“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 18 –

Cari amici del blog, in questo capitolo si parla di Alzheimer, una malattia che colpisce non solo chi ne è afflitto ma anche i suoi familiari che, come Martina e Clara, possono reagire in modo differente.  Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdfQuestione di prospettiva di Nicoletta Del Gaudio cap18

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 – Capitolo diciottesimo – 

Alberto peggiorava a vista d’occhio e Clara non poté più nasconderlo a se stessa.    Fecero tutti gli esami richiesti dal professor Del Grande e nell’ultima visita il medico confermò i suoi sospetti: Alzheimer.    Alberto dovette andare in pensione anticipata, ormai le sue condizioni non gli permettevano più di esercitare la professione, fortunatamente aveva avviato la pratica in tempo perché precedentemente si era reso conto che in molte occasioni non sapeva gestire la situazione.  Non era un neurologo ma di medicina ovviamente ne capiva.    Si era perfino consultato con alcuni colleghi, chiaramente omettendo che il malato fosse proprio lui.    Ormai trascorreva parte della sua giornata apatico, con lo sguardo fisso nel vuoto, spesso ascoltava la musica con le cuffie e, a volte, parlava da solo, erano rimaste poche tracce dell’uomo di un tempo. Le conversazioni con Clara si ridussero ancora di più all’essenziale anche perché stavano diventando sempre più estenuanti per lei.    Se Clara iniziava a parlare di Martina Alberto esordiva dicendo “Martina chi? Non conosco nessuno con questo nome!”, oppure se era in tavola la cena lui diceva: “Mica dobbiamo cenare di nuovo! Abbiamo appena finito!”, allora Clara sprofondava in uno sconforto profondo, ormai non ribatteva più, non ce la faceva a contraddirlo ogni momento.    Le volte in cui Alberto confondeva la realtà con ciò che credeva fosse la realtà erano diventate troppe per avere ancora l’energia di smentirlo e, alla sera, era sempre esausta.    Le rughe che per anni aveva cercato di combattere con creme, trattamenti specifici dall’estetista e qualche ritocchino chirurgico sembrarono riemergere con maggiore intensità.    Non aveva più tempo per truccarsi in modo adeguato e non sceglieva i vestiti come faceva una volta, ormai usciva di rado e solo per andare in farmacia a comprare le medicine per suo marito, doveva rimanere in casa tutto il giorno per controllarlo.   A volte lui si vestiva di tutto punto pronto ad uscire e lei lo bloccava sulla porta di casa inventando le scuse più disparate per impedirglielo: sta piovendo, il negozio dove vuoi andare è chiuso, adesso è ora di pranzo casomai esci dopo…ma stava diventando sempre più difficile perché Alberto si intestardiva, le urlava contro ed una volta che Clara aveva tentato di impedirgli di uscire parandosi davanti a lui, per spostarla, l’aveva spinta così forte che era caduta in terra riportando dei lividi.    Clara era spaventata, intuiva che si stava per arrivare ad un punto di non ritorno e per questo si era informata su alcune strutture private che ospitavano malati come suo marito.    Nel frattempo trovò un infermiere specializzato che stava con lui parte del giorno, lo accudiva per alcune ore ma era chiaramente solo una soluzione temporanea. Il futuro era talmente scoraggiante che non riusciva a prenderlo in considerazione, ma una mattina dovette farlo, prese la decisione, Alberto doveva essere ricoverato al più presto altrimenti i malati sarebbero diventati due.    Fu comunque difficile per Clara perché per lei il problema non era quello di avvertire eventuali sensi di colpa per doversi separare da lui e lasciarlo solo, chiunque nella sua posizione non avrebbe avuto scelta, ciò che la preoccupava fino a farla star male veramente era cosa avrebbe potuto dire la gente: gli ex colleghi di lavoro di Alberto, gli amici del circolo, i condomini dell’attico in cui vivevano: questa era la sua vera angoscia.    Per quanto ancora avrebbe potuto nascondere la gravità della malattia di suo marito?  Ormai per poco, soprattutto se l’avesse ricoverato.    Tutti avrebbero cominciato a chiederle dove fosse, cosa avesse veramente, quanto fosse grave la sua malattia, per non parlare del fatto che qualcuno avrebbe insistito per andarlo a trovare!  Come avrebbe potuto evitarlo? Sarebbe stato un disastro se l’avessero visto in quello stato di deterioramento non solo fisico, ma soprattutto mentale!  Insomma si trovò di fronte ad un dilemma: se non ricoverava Alberto al più presto sarebbe stata annientata, ma se lo ricoverava, tutti prima o poi lo avrebbero saputo ed avrebbero toccato con mano come la famiglia Carrisi fosse andata alla deriva.    Proprio mentre era al culmine dell’ansia le squillò il cellulare, era Martina.  Lasciò che il telefono suonasse per qualche secondo, fece un respiro profondo e rispose. “Ciao mamma” – disse Martina, seguì un silenzio che sembrò durare un secolo, così disse di nuovo: “Ciao mamma”, a quel punto Clara le rispose: “Ciao, devi dirmi qualcosa di urgente? Sai, tuo padre ha bisogno di me, voleva che gli cercassi gli occhiali, non riesce a trovarli.”.   “Veramente ti ho chiamato proprio per lui – continuò Martina –  volevo avere sue notizie, mi hai detto l’ultima volta che ci siamo sentite che papà doveva fare altri esami per accertare se ha l’Alzheimer, allora?”.   Clara sentì che non poteva più nascondere, almeno a sua figlia, la verità, doveva parlarne con qualcuno, sentì la necessità di scaricare su di un’altra persona il peso di tutto quello che stava affrontando, voleva coinvolgere Martina perché non aveva alternative, in fondo era suo padre, che si prendesse anche lei una parte di responsabilità in questo guaio, così le disse: “Tuo padre è molto malato, sì certo, abbiamo fatto tutti gli esami necessari e la diagnosi è Alzheimer” – qui fece una pausa, aspettò una reazione riprendendosi il ruolo di primadonna, come una grande attrice drammatica in un teatro colmo di spettatori – Martina restò in silenzio qualche secondo, la notizia fu per lei una doccia fredda e finalmente disse: “Ma è sicuro?, non è che i dottori si sono sbagliati?  Papà non è che sia così giovane, è normale che si scordi alcune cose, poi, ora che è in pensione, può essere che sia un po’ depresso, forse esageri!” – a quelle parole Clara si infuriò, il tono si inacidì e le parole le uscirono dalla bocca come veleno: “Tu piccola egoista, pensi sia rilevante solo ciò che ti riguarda! Non hai la più pallida idea dell’inferno che sto vivendo da mesi, non te ne frega niente.    Niente è importante per te se non ti riguarda in prima persona! Se la tua vita è un fallimento non puoi dare la colpa a nessuno se non a te stessa! Non hai saputo tenerti tuo marito che è dovuto andarsi a cercare un’altra donna, ma prima, come una stupida, ti sei fatta mettere incinta e sei venuta da noi a dircelo solo perché pensavi che paparino ti avrebbe aiutato, invece paparino non può aiutare nessuno nemmeno sé stesso, lo capisci o no?  Ha l’Alzheimer! – e qui la voce di Clara diventò stridula, poi alzando sempre di più il tono proseguì – “Non sto affatto esagerando, smettila, smettila di dire sciocchezze, sto organizzandomi per mettere papà in una struttura specializzata e ti avverto, non pensare di rimanerne fuori, mi dovrai aiutare il giorno del ricovero, non posso farlo da sola, tuo padre è ingestibile!”.    Martina stava piangendo cercando di non farsi sentire da Clara, le sue parole piene di astio, le critiche mosse riguardo la sua vita la ferirono profondamente, come poteva dire quelle cose così freddamente, non gliene importava niente di suo nipote? E come poteva prendere le parti di Massimo dopo che l’aveva umiliata in quel modo?  Cercò di riprendersi un attimo e le rispose: “Ok mamma, ho capito.   Verrò tra qualche giorno e parleremo con calma, verrò a salutare papà e poi faremo il necessario”.   Si salutarono con un ‘ciao’ laconico ognuna persa nei propri pensieri.

4 thoughts on ““Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 18 –”

  1. La tensione aumenta…i personaggi delineano sempre più il loro carattere…un mondo di ipocrite apparenze si scontra con la semplicità dei sentimenti di chi ha preferito essere faticosamente se stesso. Sempre più coinvolgente la lettura.

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