“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 19 –

Cari amici del blog, ecco il capitolo 19, le vite dei personaggi si riempiono di nuove storie in cui non mancheranno colpi di scena!  Continuate a pubblicare i vostri commenti e soprattutto a CONDIVIDERE! Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdf –  Questione di prospettiva di Nicoletta del Gaudio cap19

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– Capitolo diciannovesimo – 

Angela era appena entrata nel bistrot per iniziare il turno, quando la notizia che stava dando il telegiornale colpì la sua attenzione: “Massimo Proietti famoso broker di un importante studio di consulenza finanziaria arrestato per molestie sessuali verso una stagista.”.   Angela si fermò in mezzo al locale e si avvicinò al televisore appeso ad una parete per sentire meglio, gli occhi inchiodati sullo speaker per essere sicura di cogliere ogni singola parola sperando, in cuor suo, di aver capito male.   Franca la vide sbiancare in viso e le disse se stesse bene ma Angela le fece un gesto con la mano per chiederle di aspettare, non voleva perdersi nemmeno una parola. Quando trasmisero la foto di suo cognato ogni dubbio svanì e sebbene lo speaker annunciasse un’altra notizia lei rimase con lo sguardo fisso allo schermo, immobile, sembrava una statua di sale.  A quel punto Franca cominciò davvero a preoccuparsi, porgendole un bicchiere d’acqua invitò Angela a sedersi continuando a non capire cosa stesse avvenendo.   Come vide che si stava riprendendo le chiese: “Ma che succede Angela?  Sei bianca come un cencio! Conosci quel tizio, come hanno detto?… Ed Angela disse: “Massimo Proietti”, “Sì, appunto – disse Franca – ma lo conosci?”, “È mio cognato”.    Ci fu un attimo di silenzio, poi, vedendo lo sguardo attonito di Franca, Angela proseguì: “Ho una sorella più grande di me che si chiama Martina, non te ne ho mai parlato perché non abbiamo più rapporti da quando sono andata via di casa.  È sposata da un paio d’anni con quel Massimo Proietti, uno che fa parte della crema della società, se mi capisci.  I miei genitori ovviamente lo adorarono subito, sai, un broker importante, famiglia ricca, insomma aveva tutti i numeri per piacere alla prestigiosa famiglia Carrisi.    Quel farabutto…figlio di puttana…scusami Franca, ma a me non è mai piaciuto.  L’ho sempre trovato falso, viscido, e chissà quante altre volte ha tradito mia sorella…ma in questo modo… è una cosa veramente schifosa!”.    Franca accolse lo sfogo in silenzio e con discrezione, come era sua abitudine, ma non poté fare a meno di chiederle: “Se ci stai così male allora non hai veramente rotto con tua sorella come dici. Perché non provi a risentirla? Penso che in questo momento potrebbe avere bisogno di te.”.    Angela non replicò, ritornò con la mente a quel pomeriggio al bar con Martina che l’aveva aggredita verbalmente in modo brutale, incurante delle sue condizioni, non si era fatta nessuno scrupolo di rovesciarle addosso la sua rabbia, le aveva vomitato parole crudeli, come se non fossero bastate già quelle dette dai suoi genitori. Però Angela non era Martina, aveva un carattere completamente diverso, era addolorata, questo sì, ma dopo aver sentito la notizia non poté fare a meno di sentire pena per sua sorella ed anche se era passato molto tempo da quando le aveva parlato, ammise che avrebbe dovuto trovare il modo di contattarla, ma chissà come avrebbe reagito Martina.  Dopo aver raccontato a Franca dell’ultimo incontro avvenuto con lei le disse: “Sai Franca, penso tu abbia ragione, non so come ma ci proverò, certo devo fare prima tabula rasa di quel pomeriggio, ma penso che in questo momento lei stia molto peggio di me, forse le manderò una mail…non ne sono ancora sicura.”.  Franca l’abbracciò ed iniziarono a lavorare con il solito ritmo frenetico.  La mattinata trascorse piuttosto rapidamente, Angela corse di qua e di là per il locale senza fermarsi un attimo, poi, finalmente arrivò la fine del turno ed andò nello spogliatoio per cambiarsi, ripristinò il volume del cellulare che durante il lavoro teneva sempre silenziato, e vide varie chiamate perse di un numero che non sapeva a chi appartenesse, poi lesse un messaggio e capì che non potevano essere che quelle di Martina. Il messaggio diceva che aveva tentato di telefonarle, ma visto che scattava la segreteria telefonica, le chiedeva di richiamarla aggiungendo ‘per favore’.   Per quello che ricordava Angela, sua sorella non le aveva mai detto ‘per favore’ nemmeno una volta, e considerando come si erano lasciate quel pomeriggio, le suonò piuttosto strano, forse aveva veramente bisogno di lei come le aveva suggerito Franca.    Non la chiamò subito, aveva bisogno di tranquillità ed ora doveva riprendere Chiara perciò decise che dopo cena, messa a letto la bambina, le avrebbe telefonato.   Era piuttosto nervosa quando compose il numero, Martina rispose subito: “Ciao Angela” – disse con voce tremante: “Sono io, Martina, ti ringrazio di avermi richiamata, ti prego fammi parlare e poi, se non vorrai più sentirmi capirò.”.    Iniziò a parlare senza fermarsi, aveva paura di perdere il coraggio.    Le raccontò tutto: di essere incinta di Massimo, di suo marito che non aveva voluto saperne del bambino, del fatto che si era arrabbiato quando gli aveva detto che non avrebbe abortito e che era andato via di casa calunniandola, ed infine dell’umiliazione che le aveva inferto con la stagista, cosa, per altro, che aveva appreso dai giornali. Angela ascoltò senza interromperla, ogni tanto emise qualche suono di assenso tanto per farle capire che era in ascolto, Martina era un fiume in piena: “Mi spiace averti trattato in quel modo quel giorno al bar, sono stata proprio una stronza!  Ti ho detto delle cose irripetibili, davvero mi spiace.   Ora posso capire come ti sei sentita! Giovanissima, incinta, cacciata di casa dai nostri genitori ed in più con l’esame di maturità da affrontare! Perdonami se puoi!  Anch’io ora aspetto un bambino e sono sola, soltanto ora capisco il male che ti ho fatto!”.    Tante furono le emozioni che inondarono Angela in pochi minuti: rigurgiti di rabbia di quel famoso pomeriggio, pena per ciò che sua sorella stava vivendo, gioia nel sapere di questo nipote in arrivo, ma la prima cosa che le venne da chiederle fu: “Come hai saputo il mio numero? Lo avevo cambiato quando sono andata via di casa, non volevo più avere a che fare con nessuno della nostra famiglia!”.   Angela temeva che anche suo padre, dopo la visita in clinica, la contattasse e questa era l’ultima cosa che voleva in quel momento.    “Non sapevo proprio a chi rivolgermi visto che il tuo vecchio numero era stato disattivato – proseguì Martina –, così l’ho chiesto a Jennifer che però non l’aveva, ma fortunatamente mi ha detto di averti sentito parlare al telefono con un certo prete, don Marco, e allora mi sono ricordata di lui.   Quando ho fatto la prima comunione lui era giovanissimo e qualche volta al catechismo sostituiva il parroco di allora.     Sapeva trattare con i bambini, aveva sia dolcezza che polso fermo.     Quando poi ho dovuto fare la cresima prima di sposarmi l’ho rivisto al corso e nei pochi incontri avevo notato che era sempre disponibile a parlare, a scambiare opinioni, ma io ero troppo presa da tante stupidaggini che non ne ho mai approfittato.    All’inizio non voleva dirmelo, ma parlando con lui, raccontandogli tutto, alla fine me lo ha dato. È proprio una persona speciale!”.    Angela concordò con sua sorella, le riferì di come era stato fondamentale il ruolo di don Marco per lei e per Chiara, le aveva trovato non solo un posto dove vivere ma anche un lavoro come cameriera in un bistrot dove l’avevano accolta benissimo.    Martina ne fu molto contenta, ma poi Angela sentendola esitare un po’ le chiese: “C’è qualcos’altro che mi devi dire?”, Martina era molto titubante se dire a sua sorella del delicato stato di salute di Alberto, ma alla fine decise di informarla, le riportò ciò che lei personalmente aveva visto e l’ultima conversazione avuta con la madre.    Angela non ne fu particolarmente stupita, aveva notato delle stranezze quando era andata in clinica per parlargli di Bruna, ma per il momento non voleva parlare anche di quell’argomento doloroso con sua sorella, la sentiva già abbastanza provata, non volle caricarla di un altro peso.    “Sai Martina, scusa, ma non riesco a provare pena o dispiacere per lui, per me è come se fosse morto già da tempo!” – le disse Angela – “abbiamo già abbastanza problemi da affrontare nelle nostre vite, cerchiamo di non aggiungerne altri. Hai detto che Clara – (Angela non riusciva più a chiamarla ‘mamma’) – lo vuole ricoverare e che ti ha imposto di aiutarla quel giorno, non ti preoccupare, quando verrà il momento vedrai che sicuramente riuscirai a gestire la situazione.”.    Si erano ribaltati i ruoli: Martina, la più grande tra loro due, in realtà sembrava essere la minore, più fragile e ansiosa, mentre Angela, che aveva dovuto crescere in fretta, riuscì con calma ed equilibrio ad infondere sicurezza a sua sorella.    Si salutarono, forse per la prima volta, con affetto. Angela le diede l’indirizzo di casa sua, purtroppo avrebbero dovuto aspettare il week-end per essere libere entrambe dal lavoro e potersi finalmente incontrare e le fece giurare di non dare ai genitori il suo numero telefonico.   Dopo la telefonata Angela provò una leggera euforia. In passato non erano mai riuscite a parlare così sinceramente, di sicuro la differenza d’età non aveva aiutato, Martina si era sempre messa su un piedistallo quando si relazionava con lei, l’aria saccente con cui le si rivolgeva la intimoriva da piccola, poi, con gli anni, Angela aveva evitato ogni occasione che potesse dare la possibilità a Martina di dispensarle lezioni di vita.   Ma il problema non era solo la differenza d’età. Martina era anche la cocca dei suoi genitori: bella, brava, eccelleva in tutto, come potergli dare torto? Ora però tutte e due avevano una cosa che le accomunava, ambedue avevano fallito in amore: lei con Luca e Martina con Massimo. “Sì, proprio un bravo ragazzo – si disse Angela tra sé e sé – un disgraziato, altro che ragazzo di buona famiglia! Che razza di viscido!  Come può averle detto quelle cose orribili, addirittura dubitare che il figlio fosse il suo e spingerla ad abortire!”.    Angela era furiosa, se lo avesse avuto davanti lo avrebbe picchiato con tutte le sue forze.  Ripensò a come l’aveva trattata Luca, anche lui avrebbe voluto che lei avesse abortito, ma per fortuna lei non l’aveva fatto.     “Certo che in fatto di uomini ce li siamo scelti proprio bene”, pensò, “ma grazie al cielo siamo più forti e possiamo benissimo andare avanti senza di loro.”.     Era grata che don Marco le avesse messe in contatto e lo volle chiamare subito per ringraziarlo e raccontargli tutto, erano solo le dieci e mezza, probabilmente non era ancora andato a dormire, così volle provare.    “Pronto, ciao Angela, è successo qualcosa?”, “Si don Marco, ti volevo ringraziare. Ho parlato al telefono con mia sorella poco fa, posso dirti che per la prima volta abbiamo parlato veramente, mi ha raccontato tutto quello che le è successo, è incinta, avrai saputo anche come si è comportato quel disgraziato di suo marito!”.   “Per la verità sì, ma con me ha piuttosto sorvolato sull’argomento, voleva soprattutto rintracciarti, aveva bisogno di parlarti e mi è sembrata piuttosto segnata dagli ultimi eventi così non me la sono sentita di approfondire e le ho dato il tuo numero di telefono, ma se riesci con calma a parlarle di nuovo, dille che io sono disponibile ad ascoltarla se ne avrà voglia.”.      Ma c’era ancora una cosa che Angela gli voleva dire e tentennava, don Marco però che era abituato all’ascolto, sensibile verso i bisogni altrui, si accorse di ciò e l’anticipò: “Devi dirmi qualcos’altro?  Tranquilla, posso ascoltarti non ho fretta di andare a dormire”, le disse, così Angela, con molta titubanza proseguì: “Per la verità sì, devo dirti una cosa che riguarda mio padre e sai che quando l’argomento è lui non riesco ad essere molto lucida.   Sai Martina mi ha detto che gli è stato diagnosticato l’Alzheimer.” – don Marco non disse nulla, aspettò che Angela proseguisse – “Avevo intuito che gli stesse succedendo qualcosa quando sono andata in clinica per parlargli di Bruna, ero furiosa e non ho badato molto ad altro, solo una cosa mi aveva colpito, quando sono entrata nel suo studio sono rimasta sorpresa perché mentre mi guardava fisso negli occhi non riusciva a pronunciare il mio nome, sembrava se lo fosse dimenticato, infatti, quando me ne sono andata, ho continuato a pensare a questo e mi sono detta che anche se mi aveva completamente cancellata dalla sua vita non era possibile che avesse dimenticato il nome di sua figlia, ma dopo quello che mi ha detto Martina tutto torna.  Clara vuole ricoverarlo in una struttura, d’altronde la cosa non mi meraviglia affatto! Hanno sempre avuto un rapporto finto, ipocrita, attento all’apparenza e basta.   Appena Clara percepisce odore di pericolo corre subito ai ripari, niente deve interferire con la sua vita programmata al minuto, lei elimina l’ostacolo con un taglio netto, zac.”.    Don Marco ascoltò senza perdersi una parola, non la interruppe mai, poi, quando Angela finì di parlare le disse: “Stai molto attenta Angela!  Giudicare a caldo non è mai una cosa sana, la rabbia è un pessimo giudice.   Sicuramente tua madre ha commesso molti errori nei tuoi confronti, ma con l’Alzheimer non si scherza!  Ho avuto una parrocchiana che aveva la mamma con questa malattia, soffre chi ce l’ha, ma soprattutto soffrono coloro che provano a prendersi cura della persona malata.  Il senso d’impotenza che li soffoca, la stanchezza fisica e mentale nel tentare di arginare la malattia per finire con il dolore di non essere nemmeno riconosciuti… perché chi ha l’Alzheimer perde tutto, anche il ricordo degli affetti più cari. Tua madre comunque è sola nell’affrontare questa cosa, ed anche lei non è più tanto giovane, con tuo padre ha vissuto circa quarant’anni, una vita insieme, anche se è vero quello che hai detto non potrai mai sapere fino in fondo che tipo d’intesa si sia creata tra loro due, non puoi giudicare perché non sarebbe giusto; nessuno può permettersi di intervenire nel rapporto di una coppia.  Gli equilibri creatisi sono una loro conoscenza esclusiva, i figli, per quanto vivano insieme ai genitori, devono accettare di non superare quella linea immaginaria, che comunque esiste, del confine che delimita uno spazio che appartiene solo alla coppia.  Ti conosco ormai da un po’ di tempo e so che non sei superficiale, quindi pensa a quello che ti ho detto, poi ne possiamo riparlare in un altro momento ma a freddo.”.    Le parole di don Marco non scivolarono via senza lasciare un segno, per la prima volta Angela pensò ai suoi genitori non solo come a sua madre e a suo padre, ma come a degli individui, un uomo ed una donna che si erano incontrati tanti anni prima e che avevano deciso di costruire una famiglia insieme; don Marco forse aveva ragione, né lei né sua sorella potevano conoscere gli equilibri che si erano creati nel tempo tra di loro e quindi, arrogarsi il diritto di invadere la loro privacy con un giudizio affrettato.    Angela salutò don Marco con una voce più calma e meno rancorosa, ma la cosa più importante fu che stava sperimentando un senso di pace, voleva godersi la gioia di essersi riconciliata con sua sorella e si addormentò abbastanza serena vicino alla sua bambina.

8 thoughts on ““Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 19 –”

  1. Finito di leggere le intriganti vicissitudini dei protagonisti ti resta il messaggio che se animati dai buoni sentimenti tutto si può superare . Grazie Nicoletta

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