“Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 10 –

Bene, siamo arrivati al capitolo 10! In questo capitolo, si parla di amicizia, e del timore di soffrire! La paura, a volte, supera la realtà mandandoci in confusione ma fortunatamente la vita è imprevedibile e cambia i nostri piani…Buona lettura!

– Al seguente link è possibile scaricare il documento in pdf – Questione di prospettiva di Nicoletta Del Gaudio cap10

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  • Capitolo decimo –

I giorni per Margherita scorrevano piuttosto velocemente quando si sentiva bene, ma erano interminabili se la malattia si riacutizzava.  Se questo avveniva al lavoro, guardava in continuazione l’orologio aspettando con ansia la fine del turno.  Quando il neurologo le parlò della sclerosi multipla le aveva preannunciato che avrebbe dovuto affrontare delle ricadute in cui la sua autonomia pian piano si sarebbe ridotta e che, nonostante i farmaci, probabilmente alcune azioni non le avrebbe più riacquisite.  Quel giovedì era purtroppo uno di quei giorni, aveva maggiore difficoltà nella presa degli oggetti, la vista non era così nitida ed inoltre ciò che la spaventava di più era la difficoltà di concentrazione.  Le dosi nei dolci che preparava erano importantissime, sbagliarne una significava realizzare un prodotto non commestibile, da buttare, perciò impiegò il doppio del tempo nel collezionare e pesare tutti gli ingredienti necessari prima di lavorarli e rimase piuttosto indietro nella tabella di marcia. Ogni tanto gettava un’occhiata a Francesco per vedere se la stesse osservando e se si rendesse conto dell’ansia che avvertiva durante la preparazione, ma fortunatamente Francesco era così preso dal suo lavoro che sembrava non accorgersi di niente.  Quel giorno il panico s’impossessò di Margherita, le si era rovesciata per terra la bottiglia del latte che aveva appena preso dal frigo e guardò Franca che era appena entrata nel laboratorio con l’espressione di un bambino sorpreso a rubare i biscotti nella credenza.  Franca esplose in una risata rumorosa e, con le lacrime agli occhi le disse: “Margherita, non ti preoccupare, non è successo niente di irreparabile, non mi guardare così come se fossi la tua mamma pronta a sgridarti!!!  Ora ti prendo un’altra bottiglia di latte e ti aiuto a pulire così tu puoi riprendere il tuo capolavoro, stai preparando la meravigliosa torta della nonna, vero? Ho intravisto i pinoli!”. Contagiata dalla voce allegra di Franca, Margherita si tranquillizzò un poco e cercò con un enorme sforzo di riprendersi, ma le mani le tremavano ancora. Percependo anche una certa instabilità delle gambe, si appoggiò al bancone e continuò a mescolare gli ingredienti come se niente fosse rispondendo a Franca nel tono più gioviale possibile: “Scusa Franca, sono proprio distratta, non so come sia successo, sai mi sono persa nei miei pensieri ed ecco il risultato, ma recupererò il tempo perduto, non ti preoccupare!”. Franca la rassicurò subito, ma da donna attenta e sensibile aveva notato qualcosa di anomalo, di strano, nei movimenti di Margherita.  Lo sforzo notevole che aveva fatto reggendosi al bancone del laboratorio, il viso che era diventato rosso nel compiere quella fatica non giustificavano la semplicità dell’azione.  Franca non disse niente, ma il campanello che sentiva dentro di sé ogni volta che percepiva in un altro essere umano un disagio, suonò.  Margherita continuò a cucinare con la consueta professionalità che la distingueva, poi, finito il turno, salutò tutti e se ne andò a casa.  Il tragitto, quel giorno, fu un’impresa colossale, appena lontana dalla vista del bistrot si appoggiò ai muri per quasi tutto il percorso, infilata la chiave nella serratura del portoncino entrò e chiuse la porta con tutte le forze che le erano rimaste gettandosi sulla poltrona con ancora il cappotto addosso.  Era tutta sudata nonostante le rigide temperature del periodo, ansimava e, con dei respiri profondi, cercava di placare sia il dolore che avvertiva a braccia e gambe, sia il desiderio di urlare con tutta la sua voce che quello che le stava capitando non era affatto giusto, che non se lo meritava, che non aveva mai fatto male ad una mosca, che era troppo giovane per soffrire come un cane.  Dal neurologo aveva voluto sapere tutto, proprio tutto sul decorso della malattia, pertanto constatare di nuovo che la bestia si era rifatta viva con violenza togliendole ancora un po’ della forza di cui ancora disponeva la fece esplodere in una rabbia così violenta che gettò sul pavimento la borsa che aveva ancora sulle ginocchia e tutto il contenuto si sparse in terra rumorosamente.  Dopo quello scatto fece appello all’autocontrollo. Si rese conto che la sua autonomia si stava riducendo ma sapeva che, anche se in un tempo imprecisato, con grande determinazione, la bestia avrebbe continuato a fare il suo corso. Entrò subito in ansia perché mancavano ancora tanti tasselli al suo piano perché fosse operativo, doveva ancora fare tante ricerche, doveva sbrigarsi altrimenti sarebbe arrivato il momento in cui da sola non avrebbe potuto più realizzarlo perché messa definitivamente k.o. dalla malattia; Margherita ne era sicura nonostante quello che le aveva detto il medico. Così, mossa da questi pensieri, con uno sforzo sovrumano si alzò dalla poltrona, si tolse il cappotto e si mise al computer per cercare di trovare sua zia attraverso i social, Juliana in quel momento era l’unico appiglio a cui aggrapparsi per realizzare il suo piano.  Iniziò immediatamente la ricerca con una grande determinazione, voleva ritrovarla quella sera stessa e per farlo sapeva che molte sarebbero state le ore da trascorrere al computer ed era spaventata dall’idea di fallire. Purtroppo i dolori non cessavano, ma l’obiettivo prefisso era talmente importante che aveva deciso di non farsi scoraggiare da niente, la bestia doveva essere tenuta a bada. Con enorme sforzo aveva messo a bollire il pesce per cena, il medico le aveva consigliato d’includerlo nella sua dieta il più possibile perché conteneva un acido di cui non ricordava il nome che aveva un effetto antinfiammatorio, così, anche se il solo odore la disgustava, da bravo soldatino obbedì.  Fece una breve interruzione solo per cenare, poi riprese con maggiore accanimento, doveva ritrovare Juliana, subito, non poteva aspettare un giorno di più!  Verso le undici di sera s’imbatté in un sito dove c’erano svariati articoli sul famoso chirurgo estetico brasiliano quando, d’improvviso, sentì una fitta al cuore, vicino a lui c’era una donna col camice bianco, nell’articolo si parlava di un’infermiera, collaboratrice da tanti anni del famoso dottore, una certa Juliana Cunha.  Il cuore aumentò i battiti, ingrandì la foto più che poté facendo attenzione a non sgranarla troppo, ed il suo cervello fu catturato da un turbinio di ricordi:  Juliana nella sua casa della favela che urla ai suoi genitori biologici dicendo loro che sono degli incoscienti, che devono pensare alla loro figlia, Juliana che porta loro qualcosa da mangiare, Juliana che la prende in braccio e che la culla dolcemente… e, all’improvviso, Margherita sentì due lacrime scorrere sulle guance, pensava di aver rimosso tutti i terribili ricordi che aveva di quando era bambina, invece…erano tutti lì, nitidi che le si ripresentavano senza sconti.  Juliana nella foto appariva invecchiata, ma era ovvio, erano passati tanti anni…più di venti?  Margherita la ricordava piccola, minuta, coi capelli di un nero lucente, ora faceva fatica a riconoscere in quella fotografia la stessa persona: era sempre piccola di statura, ma leggermente ingrassata ed i capelli erano quasi tutti bianchi, ma il sorriso, quel suo sorriso rassicurante e dolce, quello era rimasto intatto. Stette svariati secondi immobile davanti lo schermo fissando la foto e provò disprezzo per sé stessa.  Come poteva contattare quella donna dopo tanti anni ed ingannarla?  Lei che era stata sempre premurosa e disponibile.  Per un attimo si sentì come Giuda dopo che aveva venduto Cristo per trenta denari, perché era sicura che Juliana, una volta contattata, sarebbe stata così felice di averla ritrovata che sicuramente le avrebbe dato una mano, era nella sua natura. Come avrebbe potuto tradire la sua fiducia come se niente fosse?  Le avrebbe detto di avere bisogno di soldi, di tanti soldi, non per chiederli direttamente a lei, uno stipendio d’infermiera non le avrebbe permesso di aiutarla, di questo ne era certa, quindi le avrebbe rivelato la truffa che voleva realizzare a danno della signora Rizzo.  Le avrebbe fatto credere di essere stata ricattata da uno strozzino per dei soldi che le aveva prestato tempo prima nel tentativo di aprire una propria attività commerciale, le avrebbe detto che era spaventata perché le minacce stavano diventando di giorno in giorno sempre più pericolose per la sua incolumità.  Era certa che Juliana dopo aver sentito tutto ciò non avrebbe opposto resistenza se non in un primo momento in cui avrebbe cercato con lei un’altra soluzione, ma poi l’avrebbe aiutata non trovando un altro modo per mettere insieme quell’ingente somma in poco tempo. Margherita cercò in rete l’indirizzo della clinica in cui Juliana lavorava e le scrisse immediatamente una mail, non ricordando quasi niente della sua lingua madre, si avvalse della traduzione di google; quando si trattò d’inviarla ebbe una breve esitazione, ma dopo pochi secondi, con determinazione schiacciò il tasto di invio.

 

 

 

2 thoughts on ““Questione di prospettiva” di Nicoletta Del Gaudio – Cap. 10 –”

    1. Cara Lucia, purtroppo dovrai seguire i capitoli che pubblicherò di volta in volta sul mio blog: conoscersiparlando.it! Magari in futuro… chissà, un editore potrebbe pubblicarlo! ti prego di avere pazienza e di condividere il più possibile, di parlarne con tante persone…potrebbe essere il modo corretto perché l’occhio giusto lo intercetti!!! Comunque stasera pubblicherò il capitolo 11! Buona lettura!

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