“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 23 –


Cari amici del blog, il passato di ognuno di noi segna le nostre vite incidendo nel nostro comportamento, a volte in modo positivo, altre volte negativamente.  Andrea, in questo capitolo, si racconta senza filtri.  Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdf –  Questione di prospettiva di Nicoletta Del Gaudio cap 23

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 – Capitolo ventitreesimo – 

Finalmente arrivò il tanto sospirato weekend!  Andrea telefonò ad Angela varie volte e le era sembrata sempre contenta che lui l’avesse cercata, o almeno così sperava.   Infine concordarono di vedersi quel weekend.  Era super emozionato, la mattina si era svegliato prestissimo e si era cambiato d’abito già sette volte senza riuscire a trovare qualcosa che lo facesse sentire a proprio agio.  Il giorno prima aveva comprato un giocattolo per Chiara, si era fatto consigliare dalla commessa perché lui di bambini non ne sapeva proprio niente, ed aveva optato per una palla morbida rivestita di stoffa di vari colori con un dispositivo che trasmetteva una musica dolce.   Poi decise di portare un regalo anche ad Angela, ma non sapeva cosa regalarle, inizialmente aveva pensato a dei trucchi, ma in effetti lei si truccava molto poco, poi ad un profumo, ma non sapeva che fragranza potesse piacerle, così optò per un libro, non uno qualunque ma un romanzo che gli era stato di grande aiuto per riacquistare un po’ di ottimismo nella vita, per credere ancora in sé stesso e nei suoi sogni. “L’atelier dei miracoli” di Valerie Cuon Tong*.   Lo aveva letto anni prima ed ancora ricordava quanto quel libro fosse stato per lui una vera iniezione di coraggio, di fiducia nel futuro e nelle persone, una ventata di aria pura e Dio solo sa quanto ne aveva avuto bisogno in quel momento!!!!!

Ormai non vedeva sua madre da qualche anno, lavorava in Australia come ricercatrice e si era rifatta una vita.   Suo padre gli aveva detto che aveva un compagno da un po’ di tempo e che non aveva avuto altri figli, questo era tutto quello che Andrea sapeva di lei.   Non gli scriveva né lo chiamava e lui continuava a sentirsi in colpa, pensava fosse stato la causa del suo allontanamento perché per lui aveva dovuto sacrificare la carriera in Italia.  Una volta in Australia le notizie diminuirono fino a raggiungere la totale assenza.  Andrea si ripeteva che non gli importava, che poteva fare benissimo a meno di lei, ma non era proprio così.   Con suo padre aveva tentato più volte di instaurare un dialogo, di avere alcune risposte alle numerose domande ma aveva trovato sempre un muro.   Quando provava a rivolgergli domande dirette suo padre applicava sempre la stessa modalità, la sua frase preferita era: “Non ho tempo adesso Andrea, devo lavorare, cosa credi che quelle cose che ti compri arrivino dall’alto?”, e così Andrea rinunciava senza insistere, ma un profondo malessere lo risucchiava ogni giorno di più rendendolo sempre più vulnerabile.   È vero, i soldi non mancavano, suo padre cercando di colmare la sua assenza gliene dava fin troppi ma, nonostante ciò, Andrea non riusciva a placare i sensi di colpa, era sempre più solo e si chiudeva sempre di più in sé stesso.   Davanti alla scuola gironzolavano dei tizi poco raccomandabili, ben noti nel quartiere, che spacciavano di tutto, con il fumo adescavano i ragazzi, poi, una volta presi all’amo, proponevano droghe più pesanti.   Andrea era diventato un cliente assiduo di quei balordi, le canne erano la sua compagnia, riuscire a non pensare per un po’ a quelle domande, che rimanevano continuamente e da tanto tempo senza risposta, gli concedeva un po’ di tregua, ma purtroppo non considerò l’altra faccia della medaglia.  A scuola si scontrò con un notevole rallentamento delle sue capacità intellettive, i voti peggiorarono in modo significativo fino alla bocciatura al terzo anno delle superiori.   Quando accadde, suo padre si arrabbiò moltissimo, lo insultò pesantemente, lo chiamò parassita senza spina dorsale e non gli diede più un euro.  La mancanza di denaro però non scoraggiò Andrea che continuò a fumare senza pagare, accumulando un debito molto elevato cosicché i pusher passarono alle minacce e fu costretto a vendere alcuni oggetti personali, ma non fu sufficiente.   Allora vendette anche alcuni oggetti di valore di casa sua che oltre a saldare il debito gli assicurarono una fornitura per vari mesi.   Suo padre sembrava non essersi accorto di nulla, solo una volta, quasi sovrappensiero, gli domandò che fine avesse fatto quella brocca d’argento massiccio che era su uno scaffale della libreria, ma Andrea esibì la migliore espressione sorpresa che gli riuscì e suo padre non fece altre domande rimmergendosi nel lavoro che si era portato a casa.   Quando cambiò classe, l’incontro con Angela diede una svolta alla sua vita, per la prima volta qualcuno sembrava veramente interessato a quello che diceva, a quello che provava, le loro conversazioni non erano mai banali, ed anche se a volte erano piuttosto animate, dopo aver parlato con lei si sentiva sempre bene, era come rigenerato, riusciva persino a non pensare alle canne, la considerazione che Angela gli mostrava gli faceva credere di non essere poi tanto male; aveva ripreso a studiare e, stranamente, si sorprendeva a farlo con piacere, ma bastava che suo padre lo ignorasse o che pensasse a sua madre, che era ormai un’estranea per lui, per ricadere nella trappola.   Tutto il beneficio provato pochi minuti prima svaniva improvvisamente, il dolore si riaffacciava prepotentemente e la sua debolezza, la sua fragilità riemergeva travolgendolo; la canna gli sembrava essere l’unica soluzione temporanea che riusciva a dargli tregua, pur sapendo perfettamente che, finito l’effetto, sarebbe ripiombato nella solitudine da cui era fuggito.   Non era ancora del tutto libero da quella dipendenza ma da quando si era risentito con Angela ne aveva leggermente diminuito la quantità, senza però riuscire a rompere completamente con ciò che rappresentava per lui il rifugio, la tana quando le cose non andavano bene.   Per il momento non volle pensarci, non voleva rovinarsi quella giornata, era così felice di andare da Angela e di conoscere Chiara che, mentre si preparava, iniziò perfino a fischiettare.   Prese la corriera e durante il tragitto ammirò il paesaggio, tutti quei colori che si susseguivano, il sole che finalmente aveva sostituito la pioggia degli ultimi giorni sembravano incoraggiarlo, era come se tutta la natura lo stesse sostenendo affinché riuscisse a trovare il coraggio di parlare a cuore aperto rivelandole ciò che provava per lei.   Quando arrivò, il cuore iniziò a battere più forte, si avviò alla reception e chiese di lei.   Appena vide Angela arrivare con Chiara in braccio, si sorprese nel vederla ancora più bella di come se la ricordava.   Le andò incontro sorridendo, l’abbracciò, diede un bacio alla bambina, e disse: “Mio Dio Angela, quanto ti somiglia!  È bellissima!”.   Anche Angela era contenta di vederlo, forse più che contenta, in realtà non sapeva spiegare neanche a sé stessa cosa stesse provando veramente.   Incontrare Andrea dopo tanto tempo indubbiamente le faceva piacere, ricordò quanto si era sentita bene dopo ogni telefonata, ma rivederlo le fece rivivere anche un passato spensierato che ormai non c’era più, al liceo non aveva grandi responsabilità se non quella di studiare ed andare bene, ora era tutto diverso, il carico da affrontare ogni giorno era spossante, si sentiva molto più grande come se fosse passato tanto tempo, mentre era trascorso meno di un anno.   Una volta a casa, gli mostrò l’appartamento minuscolo in cui viveva ed Andrea tirò fuori dallo zaino i regali che aveva portato: Chiara apprezzò immediatamente la palla musicale, seduta per terra la faceva rimbalzare continuamente per ascoltare la musica che produceva, poi fu la volta di Angela che aprì il suo: gradì moltissimo il libro dal momento che era una lettrice compulsiva, ogni settimana prendeva un nuovo romanzo alla biblioteca del paese.   Lei i libri li viveva, sottolineava le frasi che l’avevano colpita di più, le piaceva condividere le idee con l’autore oppure le contrastava e lo faceva annotando sul bordo della pagina le sue considerazioni ma ovviamente sui libri presi in prestito non poteva farlo ed il suo budget non le permetteva di comprarli spesso, perciò fu veramente entusiasta di averne uno tutto suo e lo ringraziò con un bacio sulla guancia.    Andrea diventò rosso in viso e con un colpo di tosse cercò di nascondere l’emozione, si sedette a terra a giocare con Chiara continuando a dissimulare ciò che stava provando.   Angela, dopo aver fatto mangiare la bambina ed averla addormentata, mise in tavola la lasagna che aveva preparato e cominciò a raccontargli tutto quello che le era successo nel frattempo: di Luca, dell’allontanamento da parte dei suoi genitori, di don Marco, del luogo in cui viveva, del rapporto ricostituito con Martina, del lavoro al bistrot.  Ad ogni cosa che raccontava veniva incalzata da altre domande di Andrea che voleva saperne di più finché Angela, dopo aver parlato tanto, gli disse: “Ma ora basta parlare di me, cosa mi dici di te, cosa mi racconti, cosa hai fatto in tutto questo tempo?”. Andrea, raccogliendo tutte le sue forze, si fece serio e le disse: “Angela devo dirti una cosa, sono innamorato di te da tanto tempo, per essere precisi prima che quello là, Luca se non sbaglio, diventasse il tuo ragazzo, ma non ho mai avuto il coraggio di dirtelo.   Da quello che mi hai detto credo che lui sia ormai un ricordo lontano…non so, forse mi sbaglio, ma non vedo nessuna foto di lui, né di te e lui con la bambina…comunque, beh, ora te l’ho detto, non pretendo che tu mi dica qualcosa ora… comunque beh…almeno pensaci…”.   Andrea fece il discorso più lungo della sua vita tutto d’un fiato, senza guardarla, fissando il piatto di lasagne, poi la guardò ed osservò la sua faccia sorpresa, Angela non si aspettava quella dichiarazione così breve e pasticciata. Aspettò qualche secondo che per Andrea sembrò un secolo, poi gli disse: “Andrea veramente non so cosa dire…ho poco più di diciott’anni anche se mi sento molto più vecchia…come sai sono piuttosto incasinata e per il momento la mia priorità è Chiara.  Cerco di fare del mio meglio e posso fidarmi solo del mio istinto.   Non ti nascondo che mi sento molto sola e che con te sto bene, ma non basta, non so se ti amo e questa dovrebbe essere l’unica motivazione valida perché tu possa diventare il mio ragazzo, non voglio che Chiara si affezioni a te, che tu diventi parte della sua vita con questa incertezza.   Ho sbagliato già una volta, non voglio ripetere lo stesso errore.   E tanto per essere chiari, che mi dici della tua dipendenza, continui a fumare le canne? Se è così non voglio che ci frequentiamo a meno che tu non smetta definitivamente, non posso permetterti di venire qui, stare con la mia bambina se dipendi ancora da quella porcheria!”.    A quelle parole Andrea si rattristò, non voleva mentire perciò le raccontò che non era riuscito a smettere completamente, era ancora attratto dagli spinelli, seppure in forma ridotta, ma aggiunse che voleva cambiare, che l’avrebbe fatto per lei, ma Angela con molta determinazione gli disse: “Non devi farlo per me, ma per te stesso!  Pensaci seriamente, quella roba ti sta distruggendo! Se non riesci da solo, parla con tuo padre, digli la verità e fatti aiutare, più tempo farai passare e più sarà difficile.   Se farai ciò che ti ho detto ti do la mia parola che anch’io combatterò le mie paure e ci potremo vedere, impareremo a conoscerci davvero, più di questo non posso prometterti.  Cosa ne pensi?”.   Andrea era terrorizzato all’idea di rivelare a suo padre della dipendenza, ma sapeva che le parole di Angela erano giuste, lo sentiva, l’amava tanto e sperava che quella fosse la spinta decisiva a dargli il coraggio necessario per affrontare quella montagna che ora gli sembrava impossibile da scalare, così le rispose: “Sono sincero, non so se ce la farò ma stasera stessa proverò a parlare con mio padre, te lo prometto”.

4 thoughts on ““Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 23 –”

  1. Andrea rappresenza la fragilità di tanti ragazzi di oggi. Sorprende la sua ingenuità nel rivelare il suo amore sperando di essere ricambiato anche in differita … palpabile l’imbarazzo di Angela che però non esclude la possibilità dietro l’impegno di uscire da una pericolosa dipendenza … spero in una favorevole accoglienza da parte del padre perché “solo l’Amore può salvarci …”

  2. ..a me piace sottolineare un altro aspetto di Andrea, a me piace la sua sincerità e la sua voglia di impegnarsi x costruire il futuro, di mettere il duo destino nelle mani di Angela. Di ricominciare a “credere in qualcuno”di affidare e di fidarsi ancora di qualcuno.

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