“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 16 –

In tanti mi avete chiesto di pubblicare più capitoli in questo terribile momento che stiamo vivendo, mi avete detto che seguire questa storia vi piace, e così ho deciso di accontentarvi, se anche un solo lettore sarà soddisfatto, magari per il tempo della lettura, dico che ne è valsa la pena!  Buona lettura!  Massimo e Martina sono in crisi, come accade in tante coppie, ma  sopraggiungono nuovi fatti che mineranno ulteriormente la loro unione.

 

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdfQuestione di prospettiva di Nicoletta Del Gaudio cap16

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 – Capitolo sedicesimo – 

Anche se le giornate continuavano ad essere piuttosto fredde si cominciavano a scorgere per strada i primi segni della primavera, il giardino pubblico si era colorato del giallo delle forsizie e spuntavano le prime camelie di vari colori.     Nell’aria si percepivano nuovi odori e questo manifestarsi di colori sembrava rallegrare gli animi delle persone che si accingevano ad affrontare la lunga giornata di lavoro.    Martina aveva appreso da pochissimi giorni che il bambino che aspettava era un maschietto e ne era stata felice, a differenza di molte mamme che prediligono avere una femminuccia, chissà forse perché pensano di avere più affinità essendo dello stesso sesso, oppure perché possono vestirla come una bambola e così rivivere la propria infanzia.  Martina invece era contenta che fosse un maschio perché, secondo lei, molte difficoltà gli sarebbero state risparmiate.      Crescendo forse avrebbe sofferto meno per amore, in genere sono i ragazzi a fare strage di cuori, poi, una volta adulto, augurandosi che incontrasse la persona giusta con cui vivere, avrebbe potuto mettere su famiglia senza dover affrontare ritorsioni al lavoro come lei invece stava subendo.  Stava facendo tutte queste considerazioni mentre sorseggiava il tè, accese il computer per controllare le mail, ma prima però volle leggere le notizie del giorno e rimase letteralmente sconvolta.      In prima pagina, accanto alle notizie di politica c’era un articolo di cronaca che catturò la sua attenzione “Massimo Proietti famoso broker di successo di un importante studio di consulenza finanziaria arrestato per molestie sessuali verso una stagista”.     Rimase in apnea per qualche secondo, rilesse più volte il titolo, poi lesse l’articolo, non c’erano dubbi: quel Massimo Proietti era proprio suo marito.    Tanti i pensieri che invasero la sua testa, molti le si presentarono come vere e proprie mostruosità a cui non riusciva a credere.  Come era possibile non conoscere affatto una persona con cui si è condivisa parte della propria vita? Come era possibile che non si fosse accorta di certe perversioni di suo marito?  Non aveva mai mostrato attenzioni particolari verso ragazze così giovani! Sì apprezzamenti sulle belle donne li faceva, ma mai su delle ragazzine! L’articolo diceva che la ragazza aveva da poco compiuto diciotto anni all’epoca dei fatti, faceva l’ultimo anno di maturità ed era presso lo studio per assolvere il periodo di alternanza scuola-lavoro.  Inoltre l’articolo diceva che i fatti risalivano a prima dell’estate. Martina era annichilita, sentì un fremito percorrerle tutto il corpo, con la mente fece un rapido rewind e ripercorse tutto il periodo vissuto con Massimo da prima dell’estate fino al momento in cui era andato via di casa.     Non aveva notato niente di rilevante.   Era pur vero che già da tempo i loro rapporti si erano notevolmente raffreddati, si parlavano pochissimo, per un po’ avevano dato la colpa ai ritmi incalzanti del lavoro, ma sapevano entrambi che era una menzogna.   Poi la vacanza in Kenya, l’alcool aveva fatto la sua parte ed avevano avuto quell’unico rapporto da mesi. Per quanto si sforzasse Martina non riuscì a ricordare nulla che avrebbe potuto metterla in allarme.    Il comportamento di Massimo era normale: andava in spiaggia tutte le mattine, ritornava al resort per pranzo, riposino pomeridiano, e la sera la trascorrevano nei locali notturni con gli amici con cui avevano programmato il viaggio.   Ma ad un certo punto il sangue le si gelò, le sembrò di non riuscire più a respirare, un ricordo nitido le tornò alla mente. Avevano organizzato un safari fotografico, era stato tutto definito nei dettagli, una guida esperta li avrebbe accompagnati. L’appuntamento era nella hall del resort ma Massimo tardava a scendere, lo chiamò in stanza e, dopo poco arrivò e lo vide bianco come un cencio, sembrava avesse visto un fantasma. Cercò di far finta di niente riferendo di aver ricevuto una mail dall’ufficio in seguito ad un problema di un cliente, una cosa noiosa che proprio non ci voleva, tentò di minimizzare, ma per tutto il safari il suo comportamento non mutò, sembrò essere chilometri lontano dall’Africa. Il viso incupito, visibilmente preoccupato, ma continuò a partecipare al safari come se nulla fosse ponendo perfino mille domande alla guida per eludere eventuali richieste di chiarimenti da parte di sua moglie e dei loro amici.    Martina confrontò la data del safari con la comunicazione dell’avviso di garanzia reso noto dal quotidiano, era lo stesso mese!    Per questo avevano anticipato la data del ritorno.  I carabinieri non avevano trovato nessuno a casa loro per recapitarlo e così si erano recati al suo ufficio ed il suo capo, evidentemente allarmato dalla loro presenza, gli aveva caldamente consigliato di tornare il più in fretta possibile per affrontare la cosa cercando di evitare ulteriori scandali per lo studio, temeva, come infatti avvenne, una fuga di notizie, era troppo allettante sbattere in prima pagina uno studio di consulenza finanziaria al quale si rivolgevano molti vip, gente dello spettacolo, politici, uno scoop troppo ghiotto perché un giornalista ci rinunciasse!  Martina sentì le forze mancarle, le girò la testa ed il cuore sembrava non trovare il giusto ritmo, decise di telefonare allo studio e comunicare che non stava bene e che quindi per un paio di giorni non sarebbe andata a lavorare.  Più rileggeva la notizia, più si sentiva scossa.    Come aveva potuto stare insieme a lui tanti anni durante il fidanzamento e poi sposarlo senza essersi mai accorta di niente?  Non se ne capacitava, si sentiva una stupida, un’ingenua, una superficiale. Il suo amor proprio in un baleno era stato maltrattato, umiliato, sconfitto da poche parole scritte.     Nemmeno per un attimo valutò la possibilità che Massimo fosse innocente.     L’articolo riportava nei dettagli tutta la mostruosità, il disgusto di ciò che si presumeva fosse successo alla ragazza e Martina aveva perso la fiducia in lui il giorno che le si rivoltò contro quando gli disse di essere incinta.   La cattiveria che sprigionò non solo con le parole, ma soprattutto con gli occhi non le permisero di concedergli il beneficio del dubbio. Pensò a suo figlio, e a che razza di persona avrebbe avuto come padre, ma fortunatamente Massimo era stato esplicito, non avrebbe fatto parte della sua vita.  Questo pensiero al momento le fu di conforto, il bambino avrebbe avuto solo un genitore, lei. Si era appena calmata che un altro pensiero attraversò la sua mente: tutti sarebbero stati a conoscenza della notizia: amici, colleghi di lavoro di Massimo e suoi, le famiglie…e di nuovo il cuore cominciò a batterle all’impazzata, ciò voleva dire che anche Clara ed Alberto avrebbero saputo…Non aveva parlato con Clara dal giorno del litigio, sua madre non leggeva le notizie online e tantomeno suo padre, ma il giornale, quello sì, lo leggevano tutti i giorni, erano abbonati ad un quotidiano.  Fece appena in tempo a terminare il pensiero che il cellulare squillò, era Clara.   “Bene, adesso saremo sulla bocca di tutti – disse – complimenti, bella persona che ti sei scelta! Sono davvero fiera di te!”.    Martina sentì montarle una rabbia indicibile, sua madre si preoccupava degli altri e non di sua figlia, non le era passato per la testa che inferno stesse vivendo? Avere avuto fiducia nel suo uomo ed essere stata tradita così, in quel modo, umiliata, lei era la vittima, non la causa! Fece un profondo respiro e poi, con una calma che non le apparteneva replicò: “Buongiorno a te cara mamma, come stai?  Non ci sentiamo da quando sono venuta a darvi la notizia che ero incinta, da quando mi hai sputato veleno, da quando mi hai consigliato di abortire, da quando – e qui la calma stava già svanendo – non hai saputo consolarmi, cosa che una madre dovrebbe fare, perché mio marito se n’era andato via di casa lasciandomi da sola!”.   Per quanto Martina si era imposta di controllarsi, i suoi buoni propositi la stavano abbandonando, sentì gli occhi inumidirsi, stava per piangere, gli sbalzi ormonali della gravidanza certamente stavano dando il loro contributo, ma quello che fece soffrire Martina fu la glacialità della voce di Clara, asettica, fredda, impersonale.   “Non è colpa mia o di tuo padre, ma solo tua. – disse Clara – ti sei scelta quella persona come marito, tu dovevi sapere di che pasta era fatto, tu hai deciso di tenere il bambino, adesso prenditi le conseguenze come una persona adulta, noi non possiamo fare niente.   Ci hai messo in una condizione sgradevole, saremo sulla bocca di tutti per causa tua e questo mi sembra già sufficiente oltre a quello che devo affrontare ogni giorno…”.    Clara si lasciò scappare l’ultima frase quasi involontariamente, una parte di lei era terrorizzata per quello che stava vivendo con Alberto, l’altra, egocentrica, autoreferenziale moriva dalla voglia di dirlo a sua figlia per poterle scaricare un’ingente dose di senso di colpa. Infatti Martina, sentite quelle parole, immediatamente percepì la sua rabbia fluire via, svanire come per magia e le disse: “Mamma, di cosa stai parlando? Cosa sta succedendo? Ti riferisci a papà?”, le domande in realtà erano retoriche, Martina aveva intuito qualcosa di strano l’ultima volta che li aveva visti, suo padre era rimasto assente per tutta la conversazione e Clara l’aveva portata in cucina per parlarle da sola.   Con la voce sempre più allarmata le disse: “Cosa ha papà?”, ci fu qualche secondo di silenzio, Clara si schiarì la voce e decise di dirle tutto.   “Abbiamo fatto la visita da un bravo neurologo e tuo padre ha un’alta probabilità di avere l’Alzheimer”.     Martina sapeva che Clara abitualmente tendeva ad ingigantire le situazioni, così mantenne un tono piuttosto pacato e le rispose: “Mamma come al solito tendi sempre a drammatizzare!  Non ne hai ancora la certezza! Hai detto che ha un’alta probabilità, dovrete fare degli accertamenti, altre analisi immagino!”.     Clara a quelle parole si risentì, diventò letteralmente furiosa!  Non essere riuscita a colpire sua figlia come voleva la irretì e con voce stridula le replicò: “Ma certo! E tu che ne sai? Ci sei tu con lui ventiquattro ore su ventiquattro?  Lo porti tu ogni giorno al lavoro sperando che non se ne vada dalla clinica mettendosi a girovagare per la città e non avendo più sue notizie? Aspettando che qualcuno lo riporti a casa, magari un estraneo?”.    A quelle parole Martina ammutolì e si ricordò della telefonata di sua madre in cui, con voce decisamente preoccupata, le aveva comunicato di non trovare suo padre e di non avere la più pallida idea di dove fosse andato.  I pezzi del puzzle cominciarono a mettersi a posto e Martina, per un attimo, tornò la bambina di un tempo, si sentì senza protezione.      Il suo papà era sempre stato poco espansivo, questo sì, ma per lei era anche stato la sua roccia da sempre, la persona su cui poter contare nella difficoltà, soprattutto quella economica; ora l’immagine dell’uomo forte, autoritario, combattivo che lei conosceva stava crollando miserevolmente, e lei non poteva farci niente.    Con difficoltà riprese il controllo e tentò di adottare un tono amichevole e disse a sua madre: “Va bene mamma, adesso lasciamo perdere, per favore tienimi aggiornata sulla salute di papà, ora devo andare.”.     Mentre stava per chiudere la telefonata Martina sentì che Clara stava dicendo ancora qualcosa, ma temendo di non essere più in grado di controllarsi spinse il tasto di fine chiamata.    “Probabilmente dovrò ricoverarlo in una struttura.”, aveva aggiunto Clara, ma fortunatamente Martina non sentì.

2 thoughts on ““Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 16 –”

  1. Letto tutto d’un fiato sempre più avvincente… in questi momenti leggere i capitoli del tuo libro ti riporta ad una realtà diversa dimentichi ciò che sta succedendo…

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