Due piccoli brani da “La perdita della corazza”: Il professore


“Alice cresceva come personaggio nella storia di Sara, diventava sempre più consapevole delle sue emozioni, la sua determinazione nel cercare un lavoro che riconoscesse le sue competenze gratificandola, stava toccando impetuosamente un nervo scoperto: la sua rinuncia a proseguire fino in fondo il libro che aveva iniziato a scrivere molto tempo prima.  Si domandò perché. Perché aveva mollato? Sì, una risposta già se l’era data tempo addietro, la paura di fallire l’aveva divorato al punto di scegliere di capitolare piuttosto che di lottare.  Ma sapeva che in fondo questa non era l’unica ragione e forse non era nemmeno la principale.”

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“Capì che doveva ricominciare tutto daccapo.  La storia c’era e i personaggi pure, ma, nonostante le duecento pagine già scritte, doveva ripartire da zero.  Doveva attraversare le emozioni che quei personaggi vivevano e non limitarsi a descriverle, le doveva conoscere, sperimentare: doveva piangere e ridere con loro, allora sì che avrebbe, di volta in volta sentito anche lui l’urgenza di cimentarsi con carta e penna a raccontare le loro storie creando intrecci che, in seguito, avrebbe dipanato.”

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