“Il meglio di noi” di Francesco Gungui: riflessioni di una lettrice

Ho letto in due giorni il libro di Francesco Gungui “Il meglio di noi”, e voglio condividere con voi lettori del blog alcune mie riflessioni.  Non conoscevo questo autore, e devo dirvi che, come ho iniziato a leggere questo romanzo, ho avuto difficoltà ad interrompermi, sentivo veramente l’esigenza di arrivare fino in fondo.  Mentre leggevo, mi catturava non solo la storia della coppia, di Sara e Michele, ma quello che viene detto riguardo all’importanza di sapersi relazionare con le persone, alle varie modalità che adottiamo nella comunicazione, che ritengo essere gli altri protagonisti di questo libro.  In questo momento storico, dove ognuno è sempre di corsa, catturato da mille ansie per il lavoro, angosciato per la situazione economica e per responsabilità di altro genere, troppo spesso le relazioni tra gli individui non sono considerate una priorità, pertanto parlare, esprimere opinioni, confessare i disagi, è sempre meno frequente, e si innalzano, quasi inconsapevolmente, dei muri che, nel tempo, diventano insormontabili.  Ciò appare in modo palese nelle coppie che, tra il lavoro sempre più precario, la preoccupazione economica, le responsabilità verso i figli, non trovano, o meglio, evitano il confronto e, mentendo a loro stessi, lo rimandano ad un momento più propizio, convincendosi che, tutto sommato, possono andare avanti senza grandi problemi.  In realtà non desiderano affrontare il dialogo e lasciano che i giorni, i mesi, gli anni passino rischiando di giungere ad un punto di non ritorno.  Così la coppia assomiglia ogni giorno di più a dei soci in affari di un’azienda chiamata ‘famiglia’, e trascurare la cura della parte emotiva, esprimere i propri bisogni, i desideri, i sentimenti, li porta inevitabilmente alla deriva.  In questo romanzo, Michele e Sara,nonostante abbiano deciso di comune accordo di divorziare, sono costretti a rimandare a causa della situazione precaria del lavoro di Michele e quindi a vivere, per un periodo imprecisato, come separati in casa.  Questa circostanza spinge Sara alla ricerca di un qualcosa che possa aiutarla a sopportare la situazione e così, quasi per caso, si avvicina al mondo del ‘coaching’, dapprima con molta diffidenza, alcune esperienze infatti si riveleranno delle vere e proprie sciocchezze, ma in seguito, grazie ad Achille, il proprietario della libreria presso cui lavora, farà un percorso molto personale e verrà a conoscenza di molte cose che riguardano la comunicazione, di cui era totalmente ignara: inizia a riconoscerne gli effetti positivi adottando una metodologia diversa quando parla con suo marito sperimentando con sorpresa non solo la sua capacità di autocontrollo ma anche di avere delle abilità, mai messe in atto prima, che accresceranno la sua autostima. In questo tempo in cui la considerazione per i sentimenti, l’empatia, sono scarsi, questo libro aiuta non solo chi si ritrova solo anche se si è costruito una famiglia, ma supporta anche tutti coloro che hanno bisogno di una scossa per uscire da un’impasse fatta di insoddisfazione, delusione ed incapacità di attivarsi per tentare di trovare una soluzione.

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