrebbe modificato le loro vite.   Vennero accolti molto calorosamente e, dopo aver sbrigato alcune formalità di natura pratica, il direttore del centro spiegò loro che Andrea, una volta ricoverato, avrebbe iniziato la terapia ma fino a quando i dottori non avessero dato il permesso non avrebbe potuto né telefonare né ricevere alcuna visita da famigliari e amici.   Riguardo alla corrispondenza invece, specificò che avrebbe potuto scrivere e ricevere lettere solo da un familiare, suo padre in questo caso, che però sarebbero state vagliate dall’equipe terapeutica. Andrea ne fu sollevato, già si chiedeva come altrimenti avrebbe potuto avere notizie di Angela e farle avere, seppure attraverso suo padre, notizie di sé.    Voleva cambiare, rompere col passato di dipendenza dalle canne, ora aveva un motivo in più per farlo, non solo per sé stesso, ma per dimostrare ad Angela che poteva essere una persona affidabile, non solo per lei ma anche per Chiara, una bambina adorabile che lo aveva stregato con i suoi sorrisi ed il suo affetto.   Poi venne la cosa più difficile da fare, salutare suo padre.   Non poterlo rivedere per un po’ e nemmeno sapere quel po’ quanto sarebbe durato fu difficile, proprio ora che finalmente si erano ritrovati.   Si abbracciarono forte, tutti e due erano profondamente commossi ed anche questa volta lasciarono che i gesti e gli sguardi parlassero sostituendosi alle parole.   Andrea venne condotto nella stanza assegnata, sistemò le sue cose e poi scrisse una lettera a suo padre, già gli mancava, dove lo pregava di far sapere ad Angela quanto l’amasse e che avrebbe lottato anche per lei.

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