“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 15 –

Grazie per la vostra fedeltà! Siete cresciuti in un modo incredibile, cari lettori! Ormai Angela, Martina, Clara e tutti gli altri personaggi del romanzo sono entrati a far parte della vostra vita, non potete negarlo!  Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdfQuestione di prospettiva di Nicoletta Del Gaudio cap15

Opera registrata alla SIAE /  tutti i diritti riservati

  • Capitolo quindicesimo – 

Era trascorso un po’ di tempo dall’ultima conversazione che Angela aveva avuto con Margherita.  I turni cambiavano di settimana in settimana ed i loro non coincisero più.    A volte però capitava d’incontrarsi, quando accadeva si salutavano cordialmente, forse anche più di prima, ma Angela notò che la maggior parte delle volte Margherita la evitava.     Se smontava dal lavoro lei indugiava nel laboratorio sistemando le ultime cose prima di andare, evitava accuratamente di trovarsi nello spogliatoio sola con lei che invece doveva iniziare il turno.     Angela aveva ricevuto un’educazione in cui i rapporti umani erano superficiali e quindi limitati, nella sua famiglia non si dava importanza all’eventuale ricchezza umana che ‘l’altro’ potesse donare, gli unici parametri degni di considerazione, per Clara ed Alberto, erano la posizione sociale ed un buon conto in banca, ma nonostante ciò, lei era incuriosita dalle persone, le piaceva fare nuove conoscenze ed anche se era selettiva nelle amicizie, si rendeva disponibile, non si faceva condizionare dai giudizi che altri avevano già emesso, e se la persona che si trovava davanti sfuggiva e si isolava lei diventava ancora più curiosa e tenace nel tentativo di stabilire un rapporto, nel cercare di capire il perché di tanta riluttanza.  Non era mera curiosità, ma una sensibilità più pronunciata rispetto alle persone comuni, la stessa sensibilità che, a volte, l’aveva esposta a grandi delusioni.  In passato molte volte aveva dovuto fare i conti con queste, si era resa disponibile con le persone sbagliate, o meglio, aveva riposto troppe aspettative in persone che non avevano saputo cogliere gentilezza e comprensione e l’avevano ferita considerandola inadeguata a priori.   Nonostante ciò non si era chiusa a riccio per paura ma essere amichevole e bendisposta continuava ad essere per lei inevitabile, non poteva proprio farne a meno.  Fu proprio questo che quel giorno la spinse a ritornare nello spogliatoio invece di andarsene subito a casa, Margherita stava finendo di allacciarsi la divisa e senza esitazione le disse: “Tra pochi giorni ci sarà una piccola festa dove vivo, volevo fare la tua meravigliosa torta alla crema di limone e ti volevo chiedere se saresti disposta a venire da me per aiutarmi, che ne dici?  Potresti venire domattina visto che anche tu non sei di turno, e così avrei tutto il tempo per imparare!”. Angela parlò di getto, e dopo aver finito Margherita le disse sorridendo: “Prendi fiato per favore, d’accordo, domattina verrò a casa tua, mi prepari il caffè e ci mettiamo al lavoro, ma fammi trovare tutto l’occorrente, così non perdiamo tempo, va bene?”. Angela esibì un sorriso a trentadue denti, era veramente contenta che Margherita avesse accolto la sua richiesta, finalmente avrebbero potuto parlare senza il timore di essere interrotte e forse Margherita avrebbe cominciato a fidarsi di lei.    Angela comprò tutti gli ingredienti e tornò a casa soddisfatta, ovviamente c’era la possibilità che Margherita non si aprisse affatto ma comunque il primo step era superato avendo accettato di andare a casa sua, e per il momento aveva deciso di farselo bastare.  Aprendo la porta di casa vide Chiara che, gattonando, le andò incontro con un grande sorriso, Valeria vedendola entrare con un’espressione allegra le disse: “Ciao Angela, immagino oggi sia stata una bella giornata al lavoro, sembri molto felice, conserva questa espressione per la festa di sabato, a proposito, cosa porterai?”, “una torta alla crema di limone, una vera delizia!”.  “Bene, allora ci vediamo alla festa!”, rispose Valeria, e se ne andò. La mattina seguente Angela portò Chiara al nido ed appena rientrata suonò il campanello, era Margherita. Superati i convenevoli, Margherita le chiese: “Hai tutti gli ingredienti che ti avevo scritto?”  “Si, certo” rispose Angela, “ci prendiamo il caffè ed iniziamo immediatamente”. Mentre disponevano tutto l’occorrente sul tavolo della cucina, Angela osservava Margherita: il viso era concentrato nella preparazione, ogni movimento che faceva era armonioso: aggiungere la farina, lo zucchero… sembrava una Margherita diversa, serena, appagata, soddisfatta, Angela pensò che quello sarebbe stato il momento giusto per entrare un po’ più in confidenza, così le disse:   “Sai, quando prepari un dolce hai un’espressione così serena e spensierata che sembra tu non abbia che pensieri positivi che ti passano per la mente…sei completamente diversa, è veramente bello vederti così”. Margherita si fermò per un attimo e, guardandola dritto negli occhi, le replicò: “Quando preparo un dolce, una torta, scaccio via tutto ciò che può rendermi triste e preoccupata, altrimenti ciò che sto cucinando ne risente e la riuscita non potrebbe che essere pessima”.   Angela si espose un po’ di più e di getto, temendo la sua reazione le disse:   “Ti prego non ti arrabbiare subito se ti riparlo di quella volta nello spogliatoio, mi è molto dispiaciuto non poter fare niente per te, non voglio essere invadente, credimi, è che se vedo qualcuno a cui voglio bene che soffre, non posso fare a meno di preoccuparmi e di cercare di fare qualcosa, ora per favore non ti arrabbiare e non lasciarmi nei guai perché non saprei proprio cosa fare per ottenere quella magnifica torta che sai fare solo tu!”. Margherita era pronta all’attacco, stava per dire ad Angela di farsi i fatti suoi, stava per fare quello in cui era maestra, rinchiudersi a riccio e scappare, ma l’espressione dipinta sulla faccia di Angela era talmente buffa che scoppiò in una risata fragorosa, la prima dopo tanto tempo, poi con calma le rispose:   “Te l’ho già detto, non sono abituata a condividere con altri ciò che sento, ciò che vivo.  L’ultima volta che l’ho fatto risale alla notte dei tempi…sono disabituata e per niente incline a fidarmi…si, ricordo quel giorno, ma non sono ancora pronta Angela, non voglio essere scortese ma per favore dammi tempo… forse un giorno ti racconterò e potrebbe essere per me una liberazione, ma ora no, scusami, ora pensiamo a finire questa benedetta torta al limone.”.    Margherita credette veramente a ciò che aveva appena detto, non aveva pronunciato quelle parole solo per prendere tempo, sentiva la necessità di condividere con qualcuno il suo dolore, le sue paure, anche se per farlo doveva essere assolutamente certa che non sarebbe stata tradita perché, comunque, non avrebbe mai rinunciato al suo piano.    Angela, da parte sua, si ritenne piuttosto soddisfatta, Margherita era diventata più morbida e docile alle sue attenzioni e soprattutto non se ne era andata, e questo, pensò, era già un ottimo risultato così continuò a cucinare come se niente fosse.  Nel tragitto verso casa Margherita ripensò alle piacevoli ore trascorse in compagnia di Angela, per lei era una novità chiacchierare con un’altra persona che anche se non poteva ancora considerare sua amica, comunque si era preoccupata per lei.   Aveva apprezzato il suo sincero interesse, e si sorprese a pensare che non le sarebbe dispiaciuto affatto di avere Angela come amica, ma purtroppo la difficoltà nel camminare ed i dolori che riaffiorarono la riportarono con i piedi per terra. La malattia la stava gradualmente mettendo con le spalle al muro, e di questa sua discesa all’inferno Angela non avrebbe potuto essere informata altrimenti, lo intuiva, le avrebbe impedito di andare fino in fondo.    Tornata a casa accese il computer per consultare la posta, ancora non aveva ricevuto niente da Juliana ed ormai stava perdendo le speranze quando vide che l’icona della mail aveva un nuovo messaggio, ci digitò sopra ed apparve l’attesa risposta di sua zia. “Cara Margherita scusa se non ti ho risposto subito, ma ho avuto problemi col computer.    Come sono felice di averti ritrovato!  Ho pensato di non sentirti per tutta la vita!  Ti sto scrivendo questa mail e sono milioni le emozioni che stanno lottando dentro di me.  Mi scusi per gli errori che farò nella tua lingua che conosco abbastanza bene, ma alcune volte, soprattutto quando sono emozionata, può capitare che ne commetta alcuni.    Ho cercato di sentirti da molto tempo!  Da quando aiutai tuo padre quel terribile giorno, padre Manuel si è dato molto da fare.    Non potevi rimanere con tua madre, così trovò una famiglia italiana che ti adottò e che spero sia stata buona con te, ma non mi disse altro.  La legge glielo impediva. Sapessi quanto ho insistito, ma niente.    Non sono sposata e non ho figli, per questo sei sempre stata nei miei pensieri e sono felice di averti ritrovata!  Mi scrivi che hai bisogno di tanti soldi, non ti preoccupare, non so come ma ti aiuterò.  Domani chiederò all’ospedale di darmi delle ferie per venire in Italia.  Non vedo l’ora di abbracciarti!  Stai tranquilla meu amor, querida, risolveremo tutto! Un grande abbraccio, zia Juliana.”.    Margherita lesse la mail più volte divorandola con la stessa intensità.     Aveva dimenticato tante cose, anche le più dolorose che adesso ritornavano vive nella memoria con l’imponente carico emotivo.   Da bambina quasi sempre si preparava da mangiare perché nessuno le faceva trovare il pranzo o la cena sulla tavola, i suoi erano sempre fuori, spesso alla ricerca di denaro per procurarsi una nuova dose, e se erano in casa era come se non ci fossero, sua madre non faceva mai la spesa e Margherita spesso era costretta ad elemosinare qualcosa da mangiare da una delle vicine che le dava qualcosa per compassione.    Ricordò che si chiamava Ana e che aveva cinque figli piccoli, il marito faceva lavori saltuari, ma Ana spesso le rimediava un po’ di arroz e feijões*, raramente un po’ di carne, costava troppo.    A Margherita sembrava di risentire il profumo non solo del cibo, ma anche di Ana, si, quel profumo di cannella che emanava la sua pelle ambrata, rivedeva il suo volto con quel sorriso che diventava piacevolmente contagioso.   Ricordò quanto avesse bisogno di quel sorriso, così come del cibo, per andare avanti in quella giungla familiare nella quale ogni giorno doveva sopravvivere. Erano passati tanti anni, eppure venne travolta dai ricordi dolorosi che sperava di aver cancellato definitivamente.   Erano bastate poche righe della mail di Juliana perché le ferite riaffiorassero con tutta la loro intensità, il senso di abbandono che si portava dentro riemerse con violenza e l’essere ormai adulta non servì a molto, la bambina di sette anni stava avendo il sopravvento sulla donna.  Una fitta dolorosa all’anca destra la riportò alla realtà, fece un profondo respiro per sopportare quella zampata della bestia e si rattristò al pensiero che Juliana fosse preoccupata per la disastrosa situazione economica che le aveva raccontato, non se lo meritava, non si meritava una bugia, e Margherita sapeva di averla sparata grossa, ma non vedeva altra via d’uscita per ottenere l’aiuto di sua zia senza rivelarle il piano.    Rispose alla mail con poche righe, giusto le parole necessarie per ringraziarla della sua disponibilità con l’augurio di vedersi presto in Italia e riunirsi in un lungo abbraccio.   Poi cercò con fatica di scacciare il senso di colpa lasciando ben visibili solo le cose positive: Juliana era stata rintracciata, le aveva scritto non sospettando nulla, le avrebbe dato il suo aiuto incondizionato, ora doveva solo mettere a punto il piano per truffare la signora Rizzo e farsi dare il denaro necessario, intanto avrebbe contattato la clinica in svizzera per ottenere la lista della documentazione richiesta, poi, una volta impossessatasi dei soldi, il gioco era fatto.    Ciò che mesi prima era solo un piano accennato, delineato da un senso di frustrazione ora stava prendendo forma e questo mentre da una parte le recava sollievo, dall’altra suscitava in lei tristezza, in fondo stava scegliendo la strada in discesa che era sì più agevole, ma anche irreversibile.   Mentre pensava queste cose le arrivò una mail, aprì il messaggio, era Angela che con grande entusiasmo le scriveva di aver appena sfornato la torta che sembrava un capolavoro, almeno il risultato estetico era stato raggiunto e ne era felice, la ringraziava del tempo che le aveva dedicato e le promise che ne avrebbe conservato un pezzettino così avrebbe potuto giudicare se l’allieva era stata brava come la sua maestra.    Margherita sorrise, quelle parole erano arrivate al momento giusto, erano riuscite a stemperare l’ansia almeno un po’.

7 thoughts on ““Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 15 –”

  1. Questo libro mi piace molto,cara Nicoletta, In questi giorni abbiamo più tempo da dedicare alla lettura…. non ci tenere così a lungo in sospeso..si perde il “contatto “ con la storia !
    Grazie ,in attesa

    1. Grazie Lucia! Certamente pubblicherò altri capitoli! La lettura credo sia un bene importante, non solo perché può distrarre ma anche perché ci può far riflettere! Sono contenta che possa fare compagnia soprattutto in questo orribile momento che noi tutti stiamo vivendo.

  2. Mi piace quando la protagosta del capitolo si dimentica di se … e per un attimo vive sensazioni di normalità … quando la lettura fa vivere questa stessa sensazione anche al lettore … beh vuol dire che è scritto proprio bene … brava Nicoletta!!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.