“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 14 –

Ecco il capitolo 14! Molte donne, come Martina, vivono la gravidanza da sole, convivendo con le proprie paure. Anche questo è un capitolo piuttosto breve ma continuate a seguire la storia, non vi deluderà! Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdfQuestione di prospettiva di Nicoletta Del Gaudio cap14

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  • Capitolo quattordicesimo – 

Massimo aveva già portato via tutte le sue cose trasferendosi in un residence vicino all’ ufficio e Martina, quando ritornava a casa dopo il lavoro, da una parte provò sollievo perché in questo modo la farsa tra loro due era finalmente finita, ma non poté nascondere a sé stessa che rimanere da sola con i suoi pensieri, la preoccupazione per il suo futuro e per quello del bambino non la impaurisse.   Il lavoro diventava ogni giorno più faticoso non solo a livello fisico, le nausee, i piedi gonfi la tormentavano, ma il lato psicologico ed emotivo era il più duro da sopportare.   Il suo capo, da quando gli aveva detto di essere incinta, la salutava appena e non le aveva più assegnato nuovi incarichi, dopo aver portato a termine quelli che aveva iniziato non avrebbe fatto altro che archiviare pratiche accumulate, era in atto una vera e propria azione di mobbing, Martina l’aveva capito molto bene, ma non era proprio il momento di fare la difficile, ora, con il bambino in arrivo ed un ex marito che si era scrollato di dosso ogni responsabilità. Con Clara non aveva più parlato dal giorno in cui era stata a casa dei suoi genitori, era ancora molto arrabbiata con lei e delusa. Aveva sempre pensato di essere la loro ‘cocca’, ma quel giorno aveva dovuto ammettere che non era così, sua madre l’aveva aggredita e sentendo che non voleva abortire come le aveva suggerito, l’aveva ignorata.   Martina proprio non riusciva a capire, era la prima volta che sua madre le negava il suo appoggio, non l’aveva mai fatto, l’aveva sempre sostenuta e supportata.    Ripensò di nuovo a sua sorella, ricordò quante volte a cena la ignorassero a suo vantaggio, era abbastanza evidente a tutti che Angela non venisse presa in grande considerazione, forse perché era più piccola, forse per il suo carattere, non era una ragazza a cui piacesse mettersi al centro dell’attenzione, anzi.   Non prevaricava mai nelle conversazioni, rispondeva solo se interpellata, non amava le discussioni mentre lei, Martina, riconobbe di essere tutto l’opposto.     Si sorprese nel realizzare che questa non era la prima volta che ripensava a sua sorella, anche se si erano ignorate da sempre ora Martina sentì di nuovo il desiderio di parlare con lei, intuì dentro di sé che Angela sarebbe stata l’unica in questo momento che forse sarebbe stata in grado di capirla; forse…sempre che l’avesse perdonata per l’orribile comportamento che aveva avuto verso di lei l’ultima volta che si erano incontrate.   Non solo non l’aveva sostenuta, ma l’aveva aggredita così come Clara aveva fatto con lei.   Chissà ora dov’era, se aveva avuto un maschietto od una femminuccia, che nome aveva dato al bambino o alla bambina, come se la stava cavando…L’ultimo giorno in cui l’aveva vista era stato al bar ed era talmente arrabbiata che, dopo aver parlato con lei ed averle detto tutte quelle orribili cose, aveva eliminato il suo numero telefonico dal cellulare, comunque ora non avrebbe saputo come contattarla. Mentre era assorta in questi pensieri il telefono di casa squillò, era il laboratorio di analisi che l’avvertiva che erano pronti i risultati e che avrebbe potuto ritirarli il giorno dopo.   Allora pensò al suo bambino, stava bene?  Le analisi avrebbero indicato qualcosa che non andava oppure tutto stava procedendo nella norma?  Si sorprese per queste domande, stava pensando per la prima volta a qualcuno che non fosse sé stessa, era preoccupata per qualcuno che nemmeno conosceva.  In passato non aveva mai provato ansia per chicchessia, neanche per Massimo, le uniche volte in cui si era data pensiero per lui erano state sempre in funzione di sé stessa: se Massimo aveva un buon lavoro era perché lei potesse vivere un’esistenza più agiata, se Massimo era stanco forse non avrebbero potuto trascorrere il weekend fuori al lago, e così via.  Questo nuovo sentimento che provava era invece totalmente altruistico, forse, pensò, quando si dice che una donna cambia se aspetta un bambino vuol dire proprio questo, preoccuparsi di qualcun altro a prescindere dalle svariate difficoltà che si dovranno superare, non dare più la precedenza al proprio io, fare un passo indietro.   Per Martina questa era un’esperienza del tutto nuova, il suo ego aveva sempre prevalso su tutto e tutti fin da bambina, non tollerava essere messa in secondo piano, la scena doveva essere sempre e solo sua, realizzare quindi questo aspetto che la maternità le stava donando la spiazzò.    Ma quella non era l’unica esperienza nuova che stava facendo, ne stava vivendo un’altra che, al contrario, non le piaceva affatto, stava sperimentando la più profonda solitudine. Tornare a casa dal lavoro ed essere completamente sola era una situazione in cui non si era mai imbattuta.    Quando era all’università aveva avuto molte occasioni per andare all’estero con le borse di studio che avrebbe vinto facilmente grazie agli ottimi risultati, ma non aveva mai voluto proporsi perché l’idea di staccarsi dalla protezione della famiglia le metteva ansia, doversi trovare in un ambiente nuovo stando da sola in un appartamento (mai e poi mai infatti avrebbe accettato di condividere lo spazio con altri studenti) la terrorizzava, perfino poco prima di sposarsi, quando Clara e Alberto uscivano tutte le domeniche, se Angela non rimaneva in casa lei usciva ed andava a casa di un’amica piuttosto che stare a casa da sola.    Il silenzio la spaventava, aveva sempre paura che qualcuno di nascosto entrasse, ogni rumore che sentiva la faceva sussultare, ora invece doveva adattarsi alla nuova situazione volente o nolente, ma scoprì che tutte le paure che nutriva fin da bambina erano attutite, avevano come perso potere, e sorridendo pensò di sapere perché, in fondo non era completamente sola, il suo bambino era con lei.

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