“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 20 –

Cari amici del blog, molti di voi mi hanno chiesto con insistenza di pubblicare il capitolo 20 e quindi eccolo qua!  La vita spesso ci riserva delle prove che pensiamo essere insormontabili, così come capita a Margherita, impedendoci una prospettiva diversa….. Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdf –  Questione di prospettiva di Nicoletta Del Gaudio cap 20

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 – Capitolo ventesimo – 

Le ultime settimane erano state un vero e proprio inferno per Margherita. Aveva dovuto prendersi alcuni giorni di malattia giustificandoli con una terribile influenza.    Aveva fatto un altro controllo dal neurologo che purtroppo, visti gli ultimi esami, non aveva potuto che confermarle un peggioramento della malattia.    Il dolore alle articolazioni arrivava all’improvviso con una violenza che riusciva a sorprenderla ogni volta.    Continuavano a sfuggirle gli oggetti dalle mani, a casa non aveva più un servizio di piatti o bicchieri completo, ed al lavoro le era successa la stessa cosa con più frequenza ed era sempre più difficile per lei ricorrere a delle nuove scuse.    Si sentiva mancare il terreno sotto i piedi ogni giorno di più perché ancora non aveva completato il suo piano per la Svizzera dove finalmente avrebbe potuto riposare in pace. Amen.   Juliana non le aveva ancora fatto sapere quando sarebbe venuta in Italia. Piuttosto abbattuta, Margherita si preparò un tè ma aprendo la posta ebbe un sussulto, finalmente vide che sua zia le aveva scritto di nuovo.   Quando lesse la mail rimase però un po’ delusa, solo poche righe in cui le diceva che sarebbe arrivata in Italia la settimana successiva e che le mandava un abbraccio fortissimo.    Una serie di domande le riempirono la testa: avrebbe portato con sé informazioni valide sul famoso chirurgo ed i suoi interventi, necessari a convincere la signora Rizzo? L’avrebbe aiutata fino in fondo nel suo piano senza opporre resistenza? Si sarebbe accontentata di quello che lei le avrebbe detto e cioè che aveva bisogno di compiere quella truffa perché non aveva scelta? Decise di fermare un attimo quel vortice di pensieri e di calmarsi, non poteva permettersi proprio adesso di agitarsi, per pianificare tutto al meglio aveva bisogno di mantenersi lucida, farsi condizionare dall’ansia non le sarebbe servito a niente.    L’idea di rivedere sua zia dopo tanti anni la emozionava molto, ne era in parte anche un po’ intimorita, temeva che tanti, troppi ricordi spiacevoli ritornassero a galla, aveva impiegato anni a seppellirli, ed ora, ne era quasi certa, sarebbero riemersi facendola soffrire di nuovo in un momento in cui proprio non se lo poteva permettere.     Aveva anche paura che Juliana le leggesse nell’anima, da bambina riusciva sempre a capire tutto di lei, per questo Margherita le si era affezionata, Juliana colmava le mancanze dei suoi genitori.  Certo ora era adulta, da tanto tempo viveva da sola, però la bambina vissuta in Brasile era sempre dentro di lei nascosta in un angolo, ma presente.    Ora però non ci voleva pensare, si propose di rimanere il più pragmatica possibile, doveva prepararsi ad affrontare la giornata di lavoro perché l’indomani tutto sarebbe dovuto tornare alla normalità: cucinare, stare insieme ai suoi colleghi e fare finta che tutto procedesse bene.    Affrontare la quotidianità era già molto difficile, doveva sperare inoltre che mani e gambe non facessero i capricci.   Dopo una notte trascorsa insonne per i dolori ed i pensieri che continuavano impetuosamente ad alternarsi, si svegliò molto stanca, si trascinò in bagno cercando di prepararsi al meglio, si truccò e dopo un caffè veloce, uscì per il turno di mattina. Margherita lo preferiva perché le piaceva percorrere le strade deserte fino al locale, era infatti più difficile essere colta da occhi indiscreti che avrebbero potuto interrogarsi sul suo cammino incerto, spesso infatti doveva appoggiarsi ai muri.  Sull’asfalto risuonavano solo i suoi passi e quelli di poche persone, la nebbia mattutina che avvolgeva il paese le trasmetteva un senso di protezione che la faceva sentire al sicuro, poi, arrivando al bistrot, la tazza di tè caldo che si preparava era quel piccolo piacere che la confortava e le forniva l’energia necessaria prima di iniziare il lavoro.   L’unica cosa che le mise un po’ d’ansia era la possibilità di trovare lì anche Angela, essere loro due da sole poteva creare una situazione d’intimità per la quale non era affatto pronta.   Arrivata al bistrot fu proprio Angela ad aprirle la porta e Margherita non poté fare a meno di mostrare un certo disappunto; Angela se ne accorse, ma fece finta di niente, non voleva affrettare le cose, sapeva che Margherita aveva bisogno di tempo, così, dopo averla salutata, cominciò ad apparecchiare i tavoli ed a pulire il locale, mentre Margherita, leggermente sollevata, andò dritta nel laboratorio per preparare i suoi meravigliosi dolci.   Quella mattina sembrò che tutto il paese si fosse riversato al bistrot sia per fare colazione che per pranzare, furono indaffarate fino al pomeriggio.  Quando finalmente poterono prendersi una pausa, Angela portò una tazza di caffè a Margherita che di fronte a quel gesto gentile vinse la sua ritrosia.   Angela si era accorta che Margherita, mentre lavorava, si era appoggiata spesso al bancone, così senza tergiversare le disse: “Ho visto che mentre lavoravi cercavi un sostegno, ti senti debole? Cosa ti sta succedendo Margherita?  Non ti arrabbiare se te lo chiedo, sono solo preoccupata per te, ti voglio bene e mi sembri stanca, come posso aiutarti?”.    Margherita si trovò tremendamente in difficoltà, una parte di lei avrebbe voluto svelare ad Angela quanto stesse soffrendo, quanta paura avesse della bestia, della solitudine che era costretta a scegliere nel momento più difficile della sua vita, ma l’altra Margherita, quella d’acciaio, non le permise di esprimere ciò che teneva imploso dentro di sé.   Capì che a poco a poco si stava affezionando a quella ragazza, alla sua dolcezza, al modo delicato che aveva di interessarsi agli altri, ma non poteva permettersi mosse false, non adesso, non ora che, con Juliana in arrivo, avrebbe potuto mettere fine a tutta la sua sofferenza.  Capì che doveva definitivamente allontanare Angela dalla sua vita privata, se non lo avesse fatto sapeva che non sarebbe mai arrivata a concludere il suo piano, quindi simulò un fastidio che non provava affatto e le rispose con un’acredine che non aveva mai espresso a nessuno fino a quel momento e alzando la voce le disse: “Basta Angela, ora veramente basta! Che ne sai di me? Niente di niente! Mi hai veramente stancata! Non mi conosci affatto e questo tuo buonismo da quattro soldi vedi di riservarlo a qualcun altro! Sei solo una ragazzina che per diciotto anni è stata viziata dalla famiglia, non ti è mai mancato niente, qualsiasi cosa volessi ti veniva data con uno schiocco delle dita.   Certo hai dovuto crescere in fretta a causa della tua bambina, ma in fondo potevi anche stare attenta invece di pensare come le ragazzine della tua età che se la spassano convinte di non rimanere incinte!  Potevi essere più sveglia!  È inutile che tu faccia la premurosa con me, pensa a te ed alla tua bambina, immagino che sia già abbastanza, smetti di ficcare il naso in cose che non ti riguardano!  Ho sempre dovuto occuparmi da sola della mia vita, ormai sono abituata, non mi serve l’aiuto di nessuno, tantomeno di una mocciosa che deve ancora imparare a fare la mamma!”, dette queste parole Margherita, col cuore in pezzi, se ne andò nello spogliatoio a cambiarsi, Angela la sentì sbattere l’armadietto con foga, mentre lei era rimasta seduta immobile con le lacrime che le scendevano copiosamente, era rimasta stravolta da quella reazione così violenta.   Aveva trascorso ore navigando in rete riguardo la possibile malattia che Margherita poteva aver contratto, era veramente preoccupata, l’unica cosa che voleva era esserle amica, aiutarla perché sapeva che era sola, nessun amico, nessun parente, voleva farle sapere che lei ci sarebbe stata se ne avesse avuto bisogno, nient’altro.   Rimase sulla sedia, ancora incredula per ciò che era appena avvenuto quando Franca entrò nel bistrot per il cambio turno.   Come la vide capì immediatamente che era successo qualcosa, ma fece finta di niente, chiese ad Angela chi lavorasse con lei quel pomeriggio e prese atto che Margherita era andata via, poi si andò a cambiare.   Quando ritornò nel locale disse ad Angela che le voleva parlare un attimo, si prese una tazza di caffè e le si sedette di fronte. “Allora, c’è stato molto lavoro oggi? Mi sembri piuttosto stanca…tutto bene con i clienti?”, come sua abitudine, prese il discorso alla larga per verificare la disponibilità di Angela che a monosillabi le rispose che era andato tutto bene come sempre.   Ma un attimo dopo, fatto un profondo respiro, Angela le raccontò tutto quello che era successo con Margherita, le disse anche dei timori che nutriva verso la sua salute, del sospetto, non accertato, che potesse soffrire di sclerosi multipla e del dispiacere che provava nel constatare la rabbia che lei nutriva nei suoi confronti, rabbia peraltro, secondo Angela, totalmente ingiustificata e di cui non si capacitava.   Franca ascoltò molto attentamente e visibilmente preoccupata per ciò che le aveva detto le disse: “Non te la prendere per ciò che ti ha detto, io non credo proprio che pensasse veramente quelle cose…credo piuttosto che sia angosciata per qualcosa di molto serio e forse potresti avere ragione tu purtroppo…ultimamente ho notato anch’io che le cadono gli oggetti dalle mani, una volta una ciotola, un’altra la bottiglia del latte, ma non ho mai detto qualcosa che potesse metterla in imbarazzo; non ho mai creduto, nemmeno per un attimo, che la causa potesse essere la distrazione, Margherita è sempre molto attenta mentre lavora, ogni azione è pianificata ed è per questo che i suoi dolci sono imbattibili.   Solo pensare per un attimo che quella terribile malattia sia la causa di tutto mi fa raggelare il sangue!  Non so proprio come aiutarla, appena si entra nel suo privato diventa una belva, vedi come ha reagito con te! Ma non biasimarla Angela, cerca di avere pazienza, lo so che è difficile, quando vogliamo bene ad una persona e le mostriamo la nostra disponibilità fa male, molto male ricevere un rifiuto, o peggio, un violento rifiuto come è accaduto a te.   Ricordo quando Francesco stava malissimo, completamente soggiogato dalla droga e trattava male noi genitori come se fossimo i colpevoli della sua infelicità, ci feriva appena poteva, ma era ignaro del dolore che ci procurava, ne sono sicura, anche se questo non eliminava la nostra sofferenza.   Non intendo sottovalutare ciò che stai provando, ma instillarti un po’ di fiducia. Tu hai conosciuto Francesco ‘dopo’, e se non ti avessi raccontato il ‘prima’, avresti mai sospettato la prigione in cui ci siamo trovati per tanto tempo?  Non credo.  Quello che puoi fare ora è tenerti a distanza da lei per qualche tempo, da parte mia ho intenzione di osservarla con più attenzione e poi, non so come, proverò a parlarle sperando che riesca ad aprirsi almeno con me, altrimenti non vedo alcuna possibilità per aiutarla”.

Il percorso dal bistrot a casa fu molto faticoso, Margherita fu costretta a prendere delle vie laterali perché meno trafficate, non voleva che qualcuno, nel vederla zoppicare ed appoggiarsi ai muri, potesse accorgersi delle sue difficoltà, il paese è piccolo e si sa, la voglia di chiacchierare sulla vita degli altri è piuttosto diffusa.   Avendo allungato il percorso, quando arrivò a casa era esausta.  Il dolore alle anche, ed in generale a tutte le articolazioni, era insopportabile, in più aveva urgenza di urinare, già da qualche tempo aveva notato che spesso ne avvertiva la necessità, ma fece appena in tempo a chiudere il portone di casa che se la fece addosso. Incredula per quello che stava accadendo fissò l’urina che le stava bagnando i pantaloni e che scorreva tra le gambe inzuppandole le scarpe.   Si era come immobilizzata di fronte alla scena che, per un momento, le sembrò accadesse ad un’altra persona, evidentemente stava avvenendo quello che il neurologo le aveva anticipato: si era formata una placca sulle vie nervose che controllano la vescica causandone un’iperattività che non le consentiva di svuotarla completamente e da qui la necessità di andare in bagno continuamente, avendo inoltre allungato il percorso fino a casa non era riuscita a controllare il suo bisogno.    Si tolse gli abiti bagnati, li mise in lavatrice e si fece una doccia.  Sotto il getto d’acqua bollente urlò con tutto il fiato che aveva in gola imprecando e piangendo così forte che, finita la doccia, ebbe la gola indolenzita.   Messo l’accappatoio, con enorme fatica riempì il secchio per pulire, ma non riuscendo a prenderlo in mano, diede dei piccoli colpetti con i piedi fino a trascinarlo in salone e cancellò ogni traccia dell’orrendo misfatto.   Dopo si sentì svuotata, sia per la stanchezza fisica che per la consapevolezza di dover affrontare un nuovo colpo basso.  Era seduta sul divano e pensò che adesso sì che avrebbe voluto avere un’amica con cui parlare, pensò ad Angela, al suo affetto e ripensò anche alle terribili parole che le aveva detto. Altro che mocciosa che stava imparando a fare la mamma, era eccezionalmente brava, le veniva istintivo, naturale, come se avesse avuto altri bambini prima di Chiara.  Margherita l’aveva notato più volte, ad esempio quando Valeria le portava Chiara, Angela, nonostante le molte ore di lavoro sulle spalle, era affettuosa e scherzava con la bambina apparentemente dimentica della stanchezza e lei, pensando alla sua infanzia, ne era stata anche un po’ gelosa.  Angela era proprio una brava mamma nonostante la giovane età.  Ora però non era il momento di perdersi in queste riflessioni, doveva raccogliere tutte le forze per agire e portare a termine il suo piano prima possibile, le sue condizioni stavano precipitando notevolmente, e c’era un’altra cosa che non aveva preso in considerazione ma altrettanto importante: Juliana avrebbe ovviamente alloggiato a casa sua, come avrebbe fatto a nasconderle gli effetti della malattia? Se avesse sospettato qualcosa non le avrebbe mai permesso di attuare il suo piano.   Sua zia credeva molto nel suo lavoro e curare un malato fino alla fine era un principio per lei sacro, non avrebbe mai condiviso la sua scelta, anzi, l’avrebbe ostacolata, Margherita ne era certa.   Guardò sconsolata il suo appartamento, era piccolo, andava bene per una persona, sicuramente la sua privacy ne avrebbe sofferto.   Decise che avrebbe ceduto la stanza da letto a sua zia, ma in questo modo lei avrebbe dovuto dormire nel soggiorno– cucina, sul divano letto, come avrebbe fatto la notte ad andare in bagno frequentemente senza doverle dare una spiegazione? Per non parlare poi della difficoltà che aveva appena sveglia!  Quando aveva il turno di mattina infatti, metteva la sveglia quasi un’ora avanti per prepararsi e camminare un po’ per la casa tentando di acquistare così una certa disinvoltura prima di uscire. Come avrebbe potuto fare tutto questo senza dare uno straccio di spiegazione? Queste considerazioni le suscitarono sgomento, percepì il respiro farsi accelerato, ma non si diede per vinta, si concentrò al massimo cercando una soluzione e la trovò.  Avrebbe detto a Juliana che stava seguendo una dieta disintossicante: mangiava molti cibi che avevano un effetto diuretico, doveva bere molto tè ed acqua, quindi la notte andava spesso ad urinare, poi, riguardo alla difficile deambulazione, le avrebbe detto che in palestra era caduta maldestramente sul tapis roulant.   Si fece i complimenti per la soluzione trovata e si disse ad alta voce: “Bene, anche questa è fatta, almeno questo problema l’ho risolto.”.

6 thoughts on ““Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 20 –”

  1. Sempre più scorrevole e avvincente … palpabili la disperazione di Margherita e l’empatia di Angela … credo che finiranno con l’amarsi disperatamente …. spero che questo sentimento prevarrà sull’ineluttabile destino di Margherita ..
    Attendo con ansia il prossimo capitolo

    1. Credo molto nell’amicizia, quella vera, sincera e leale ma…devi continuare a leggere per vedere cosa succederà….Comunque grazie!

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