“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 21 –

 

Cari amici del blog, questo capitolo forse non vi soddisferà perché troppo corto, ma come vi ho promesso, ci sarà un regalo in occasione della Santa Pasqua, così come mi ha suggerito una lettrice.  Andrea, in questo capitolo, racchiude un po’ le caratteristiche di chi si sente solo, con una bassa autostima, ma dotato di grande sensibilità…chissà quanti di voi si ritroveranno in questo ragazzo a prescindere dall’età!  Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdf –  Questione di prospettiva di Nicoletta Del Gaudio cap21

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 – Capitolo ventunesimo – 

Erano diversi mesi che Andrea, dalla telefonata con Angela, iniziava sempre la stessa azione senza mai completarla: prendeva il cellulare, selezionava il suo numero, poi, invece di avviare la chiamata, rinunciava.    Ormai era un’azione che ripeteva spesso ogni giorno, più volte al giorno, ma ogni volta non ce la faceva ad andare fino in fondo.  Spesso la sua insicurezza era emersa in varie situazioni, sicuramente faceva parte del suo carattere, ma certamente la vita ne aveva rafforzato la sua peculiarità.   I suoi genitori erano separati da alcuni anni, non aveva fratelli o sorelle e viveva con suo padre.    All’inizio della separazione era stato affidato alla madre ed avevano cambiato casa.   Non si era trovato bene con lei, era troppo giovane quando lo aveva partorito.   Purtroppo l’istinto materno che le avevano tanto preannunciato non era mai arrivato, agiva come se suo figlio non vivesse sotto il suo stesso tetto ma questo non voleva dire che trascurasse i suoi bisogni primari: il frigo era sempre pieno, non gli mancavano i vestiti, inoltre erano sempre disponibili i soldi per la ricarica del cellulare ed anche qualche piccolo extra per uscire con gli amici.  Il problema era che lei non rinunciava mai ad un po’ del suo tempo per parlare con lui, per sentire cosa stesse provando, nemmeno nei primi tempi della separazione.   Andrea, come qualsiasi altro adolescente nella stessa situazione, era disorientato: nuovo quartiere, nuova casa, nuova scuola, nuovi compagni di classe.   Suo padre lo vedeva nel weekend ogni quindici giorni, ma anche lì lo scenario era più o meno lo stesso, anzi, suo padre mostrava anche un certo imbarazzo nel trovarsi da solo con lui, non era abituato a dialogare con suo figlio perché già quando vivevano tutti insieme tornava sempre molto tardi dal lavoro, a volte andava in trasferta per vari giorni e ritornando a casa non sembrava avesse molta voglia di stare con suo figlio, era stanco e voleva solo riposare preferendo ignorare qualsiasi tipo di problema.   L’unico posto dove Andrea si sentiva a proprio agio era la piscina.   Quando andava al centro sportivo vicino casa, quasi si precipitava in acqua e faceva una vasca dopo l’altra fino a quando non era esausto.    La profonda sensazione di sollievo che provava ogni volta che immergeva il viso nell’acqua era unica, ritornava bambino, riprovava la gioia di quando era piccolo e faceva il bagno a mare rimanendo alcuni secondi sott’acqua, ricordava che tutti i rumori erano attutiti, il chiacchiericcio delle persone, gli altri bambini che gridavano, sentiva solo il gorgoglio dell’acqua.   Così quando era in piscina aveva la sensazione di essere solo lui e l’acqua, viveva momenti di pura euforia, tutto, magicamente, gli sembrava possibile ed era pieno di energia: l’acqua scorreva fluida sotto le sue bracciate e rimbalzando gli copriva le orecchie, attenuando le urla degli insegnanti di aquagym e la terribile musica che si sprigionava, urlante, dall’amplificatore.    Ma fuori da quel contesto Andrea si sentiva molto solo, non sapeva a chi poter raccontare il suo disagio che invece a scuola si manifestò in tutta la sua dimensione, spesso infatti i professori lo mandavano dal preside perché disturbava durante le lezioni, non studiava e prendeva brutti voti per tutto l’anno fatta eccezione per l’ultimo mese di scuola in cui cercava di recuperare il più possibile per non essere bocciato; per tanti anni riuscì a cavarsela con uno o due debiti ma al terzo anno delle superiori lo bocciarono e così, cambiando classe, lo inserirono in quella di Angela.   I nuovi compagni non lo trattarono male, semplicemente non lo presero in considerazione, lo ignorarono palesemente, totalmente disinteressati a ciò che pensava e diceva, e fu proprio l’indifferenza la cosa che più lo ferì.   Solo Angela gli si rivolse con gentilezza fin dal primo giorno, non lo considerò mai invisibile, man mano che passavano i giorni, era attenta ai suoi interventi durante le lezioni, non si perdeva mai una parola; Angela aveva anche notato che a ricreazione Andrea rimaneva in classe, si metteva le cuffiette ed ascoltava la musica estraniandosi da tutto e da tutti e ne fu incuriosita,  più di una volta lo costrinse a levarsi le cuffiette ed a parlare con lei e fu proprio la musica l’argomento che permise loro di rompere il ghiaccio.   Anche ad Angela piaceva ascoltare la musica, soprattutto a casa, quando studiava, quando leggeva, quando si rilassava, e, visto che Clara non voleva assolutamente sentire quello che definiva ‘un rumore assordante’, metteva le cuffiette isolandosi da tutto e da tutti, come Andrea, perciò lo capiva bene.  Poi però quelle brevi conversazioni durante la ricreazione ad un certo punto cessarono perché Angela utilizzò quel momento di pausa per parlare al telefono con Luca ed Andrea ritornò alla solitudine di sempre.   L’ultimo anno di liceo infinite volte le avrebbe voluto dire che si era innamorato di lei, ma la presenza ingombrante di Luca che, seduto sulla moto, aspettava Angela all’uscita, lo aveva fatto desistere da qualsiasi tentativo.  Il giorno in cui Angela rivelò alla classe di essere incinta, gli crollò il mondo addosso.   Fino a quel momento aveva sempre sperato che forse, un giorno, lei lo avrebbe guardato in un modo diverso, ma con un bambino di mezzo ormai non avrebbe avuto più alcuna speranza.   Pensò che Angela prima o poi si sarebbe sposata con Luca e se questo l’avesse resa felice, non le avrebbe detto niente di sicuro, il suo segreto sarebbe rimasto tale.   Finita la maturità però seppe casualmente che Angela aveva partorito una bambina e che era dovuta andare via di casa, fuori città, che non viveva più con i suoi genitori e che probabilmente si era anche lasciata con il suo ragazzo.   A quel punto tentò di avere ulteriori notizie, ma le uniche amiche di Angela, le gemelle, non vollero dirgli niente, gli risposero solo che se avesse desiderato più informazioni avrebbe dovuto trovarsele da solo.   Fortunatamente fu proprio Angela che lo chiamò, Andrea così seppe finalmente dove viveva e questa volta, si disse, doveva vincere ogni tipo di incertezza, bandire ogni titubanza, ci teneva troppo a lei.    Dopo averle parlato capì che era sola e spaventata perché tutto il mondo intorno a lei stava cambiando vertiginosamente, così decise che questa volta sarebbe andato fino in fondo. Prese il cellulare e la chiamò, il cuore gli batteva forte ma si impose di rimanere calmo; solo sentire la sua voce lo fece stare bene, stabilirono il giorno in cui si sarebbero visti e quando sarebbe stato là giurò a se stesso che le avrebbe espresso senza riserve il suo amore, che accadesse pure ciò che doveva accadere!

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