“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 24

Cari amici del blog, ecco il capitolo 24 di “Questione di prospettiva”.  Le ferite dell’infanzia possono essere molto difficili da dimenticare, e questo Margherita lo sa bene ma raccontare bugie a chi le era stata vicina diventa, per lei, inevitabile… Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdf –  Questione di prospettiva di Nicoletta Del Gaudio cap 24

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– Capitolo ventiquattresimo – 

Margherita e Juliana erano felici di essersi ritrovate, parlarono per ore in una lingua che era un miscuglio di italiano e portoghese.  Ricordarono i momenti vissuti insieme, ma quando vennero nominati i genitori di Margherita, il suo viso si rabbuiò allora Juliana, non volendo farla soffrire, cambiò discorso e le chiese prima del suo lavoro al bistrot, poi ciò che le premeva di più, ovvero in che guaio si fosse cacciata, a chi dovesse restituire tanto denaro.   Margherita si era preparata accuratamente e le disse: “Tempo fa ho avuto un’occasione per le mani, un locale sfitto poco distante da casa, volevo diventasse una pasticceria tutta mia, ma ho fatto male i miei calcoli e così ho provato a chiedere un prestito in banca, ma lo sai come vanno queste cose… garantiscono un prestito solo a chi i soldi già li ha…così mi sono rivolta ad una persona in paese che tutti conoscono…presta denaro chiedendo ovviamente interessi molto elevati che aumentano se non paghi alla scadenza, ma credimi, io ero più che sicura di poterli restituire nei tempi stabiliti, invece non è stato così.  Non saldavo il debito ed ogni giorno che passava si ingrandiva diventando enorme e così la speranza di farcela si affievoliva sempre di più.   Sono stata minacciata più volte ma ho avuto paura di andare alla polizia; sono disperata, non sapendo a chi rivolgermi alla fine ho provato a cercarti in rete e quando ti ho trovata ti ho contattato, fine della storia.”.  Dopo aver parlato si sentì immediatamente in colpa accorgendosi che gli occhi di sua zia mostravano compassione, avrebbe voluto fare marcia indietro e raccontarle tutta la verità sulla malattia, i dolori tremendi, la paura di finire su una carrozzina fino a dover dipendere totalmente dagli altri e la decisione di farla finita in Svizzera, ma non poté, la posta in gioco era troppo alta, era sicura che Juliana avrebbe tentato in tutti i modi di dissuaderla mentre lei era ormai decisa, quindi andò avanti nella sceneggiata e le disse: “Vedi Juliana, ho veramente bisogno di quei soldi, dopotutto la signora Rizzo, di cui ti ho parlato, ne è piena, ne ha talmente tanti che mille euro in più  o in meno non sono un problema per lei, non se ne accorgerebbe nemmeno, e poi è così stupida e superficiale che sinceramente non mi sento neanche tanto in colpa, ha il terrore d’invecchiare e pagherebbe qualsiasi cifra pur di sembrare più giovane.   Pensavo di dirle che ho la possibilità di farla diventare tra le prime della lista del prof. Oliveira con cui lavori da tanti anni, ho letto degli articoli su internet, però per convincerla le devo mostrare le testimonianze delle persone che hanno subito lo stesso intervento che lei dovrebbe fare e che sono completamente soddisfatte dell’operato del tuo professore.    Spero tu le abbia portate con te!”. “Un momento Margherita, uma coisa non capisco! – la interruppe Juliana –   Quando la senhora ti darà il dinheiro e tu lo consegnerai a quel signore che ti fa soffrire, cosa ti dirà la senhora se il dinheiro non c’è più per l’operazione?”.   Margherita non poteva certo dirle la verità, tutto quello che sarebbe avvenuto dopo il suo ricovero in Svizzera non sarebbe stato più un suo problema, ma certamente la signora Rizzo non sarebbe stata zitta senza fare niente! Diecimila euro non erano uno scherzo, nemmeno per lei!  Una volta resasi conto di essere stata truffata, avrebbe reagito come una furia, e non potendo prendersela con lei, si sarebbe scagliata contro Juliana, magari avrebbe comunicato alla clinica la truffa, ed anche se non avrebbe avuto le prove del denaro versato, la clinica sarebbe risalita sicuramente a Juliana che ne avrebbe subito le gravi conseguenze! Allora ecco il colpo di genio di Margherita: “Non preoccuparti di questo, – disse – metteremo la signora davanti a fatto compiuto, le restituirò ogni singolo euro con il mio lavoro, mese per mese, inoltre chiederò un prestito a Franca e Mario, i proprietari del bistrot, sono brave persone e sono certa che mi aiuteranno, anche se vorrei tanto evitare di coinvolgerli, così nel giro di due o tre anni potrò restituire tutto, la signora si arrabbierà, questo è sicuro, ma è troppo vigliacca per chiamare in causa la legge, si vergognerebbe troppo di far sapere quanto abbia pagata cara la sua ingenuità per non parlare del motivo per cui mi avrebbe dato tutti quei soldi! Farò in modo che il tuo nome non compaia mai, i giorni che sarai qui con me ti presenterò alle persone semplicemente come qualcuno che, volendo visitare il nostro paese, condivide il mio appartamento per contenere le spese, sarai Gisela, e nessuno potrà risalire alla nostra parentela, che te ne pare?”.  Al momento Juliana sembrò rassicurata, stava per fare altre domande, quando Margherita fu percorsa da una fitta molto dolorosa alla schiena e dovette appellarsi a tutta la sua forza di volontà per non gridare ma non poté evitare di abbandonarsi ad una smorfia di dolore, Juliana se ne accorse e le chiese: “Margherita, meu amor, che ti succede?  Dove hai dolore?”.    “Ma no, non ti preoccupare Juliana – disse Margherita –  te lo avevo detto, quello stupido tapis roulant mi ha messo k.o. ed ora ne sto pagando le conseguenze! Niente che non possa passare con un antidolorifico, ora lo prendo.”, si alzò con fatica dalla sedia e zoppicò per un po’, se Juliana l’avesse vista in faccia avrebbe potuto scorgere le lacrime che cercava di trattenere, prese una delle pillole prescritte dal neurologo facendo ben attenzione di non mostrare la scatola, dopotutto Juliana era un’infermiera, e la inghiottì appoggiandosi al lavandino della cucina pregando che facesse effetto prima possibile.  A Juliana non sfuggì nulla ma decise di non dire niente per il momento, voleva capire meglio cosa stesse succedendo.   Nel frattempo Margherita stava finendo di prepararsi, accorgendosi che stava facendo tardi all’appuntamento con la signora Rizzo disse a Juliana: “Per favore dammi le testimonianze che hai portato, sto facendo tardi, devo andare, poi parleremo di tutto con calma, non ti preoccupare, andrà tutto bene!”.  “Grazie a Dio sono già tradotte in italiano, così la signora potrà leggerle subito!” – pensò Margherita.   Tanto per non perdere tempo, aveva già fissato l’appuntamento al bar di un paese vicino per essere lontane da occhi indiscreti. Quando giunse all’appuntamento, era emozionata e preoccupata che qualcosa potesse andare male, e se la signora avesse cambiato idea? Se avesse rinunciato a sottoporsi all’intervento di chirurgia plastica?  Se avesse mosso dei dubbi sulle testimonianze che le aveva procurato Juliana? Se, se, se…Margherita decise di allontanare tutti quei dubbi, l’avrebbero solo distolta dalla concentrazione che doveva mantenere perché quella ridicola messa in scena si svolgesse senza errori.   La direttrice, truccata come una modella ed avvolta in abiti firmati era già arrivata e la stava aspettando seduta ad un tavolino del bar sorseggiando un cappuccino, le mani perfettamente curate, le dita con le unghie laccate di rosso stavano digitando un messaggio sull’inseparabile telefonino.   Si salutarono saltando i convenevoli ed arrivarono subito al punto “Buongiorno signora ho con me la documentazione di cui le avevo parlato, sono le testimonianze di varie signore che si sono sottoposte allo stesso intervento che vuole fare lei, sono tutte entusiaste del professor Oliveira, nessun reclamo, nessuna critica negativa, tutte soddisfatte in pieno, veda lei stessa!”.   La signora Rizzo prese dalle mani di Margherita i fogli, inforcati gli occhiali dalle stanghette leopardate, iniziò a leggere senza parlare, Margherita sentiva il cuore andare a mille, non sapeva come interpretare il suo silenzio anche perché era piuttosto insolito che la signora non dicesse nulla, solitamente non stava zitta un attimo per non parlare del fatto che aveva la terribile abitudine di sovrastare con le parole il suo interlocutore.  Ma questa volta niente, solo silenzio.  Poi, dopo pochi minuti che sembrarono interminabili, disse: “A giudicare da queste testimonianze questo professore è il top!  Ma è davvero possibile che nessuna, proprio nessuna paziente si sia mai lamentata per qualcosa? Che so io…piccoli incidenti di percorso…fastidi, doloretti, insomma qualcosa che non sia andato bene al cento per cento?”.   Margherita, cercando di mantenere un tono più tranquillo possibile le rispose: “A quanto pare no, infatti è ritenuto un luminare, il migliore per questo tipo di operazione!  Una mia conoscente ha lavorato con lui fianco a fianco per tanti anni e mi ha assicurato la grande professionalità e competenza, altrimenti non glielo avrei nemmeno proposto, mi creda!”.  La signora continuò a sorseggiare il suo cappuccino pensierosa, poi, guardando negli occhi Margherita le disse: “Vorrei capire qual è il tuo piano, Margherita”.   Ecco, finalmente si era arrivati al punto cruciale, Margherita capì che per convincerla doveva essere chiara e risoluta, non doveva lasciare nessuno spazio a dubbi o perplessità così le disse: “Questa mia conoscente lavorando con il professore per tanto tempo, ed essendo molto stimata da lui, riuscirebbe senz’altro a far mettere il suo nome in cima alla lista degli interventi, ovviamente questo comporterebbe un costo maggiore…l’intervento sarebbe settemila euro, senza fattura ovviamente, e mille per essere in cima alla lista, altri duemila per il mio interessamento, tutto cash, niente assegni o bonifici, darà tutta la somma a me che immediatamente, il giorno stesso, inoltrerò a questa mia conoscente, sarà lei a consegnare il dovuto al professore.”.   Quando terminò di parlare, Margherita aveva il cuore in gola, temeva che la signora Rizzo ci ripensasse, aveva il terrore che facesse storie sull’entità dei costi, ma non fu così, molto tranquillamente, come se parlasse di una spesa di pochi euro, disse: “Allora fammi sapere quando avrai la lista con il mio nome, la voglio vedere con i miei occhi così posso prenotare il biglietto per il Brasile, devo avere qualche giorno per preparare la partenza ed organizzare ogni cosa.”, si alzò, pagò il conto e, senza nemmeno salutare, si diresse alla spider che aveva parcheggiato di fronte al bar, una sgassata e in un attimo si volatilizzò.   Margherita, che era rimasta seduta, non riusciva a credere che quella stupida ed ignorante non avesse battuto ciglio sulla somma che avrebbe dovuto sborsare! Quanta stupidità e superficialità! Come si poteva spendere così tanto solo per sembrare più giovane, per negare il processo inevitabile del ciclo vitale?  Il senso di colpa che era stato relegato in un angolo della sua coscienza svanì improvvisamente lasciando il posto ad un giudizio senza appello.  Ora però doveva allontanare tutto ciò che l’avrebbe distratta dal piano, c’era qualcosa su cui doveva concentrarsi con molta attenzione: come riuscire ad ottenere quella lista dalla clinica senza che qualcuno potesse risalire a Juliana?  Non voleva assolutamente che sua zia venisse implicata in questa storia rischiando il licenziamento. I tempi erano sempre più stretti e l’idea geniale doveva arrivare a breve altrimenti tutto il piano sarebbe fallito.  Mentre cercava di farsi venire un’idea, ricordò un fatto: sua zia le aveva confessato di essersi innamorata di una persona, un informatico, che l’amava e che lavorava nell’amministrazione della clinica, avevano cominciato a parlare di matrimonio da poco e Margherita ne era stata molto contenta, Juliana se lo meritava, aveva dedicato gran parte della sua vita agli altri, ora era giunto il momento che si ritagliasse un po’ di felicità, così pensò che, anche se ancora non sapeva come, forse lui sarebbe stato il suo deus ex machina!  Certo, non è che si sentisse proprio fiera di sé all’idea di approfittare dell’amore di quell’uomo per sua zia, ma ormai era in guerra, tutti i mezzi usati per sopravvivere (in realtà il verbo non è proprio adatto data la circostanza) diventavano leciti, ma, ovviamente, ne avrebbe dovuto parlare con Juliana e non era detto che lei sarebbe stata d’accordo.  Quando tornò a casa, sua zia stava riordinando l’appartamento, il viso era visibilmente in apprensione, era ansiosa di sapere come fosse andata. “Allora meu amor, dimmi cosa ha detto la senhora?”, Margherita, prima di risponderle le disse: “Ma Juliana, che stai facendo?  Mica ti ho fatta venire per farmi da cameriera!  Siediti, non ti stancare, in fondo qui sei in vacanza, anche se una vacanza un tantino particolare…”. “Ma che dici – le replicò sua zia – sto solo sistemando un po’ porque non riuscivo a stare ferma senza fare niente, su, dimmi cosa ha detto la signora”, così Margherita le raccontò tutto senza omettere una sola parola, lasciò per ultimo la richiesta della mail con il suo nome in cima alla lista che la signora pretendeva di vedere prima di consegnare il denaro richiesto, a quel punto Juliana le disse: “Ma chi sarà la persona che dalla clinica in Brasile manderà la mail?”.   Margherita al momento non seppe proprio che risposta dare a sua zia, le serviva ancora del tempo per affinare il piano e si ripromise di cercare in rete un tutorial che le fornisse qualche suggerimento, così le disse solo che aveva una certa idea e che, dopo averla messa a fuoco, gliel’avrebbe comunicata.  Juliana dovette accontentarsi e andò nella sua camera quando improvvisamente venne distolta dai suoi pensieri da un tonfo a cui seguì un rumore fragoroso, forse alcuni vetri cadendo in terra si erano rotti.  Si precipitò in cucina e vide Margherita in terra, una sedia rovesciata e le tazze della colazione in frantumi.   “Margherita, stai bene? Che ti è successo meu amor?”. Era in terra circondata dai cocci, aveva male dappertutto ma sapeva che non poteva permettersi di lamentarsi, di esternare davanti a Juliana tutto il dolore che provava, cercò di minimizzare e le disse: “Tranquilla, non è niente, solo due tazze che nemmeno mi piacevano tanto! – accennò un sorriso per sdrammatizzare, poi continuò –  ora mi riposo un po’ sul divano, la mattinata è stata carica di emozioni, accidenti a quel maledetto tapis roulant…ah, maledetta me e quando ci sono salita su!”.   Juliana l’aiutò a sollevarsi da terra e la fece sdraiare sul divano, le diede una coperta e la invitò a riposarsi mentre avrebbe preparato il pranzo.  Margherita obbedì e poco dopo si addormentò.  Juliana era sempre più convinta che la storia del tapis roulant non c’entrasse affatto, un brivido le attraversò la schiena, un terribile presentimento la invase obbligandola a fermarsi un attimo senza distogliere gli occhi da sua nipote e d’un tratto non vide più davanti a sé la giovane donna ma la bambina che viveva nella favela.

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