“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 17 –

Cari amici del blog, lettori assidui, cerco di non farvi aspettare troppo!  Mi auguro che ogni capitolo vi faccia compagnia aiutandovi a trascorrere un po’ della grande quantità di tempo che abbiamo a disposizione in questi giorni.  Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdfQuestione di prospettiva di Nicoletta Del Gaudio cap17

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 – Capitolo diciassettesimo – 

Margherita si era messa in contatto con l’associazione in Svizzera e prima di prendere gli accordi definitivi le avevano inviato una lista di documenti che avrebbe dovuto collezionare.    La lunga lista però non la scoraggiò, occuparsi di questo aspetto pratico le fu d’aiuto, in questo modo riusciva a tenere sotto controllo il livello d’ansia.   Non cambiò idea, anzi, ogni volta che provava dolore intenso in una parte diversa del suo corpo, la decisione si rafforzava, la prospettiva di una sofferenza maggiore unita alla diminuzione progressiva di autonomia non faceva che darle ulteriore energia e determinazione ad andare avanti nel suo progetto con ritmo incalzante.   Ora veniva la parte più difficile, doveva pensare accuratamente a tutti i dettagli del raggiro da fare a danno della signora Rizzo.    Prese un foglio di carta e si accinse a pianificare tutto come una vera e propria stratega del problem solving. Divise il foglio in due parti scrivendo ‘punti di forza’ da una parte e dall’altra ‘punti di debolezza’ ed iniziò a compilarli.     Tra i punti di forza sicuramente c’era la personalità della signora: una donna sui quarant’anni, terrorizzata dall’idea di invecchiare, molto superficiale e attenta all’apparenza, e nonostante fosse la direttrice della scuola elementare del paese, il suo livello culturale faceva piangere…ma era molto ricca, quest’ultimo punto era decisamente essenziale.    Inoltre Margherita era riuscita a contattare Juliana che avrebbe potuto fornirle l’aiuto necessario per simulare i contatti in Brasile presso la clinica dove operava il famoso chirurgo estetico, forse le avrebbe procurato, chissà come, la documentazione necessaria per convincere la signora, testimonianze, pareri del famoso professore…Quando Margherita cominciò a compilare i ‘punti di debolezza’ ebbe però un piccolo sbandamento. Pur avendo tutte le prove che permettessero alla signora Rizzo di fidarsi di lei, come faceva ad essere sicura che fosse davvero così sprovveduta da credere a tutto quello che lei le avrebbe detto? Avrebbe avuto comunque il tempo necessario per realizzare il suo piano in Svizzera?   Le sue condizioni di salute avrebbero potuto peggiorare notevolmente nel frattempo, purtroppo la bestia non avvisava mai in anticipo, poteva attaccare in modo aggressivo all’improvviso, presentarsi con ricadute violente dalle quali non solo non avrebbe potuto riprendersi completamente ma neanche recuperare ciò che avrebbe perduto.    Margherita era convinta di questo, la paura la rendeva irrazionale e sorda a tutto quello che il neurologo le aveva detto, si era persuasa che la sua situazione sarebbe degenerata rapidamente, era sicura che al lavoro si sarebbero certamente accorti del peggioramento, che le domande sarebbero state inevitabili.    Questi ultimi ‘punti deboli’ la fecero sprofondare in un pessimismo che annullò completamente il piccolo attimo di euforia vissuto poco prima.  Prese il foglio che stava compilando e lo accartocciò con rabbia scoppiando a piangere.  Poi, dopo essersi sfogata, andò in bagno, si sciacquò il viso e si truccò per andare al lavoro, non voleva generare alcuna curiosità, era consapevole di essere molto fragile in quel momento ed aveva paura che qualcosa potesse trapelare se non fosse stata più che attenta.   Quando arrivò al bistrot s’imbatté in Angela, se la trovò davanti all’improvviso, non doveva esserci quella mattina, ne era sicura, aveva controllato i turni, e la sua faccia sorpresa spinse Angela a dirle: “Ciao Margherita, non essere così stupita! Sostituisco Franca che sta poco bene!”, e Margherita replicò: “Ciao, no…sai…è che non mi aspettavo di incontrarti stamattina…”.   “Tranquilla – le disse Angela – è che hai fatto una faccia così buffa!  Faccio il turno di Franca ed il mio!  Oggi giornata lunga! Anzi, perché non ne approfittiamo? Alla pausa prendiamoci qualcosa insieme così ti racconto come è andata con la torta…un successone grazie a te!”. Margherita non poté fare a meno di essere contagiata dall’allegria di Angela, le sorrise e concordarono insieme la pausa, ma sapeva di dover mantenere alto il livello di allerta, non sapeva come e perché, ma con Angela, pur non volendo, aveva già allentato un po’ i meccanismi di difesa ed aveva paura di farlo ancora e di ritrovarsi, senza neanche accorgersene, troppo oltre.   Quasi stupita pensò che effettivamente con lei si sentiva a proprio agio, la sua loquacità non la infastidiva come invece accadeva con le altre persone, parlando con lei riusciva a dimenticare la sua malattia, si faceva trasportare piacevolmente in una dimensione diversa e la cosa le piaceva sempre di più.    La mattinata volò, il via vai di persone fu più intenso del solito ma tutto si svolse con la precisione di un orologio svizzero: i dolci sfornati per accontentare i clienti del mattino, le insalate, i pasti bio accuratamente preparati vennero consumati con piena soddisfazione della clientela così finalmente Margherita ed Angela poterono concedersi qualche minuto di pausa.  Era una giornata piuttosto calda, si versarono del tè freddo e si sedettero all’aperto così ci sarebbe scappata anche una sigaretta.  Angela le raccontò dei complimenti che aveva ricevuto per la torta ricordando a Margherita che gliene aveva conservato un pezzetto per fargliela assaggiare, poi, sorseggiando il tè la fissò e Margherita le domandò sorridendo:  “Perché mi stai fissando in questo modo? Per caso ho del cioccolato sul viso?  Sai, quando preparo la torta al cioccolato certe volte mi sporco senza rendermene conto!”.    “No, no – le disse Angela – solo che stavo pensando che vorrei conoscerti un po’ meglio, sapere un po’ più di te, ma ho paura di sembrarti indiscreta… so quanto tu sia riservata…ma è più forte di me, quando mi trovo bene con una persona non mi piace limitarmi ad una conoscenza superficiale. Sai, nella mia famiglia i rapporti sono sempre stati così vacui, basati essenzialmente sull’apparenza, ed io non l’ho mai sopportato! Conosco molte persone, anche se sono giovane, ma ho solo due amiche, due gemelle ex compagne di scuola e, ad essere sincera, le cose tra noi sono un po’ cambiate ultimamente… – Angela fece una piccola pausa, poi proseguì – in questo momento della mia vita mi sento più legata a Valeria, l’operatrice che mi aiuta con Chiara, che a loro!   Sai, da quando ho avuto Chiara e mi sono trasferita in questo paese, da quando lavoro, la mia vita è completamente cambiata, non ho più molte cose in comune con le gemelle, le priorità sono diverse, gli interessi sono mutati… – dicendo queste cose un velo di tristezza comparve nei suoi occhi, ma poi con un dolce sorriso riprese – Chiara è tutta la mia vita, ma non è facile…ho solo poco più di diciotto anni e diciamo che mi sento un tantino impreparata per tutto quello che mi troverò ad affrontare anche se finora sono stata fortunata; qui mi trovo bene, Valeria è il mio angelo custode, il lavoro al bistrot è sì stancante ma Mario e Franca mi hanno accolto bene, mi hanno fatto sentire immediatamente a mio agio…poi sembra che abbia trovato una nuova amica…che ne dici?”, disse l’ultima frase guardandola negli occhi e Margherita sentì qualcosa che si stava sciogliendo dentro di sé, la sincerità con cui Angela aveva parlato non l’aveva lasciata indifferente ed anche se c’era una notevole differenza d’età tra loro, in fondo poteva essere sua madre, in Angela non aveva visto una diciottenne, ma una giovane donna generosa, altruista, responsabile con cui aveva una cosa in comune: la solitudine.   Avrebbe voluto iniziare ad aprirsi con qualcuno, ed Angela era lì per lei, disponibile, bendisposta, accessibile, ah se avrebbe voluto! ma non poteva.    Come avrebbe potuto parlarle della bestia? Come avrebbe potuto spiegarle che non ce la faceva più a combattere giorno dopo giorno e che aveva deciso di farla finita?  Ma soprattutto come raccontarle il modo che aveva scelto per procurarsi il denaro?  Questi pensieri le passarono nella mente a velocità supersonica mentre Angela continuava a fissarla cercando un indizio, un segnale di condiscendenza nel suo sguardo che le facesse capire che Margherita era consenziente, disposta a condividere con lei ogni cosa come è giusto che avvenga tra due amiche.   Ma, seppure con dispiacere, Margherita sapeva di non potere accettare quell’amicizia ma nemmeno voleva ferirla, così temporeggiò per un po’e riuscì a dirle solo poche parole che per lei, comunque, equivalsero ad un lungo discorso: “Angela, tu hai solo diciotto anni, io molti di più, ho vissuto più di te e tante sono state le esperienze che ho collezionato, belle e brutte… – e qui Margherita fece una piccola pausa, il suo viso si rabbuiò, ma poi riprese – per lo più ho vissuto da sola e, come già ti ho detto, mi riesce molto difficile aprirmi agli altri.   Sei una bella persona, e nonostante la tua giovane età, sei molto più matura delle tue coetanee, ma ho bisogno di tempo, non ti dispiacere per favore, è difficile cancellare il muro di diffidenza che ho creato negli anni intorno a me, ho costruito una corazza dura come quella di un armadillo.   La sofferenza provata fa di questi scherzi…ma forse, un giorno, magari tra un po’, riuscirò a lasciarmi andare di più.    Un passo alla volta e se tu avrai pazienza chissà…potrà avvenire il miracolo!”, disse queste ultime parole sorridendo, ma si sentì subito in colpa perché sapeva perfettamente che quel momento non sarebbe mai arrivato, ormai aveva preso la sua decisione e l’avrebbe portata a termine a qualunque costo, ma in un altro contesto, in un’altra situazione, se la bestia non fosse stata lì nascosta pronta ad aggredirla, sapeva che avrebbe accolto la richiesta di amicizia di quella ragazza dolce che, ne era sicura, avrebbe alleviato la sua solitudine.  Angela rimase un po’delusa, ma la promessa di Margherita la rincuorò. Terminata la pausa, ognuna di loro prese in mano il bicchiere per portarlo in laboratorio, ma all’improvviso quello di Margherita cadde a terra rompendosi in più pezzi e lei si chinò per raccoglierli.   Angela subito cercò di aiutarla ma mentre lo faceva si accorse che nel rialzarsi Margherita aveva perso l’equilibrio e non riusciva a raddrizzare un piede, l’osservò meglio e scorse in lei un’espressione imbarazzata, le chiese se si fosse fatta male, ma Margherita minimizzò l’accaduto e riprese a camminare trascinando i piedi.  Al momento non le disse niente, ma questo ricordo accompagnò Angela fino al suo rientro a casa.  Preparò la cena per Chiara e per lei, e dopo averla messa a letto, si mise al computer e digitò alcune parole: perdita di equilibrio, piede storto, caduta oggetti dalle mani.    La prima voce che le apparve fu sclerosi multipla, entrò in quel sito ed approfondì la ricerca alla voce ‘sintomi’. Man mano che leggeva sentì l’ansia crescerle, voleva saperne di più, e vi ritrovò esattamente alcune azioni che erano avvenute quel pomeriggio: il bicchiere scivolato, la perdita di equilibrio e la difficoltà di ripristinarlo. Inoltre le vennero in mente altri piccoli fatti avvenuti in precedenza molto simili.  Ricordò il senso di affaticamento che Margherita aveva tentato di sdrammatizzare addossando la colpa al ritmo di lavoro frenetico del bistrot, “quindi – si disse Angela – era solo una scusa, probabilmente Margherita ha la sclerosi multipla.”.   Poi fece ricerche ancora più accurate ed apprese un mondo che le si aprì riguardo a questa malattia, le sue forme più aggressive e dolorose, la degenerazione, e disse tra sé: “se Margherita ha veramente la sclerosi multipla, quanto è compromessa la sua salute?”.   Dopo aver trascorso varie ore al computer per saperne di più, provò un senso di impotenza ed esausta andò a letto, non avrebbe mai immaginato una cosa del genere, anche se non ne poteva essere sicura, ma il suo istinto le disse che purtroppo forse aveva scoperto uno dei segreti di Margherita.   Trascorse la notte praticamente insonne, si rigirò nel letto continuamente e si era addormentata da poco quando la sveglia suonò.  Si alzò dal letto stanchissima, con movimenti meccanici si preparò il caffè ed il suo pensiero andò subito a Margherita.   In un primo momento pensò di parlare con Franca, raccontarle tutto chiedendole un consiglio su come comportarsi, poi ci ripensò.   In fondo non era assolutamente certa dei suoi sospetti, e prima di rivelare ciò che credeva avrebbe dovuto averne la certezza, ma come? Chiedere direttamente a Margherita dopo quello che le aveva detto era impensabile!  E allora? Come ottenere una risposta?   Per il momento non le venne in mente niente perciò, per prima cosa, decise di farsi cambiare i turni in modo che i suoi coincidessero con quelli di Margherita, come scusa avrebbe detto a Franca che negli ultimi tempi si era trovata così bene con lei che forse avrebbero potuto diventare amiche sconfiggendo la solitudine che da troppo tempo era diventata per tutte e due una pesante realtà.    Ovviamente avrebbe fatto promettere a Franca di non rivelare nulla altrimenti, conoscendola, Margherita si sarebbe chiusa in se stessa.  Dopo aver accompagnato Chiara all’asilo nido si recò al bistrot e parlò con Franca che riorganizzò i turni secondo le richieste di Angela.    Un primo passo era stato fatto, per quello successivo qualcosa – si disse – sarebbe venuto fuori, decise che da quel momento avrebbe osservato attentamente Margherita per ottenere tutte le informazioni possibili che forse, tristemente, avrebbero avvalorato la sua ipotesi.

2 thoughts on ““Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 17 –”

  1. Cara Nicoletta,
    Mi piacerebbe tanto poter leggere il tuo libro tutto d’un fiato……
    Se riuscita a coinvolgermi !
    In attesa. Lucia

    1. Lucia grazie! sostienimi con il passaparola, condividi il più possibile e chissà…forse riuscirò a pubblicarlo, magari questo mio sogno si potrà realizzare!!!!

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