“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 11 –

Cari amici del blog, ecco un nuovo capitolo!  Le due sorelle, Angela e Martina, si trovano ad affrontare nuove prove, entrambe devono prendere decisioni importanti come spesso accade a noi tutti.  Grazie per la vostra fedeltà, continuate a crescere ogni giorno di più!  Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdf Questione di-prospettiva di Nicoletta Del Gaudio cap11

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  • Capitolo undicesimo – 

Erano le prime ore del pomeriggio quando Angela rientrò dal turno, Chiara sarebbe stata all’asilo ancora per un paio d’ore così il silenzio avrebbe regnato sovrano nel suo appartamento e si sarebbe potuta riposare prima di uscire di nuovo per riprendere la sua piccolina.  La pioggia non aveva mai smesso fin dalle prime ore del mattino anche se aveva diminuito di potenza ed Angela, pur amando incondizionatamente il sole, adorò la sensazione che le trasmise il rumore prodotto dall’acqua che cadeva delicatamente sulle foglie degli alberi, sui vetri delle finestre, sulla ringhiera del piccolo terrazzino.  Sentì dentro di sé una pace, una tranquillità che dagli ultimi eventi non aveva più provato. Si levò le scarpe bagnate ed indossò le pantofole provando un sollievo immediato, quindi si diresse verso i fornelli per prepararsi una tazza di tè, appena pronto iniziò a sorseggiarlo assaporando ogni attimo che le era concesso.  Ripensò alla terribile conversazione con suo padre che, purtroppo, le aveva confermato le accuse di Bruna, non si era discolpato, non aveva nemmeno fatto un tentativo, si era preoccupato solo delle conseguenze che un’eventuale denuncia avrebbe avuto sulla sua onorabilità …poi, si ricordò anche che suo padre aveva faticato a pronunciare il suo nome…come era stato possibile? Non ricordare il nome della propria figlia!  Mettendo a fuoco con maggiore attenzione le venne in mente l’espressione fissa di Alberto, mentre parlava con lei in realtà non la stava guardando, per tutto il tempo della conversazione aveva fissato un punto indistinto nel vuoto, davanti a sé.  Fece uno sforzo di memoria cercando di ricordare se almeno un’altra volta fosse accaduta una cosa simile, ma per quanto tentasse non riuscì a ricordarne nemmeno una. Alberto a casa parlava molto poco, generalmente era Clara che dominava le conversazioni, di qualunque tipo esse fossero: la scuola di Angela, il fidanzamento di Martina, la cena del giorno prima al club, gli impegni di lavoro di Alberto, ma quando lui interveniva lo faceva guardando dritto negli occhi il suo interlocutore e parlava sempre in modo appropriato dimostrando che nulla gli era sfuggito di quello che Clara, nel lungo monologo, aveva detto.  Angela continuò a sorseggiare il suo tè, guardò l’orologio e realizzò che aveva ancora un’ora e mezza tutta per sé, così decise di distendersi sul letto, programmò la sveglia sul cellulare per non fare tardi all’asilo e si addormentò col suono della pioggia.

Anche sua sorella Martina dovette affrontare una giornata piuttosto pesante, quella mattina si svegliò esausta nella camera che ormai non divideva più da tempo con Massimo.  La solita nausea violenta del mattino la fece correre di corsa in bagno per rimettere e sentì la porta di casa chiudersi piuttosto rumorosamente: Massimo era appena uscito per andare al lavoro.  Fece un profondo respiro e si recò in cucina per prepararsi un decotto a base di zenzero e limone, l’unica cosa che era in grado di bere al mattino e che le placava le nausee per un po’.  Aspettando che fosse pronto continuò a cercare disperatamente un modo giusto per comunicare a sua madre e suo padre che era incinta prima che Massimo portasse a termine le sue minacce.  Era rimasta sveglia inutilmente tutta la notte sperando di trovare un’idea pur sapendo perfettamente che sarebbe stato difficile.  I suoi genitori già in passato non avevano mai manifestato alcun desiderio di diventare nonni, se veniva fatta un’allusione al riguardo rispondevano prontamente che anche se avevano superato i sessanta da un po’ avevano ancora mille cose da fare, volevano viaggiare, conoscere posti nuovi.  Alberto sarebbe andato in pensione entro l’anno quindi sarebbero stati liberi da qualsiasi impegno e mai e poi mai avrebbero voluto essere incapsulati nel ruolo di nonni.  Con queste premesse era piuttosto difficile per Martina dare la notizia, sarebbe stato un fulmine a ciel sereno già comunicare loro di essere incinta, ma aggiungere anche che Massimo non solo non aveva accettato la sua gravidanza ma che se n’era andato via di casa accusandola di averlo tradito e che avrebbe dato pubblicamente la sua versione dei fatti sarebbe stato davvero troppo per i coniugi Carrisi.  Ma Martina decise che comunque quella mattina li avrebbe informati di tutto, doveva levarsi quel peso.  Finì di bere e si preparò per andare dai suoi, non avendo trovato alcuna strategia da attuare decise che avrebbe parlato di getto, senza copione, e per la prima volta si rivolse al suo bambino dicendogli sottovoce “Tu mi aiuterai.”.  Uscendo dal portone dell’edificio si sorprese di sé stessa, ovviamente era preoccupata per l’incontro ma nello stesso tempo si sentiva piuttosto tranquilla come se una forza interiore fosse entrata dentro di lei senza essere stata invitata e la sensazione le piacque, la montagna che avrebbe dovuto affrontare le sembrò improvvisamente meno imponente ma quando arrivò a destinazione e parcheggiò la macchina notò che le mani sul volante tremavano, nonostante l’ansia crescesse di nuovo decise comunque di andare fino in fondo.  Salutò il portiere dello stabile, il signor Gino, salì all’attico, suonò il campanello che lasciò sprigionare il suono del Big Ben (sua madre amava Londra ed aveva voluto averne un pezzettino sempre con sé), Jennifer aprì la porta e la salutò affettuosamente.  Era una donna solare, aveva sempre un sorriso stampato sul suo viso rotondo e nonostante lavorasse da tanti anni presso casa Carrisi, veniva sempre considerata con distacco da Clara che riteneva quello il giusto atteggiamento verso una cameriera: “Bisogna dare poca confidenza alla servitù altrimenti presa la mano si prendono anche il braccio!”, diceva sempre, ma Jennifer, nonostante la freddezza con cui veniva trattata, era veramente affezionata alle ragazze, per lei infatti fu una grande sofferenza quando aveva saputo che il professor Alberto e la signora Clara avevano deciso di cacciare Angela, non se ne capacitò, non riuscì mai a capire il loro comportamento. Una gravidanza fuori dal matrimonio oggigiorno non suscitava più lo scandalo, in più in una famiglia così agiata non ci sarebbero stati di certo problemi economici.     Lavorava da tanti anni dai Carrisi, occupava una piccola stanza del grande attico e spesso, quando Clara e Alberto uscivano la sera, era stata la baby-sitter di Martina ed Angela elargendo loro quegli abbracci e baci che Carla e Alberto avevano negato perché non volevano, o forse non sapevano esternare. Martina si lasciò avvolgere dal suo abbraccio, le voleva bene ed anche se non glielo aveva mai detto, le era grata per quell’affetto che le aveva mostrato negli anni.  Poi le chiese: “Papà e mamma sono in casa?”, per una frazione di secondo si augurò che la risposta fosse negativa, così, per prendere altro tempo, ma Jennifer interruppe il suo pensiero e le rispose: “Si, certo, sono nel salone andiamo!”.  La prese per mano come quando era bambina, Jennifer prendeva sempre per mano lei e sua sorella e le portava nel salone quando erano convocate per qualche marachella commessa, lo faceva per farle sentire protette ed al sicuro perché sapeva perfettamente che la lingua tagliente di Clara sapeva ferire più di un coltello e che non avrebbe badato a sconti nello sgridarle.  Martina entrò nel salone e lasciata la mano di Jennifer disse: “Buongiorno mamma, buongiorno papà.”, e a quel punto capì cosa avesse provato Davide di fronte a Golia.  Appena entrata nella stanza Martina notò che suo padre era seduto nella sua poltrona preferita indossando degli auricolari, stava ascoltando della musica che sembrava rasserenarlo, aveva un’aria assorta ed allo stesso tempo quasi beata come se quello che stava ascoltando lo tranquillizzasse.  Clara infatti aveva notato che nei giorni più difficili di Alberto, se alzava il volume della radio della stazione da lui preferita che trasmetteva in continuazione musica classica, si calmava, l’ansia diminuiva e come per magia, per qualche ora ritornava quello di una volta, così, per ottenere un po’ di tregua, lo sintonizzava su quella.  Martina vide che sulle sue ginocchia di Clara giaceva un libro che chissà da quanto tempo aveva smesso di leggere perché aveva lo sguardo pensieroso e preoccupato verso suo padre.  Non l’avevano affatto sentita entrare così Martina li salutò di nuovo alzando la voce e finalmente Clara e Alberto la guardarono. Clara per un attimo sembrò imbarazzata, si alzò dal divano di pelle bianca e le andò incontro abbracciandola calorosamente e le disse: “Cara Martina, che piacere vederti, come mai da queste parti?”.  Martina si accorse che mentre diceva queste parole lanciava sguardi furtivi ad Alberto e non ne capì subito la ragione; Alberto, nel frattempo, si era levato gli auricolari ed una musica di archi dolce e delicata continuava a sprigionarsi lieve, la fissò con uno sguardo piuttosto vacuo, sembrava stesse cercando con tutte le sue forze di mettere a fuoco, di riconoscere quella ragazza di fronte a lui che faticava ad identificare, ma Clara prontamente intervenne dicendo: “Vedi Alberto? È venuta a trovarci nostra figlia Martina, non sei contento?  Proprio l’altro giorno dicevi che era tanto che non si faceva vedere, ed eccoti accontentato!”, allora Alberto si alzò dalla poltrona ed abbracciò Martina con uno slancio che fu per lei una rivelazione.  Dopo i saluti si sedettero e prima che Martina iniziasse a parlare Clara invitò suo marito a rimettersi gli auricolari, una voce interna le suggerì questa precauzione, avvertì dentro di sé il sentore di un pericolo in quello che Martina stava per rivelare e non voleva che Alberto si agitasse di nuovo.       Martina rimase piuttosto stupita per il comportamento di Clara, ma non osò dire nulla per il timore di una sua reazione, era assolutamente vietato a lei ed a sua sorella di intervenire quando Clara prendeva una decisione che riguardava la coppia, pertanto continuò a parlare rivolgendosi solo a lei: “Sono venuta oggi perché la notizia che devo darvi non può più aspettare, sono incinta e per l’estate avrete un nipotino o una nipotina, ancora non lo so.”. Clara diventò bianca come un cencio, il suo viso assunse un’espressione statica, e nonostante fosse piuttosto presto, prese la bottiglia di vodka che era sul tavolino e si versò da bere, poi cercando di mantenere un contegno modulò la voce che tendeva al falsetto ed emettendo prima un colpo di tosse le disse: “Ma Martina cara, ne sei sicura? Voglio dire, hai fatto gli esami necessari prima di giungere a questa conclusione?”.  Martina le rispose: “Certo mamma, non c’è dubbio!”.  A quel punto Clara bevve un lungo sorso di vodka e le disse con la voce tremante: “E cosa pensi di fare?”.  Martina non si meravigliò della domanda, sapeva che Clara non era affatto ansiosa di diventare nonna, ma nonostante ciò avvertì una piccola fitta nel cuore e le rispose: “Tenerlo, è ovvio!”, a quel punto seppe perfettamente che sua madre le avrebbe fatto il terzo grado, che avrebbe tirato in ballo Massimo dicendole che non doveva tarpare la carriera di suo marito, che non si doveva comportare da egoista, che doveva pensare anche alla sua di carriera…. Perciò Martina continuò a dire tutto quello che si era prefissa prima che Clara la potesse interrompere.  Quando Martina finì Clara bevve la vodka fino all’ultima goccia e si riempì un altro bicchiere, rimase in silenzio per qualche secondo, la faccenda si faceva più grave, non solo Martina aspettava un bambino e lei sarebbe diventata nonna contro la sua volontà, ma Massimo era andato via di casa e avrebbe detto a chiunque che sua figlia era un’adultera, così sarebbero stati sulla bocca di tutti, inoltre, essendo da sola, Martina avrebbe sicuramente chiesto supporto, a lei in particolare, e questo era assolutamente fuori discussione visto i problemi che già doveva affrontare con la salute di Alberto!  Mentre Clara rifletteva, Martina lanciò uno sguardo a suo padre che per tutto il tempo era rimasto in silenzio ascoltando quella musica che gli rasserenava il viso, non sentì nulla di ciò che era stato detto, ma ad un certo punto guardò Martina e levandosi gli auricolari le disse: “Allora Martina, avete fissato la data delle nozze?”.     Nella stanza calò un silenzio spettrale, Clara diventò ancora più cerea mentre un enorme stupore si dipinse sul viso di Martina, prima guardò suo padre pensando ad una battuta, anche se fuori luogo vista la situazione, poi posò lo sguardo interrogativo su sua madre che ormai aveva abbandonato la rigidità e la compostezza di sempre. Clara cercò di spezzare quell’aria pesante che si era impadronita della stanza e le fece segno di seguirla in cucina, poi disse ad Alberto: “Caro, non opprimerla con la solita domanda, vedrai che presto ce lo comunicherà! Vado un attimo in cucina con Martina che mi ha chiesto la ricetta del pollo al curry, tu rimani pure ad ascoltare la musica”. Martina seguì Clara in cucina con un brutto presentimento non sospettando affatto che ciò che Clara le avrebbe detto avrebbe superato notevolmente le sue previsioni. In cucina ci furono alcuni attimi di silenzio, Martina continuava a guardare Clara ma non riuscì ad articolare alcun suono per formulare le mille domande che le passavano per la testa.  Clara, sempre più pallida, si reggeva talmente forte alla sedia che le nocche erano diventate bianche, poi si sedette lentamente cercando di trovare le parole più giuste per spiegare cosa stesse succedendo alla loro famiglia.      Una volta ripreso il controllo, con il solito tono freddo e distaccato che la caratterizzava, iniziò a parlare: “Tuo padre si sta comportando in modo molto strano da un po’ di tempo, scorda molte cose, ripete spesso le stesse frasi, e un paio di volte è uscito di casa senza che potessi avere la più pallida idea di dove fosse andato, sono molto preoccupata ed alla fine ho deciso di portarlo da un neurologo per farlo visitare, non posso più vivere con questa ansia che mi sta divorando!”. Martina, apprendendo ciò che Clara le aveva appena detto, faticava a metabolizzare le informazioni, poi prevalse su tutte l’emozioni la sua insicurezza e si rivolse a sua madre con una raffica di domande: “Quando ha iniziato ad avere questo strano comportamento?  Perché non mi hai mai detto niente?  Cosa succederà se papà non si riprende?  E se lo dovessero ricoverare cosa diremo alla gente?  E con il suo lavoro come farà?”.  Clara la fissò con gli occhi di ghiaccio e con un tono che non ammetteva repliche le disse: “Tutto quello che riguarda tuo padre è affar mio! Tu devi solo stare attenta a non dire a nessuno ciò che sta accadendo!  Piuttosto – e qui il tono di Clara si fece tagliente –  cosa mi combini?  Come ti permetti di rimanere incinta in un momento simile?  Come ti viene in mente di farti mollare da Massimo?  Non basta ciò che devo affrontare per colpa di tuo padre, ti ci metti anche tu a complicarmi la vita?”.  Quelle parole che Clara pronunciò sibilando travolsero violentemente Martina come un fiume in piena, improvvisamente si sentì come quando, da piccola, veniva depauperata della propria autostima ogni volta che Clara era in preda alla collera e la sgridava per un comportamento inadeguato.     Martina si sorprese a mangiarsi le unghie, ammutolì ed abbassò lo sguardo, azioni tipiche che metteva in atto ogni volta che veniva sgridata da bambina, non osò replicare a sua madre che, glacialmente, le pose la domanda che temeva: “Veramente intendi tenere il bambino?”, a quel punto Martina sentì emergere dentro di lei una forza inspiegabile che le fece rispondere senza esitazione: “Certamente, io avrò questo bambino che tu lo voglia o no e niente, proprio niente e nessuno mi farà cambiare idea!”, dopo aver pronunciato queste parole si voltò, uscì dalla cucina e sbattendo la porta di casa se ne andò.  Era una furia, non sentì nemmeno il signor Gino augurarle buona giornata, si diresse verso la macchina quasi correndo, appena entrò incrociò le braccia sul volante e pianse senza ritegno.  Dopo svariati minuti si rese conto che doveva avvisare al lavoro che avrebbe fatto un po’ di ritardo altrimenti il suo capo sarebbe andato su tutte le furie, s’inventò di aver forato una gomma, poi, a mente fredda, iniziò a fare un bilancio di tutto quello che le stava accadendo negli ultimi tempi e l’angoscia incominciò a farsi strada. Suo padre da persona energica e attiva, anche se autoritaria, sembrava un demente ed a sua madre non interessava assolutamente niente di lei, era chiaro che non sopportava che lei fosse incinta, le aveva perfino proposto di sbarazzarsi del bambino! Come poteva mettere il suo egoismo davanti a tutto? D’ un tratto le venne in mente un’altra volta sua sorella Angela, in fondo Clara aveva fatto la stessa cosa anche con lei, avrebbe voluto che Angela abortisse cosicché tutto si sarebbe sistemato, l’incidente di percorso si sarebbe risolto ed il suo egoismo avrebbe prevalso, ma non riuscendoci invece cosa aveva fatto?  L’aveva cacciata via insieme al suo bambino ed aveva convinto Alberto, Martina sapeva che Clara aveva un’enorme influenza sulle scelte di suo marito, sapeva condurlo ad una decisione facendogli credere di averla presa da solo.     Ora Clara stava agendo nello stesso modo, ma con un’unica differenza, non ci sarebbe stata la complicità di Alberto. Martina non era riuscita a capire chiaramente cosa avesse suo padre, Clara aveva solo accennato a delle dimenticanze, a delle stranezze e certamente, dopo ciò che era successo, non le avrebbe detto più niente.  Salì in macchina e si recò in ufficio, ormai era trascorso ampiamente il tempo presumibilmente necessario per cambiare la gomma e non voleva far arrabbiare il suo capo.

8 thoughts on ““Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 11 –”

  1. Grazie per le emozioni che riesci a trasmettere attraverso le vicissitudini dei personaggi . Se questa è una delle funzioni che la lettura deve avere , ecco che Nicoletta Del Gaudio riesce a dare leggendo il suo romanzo.

    1. Grazie Santina, per me la lettura deve trasmettere emozioni e se ci sono riuscita non posso che esserne felice! Condividi, condividi, condividi!

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