Cosa vuol dire essere diverso?

Mi ha colpito l’articolo comparso su ‘La Stampa’ del 28 marzo di Gianluca Nicoletti.  Il celebre giornalista si è sottoposto ad una serie di esami che hanno portato alla conclusione che anche lui, come suo figlio Tommy, è autistico.  Parola che quando viene nominata incute immediatamente paura perché fornisce una definizione che distingue l’individuo classificato come ‘diverso’ dai cosiddetti normodotati.  Ma Nicoletti non lo vive in questo modo, anzi, come dice lui stesso: “Sono veramente molto autistico, per lo meno nella scala che ne determina il livello.  E allora? Sono sempre io, anche se ora matto certificato”. Mi è particolarmente piaciuto ciò che dice di aver imparato da suo figlio: “Da Tommy ho imparato a non affannarmi nella ricerca del consenso altrui e ne ho fatta la mia nuova regola di vita, soprattutto ora che so di essere anch’io, in parte, autistico.” Siamo troppo condizionati dal giudizio degli altri, in vari contesti, lavorativi, sociali, tendiamo a dare troppa importanza a ciò che pensano gli altri tanto da permettere troppe volte di farci sentire inadeguati, scarsi, non all’altezza del compito affidatoci, e questo solo perché non rispondiamo a degli standard creati poi da chi? Mentre a volte, un modo di pensare, di agire in modo non conforme potrebbe recare nuove idee, nuovi stimoli che potrebbero far progredire la nostra mente portando, magari, a risultati più che soddisfacenti!  L’amore di Nicoletti verso suo figlio, perché di questo si tratta, il desiderio di comprenderlo, di capirlo si è arricchito della consapevolezza di scoprire di essere anche lui autistico facendo emergere il desiderio di non soffocare questo aspetto, e così, dice il giornalista, non ha avuto più paura di pensare da autistico, e lo ha fatto non solo per convivere con questa sua ‘diversità’ ma per aiutare ancora di più suo figlio.  La consapevolezza di condividere con lui questa tipicità, e cioè quella di possedere una mente ‘diversa’, rasserenerebbe anche altri genitori che condividono la sua stessa esperienza, così afferma il giornalista.  Quanti genitori di figli autistici molte volte si sentono come se dovessero chiedere scusa agli altri perché il loro figlio utilizza modalità e comportamenti diversi da quelli riconosciuti ed approvati dalla nostra società? Ma non dovrebbe essere così, quei bambini, poi ragazzi ed adulti, posseggono una ricchezza che ad occhio nudo, o meglio, all’occhio di una società conformista e ‘normodotata’ che non vede al di là del proprio naso, non viene compresa; è un discorso di prospettiva, sì di prospettiva diversa da quella che comunemente viene osservata da tutti e che dovrebbe farci riflettere parecchio. Non tutti abbiamo la stessa percezione delle cose, ognuno di noi è un essere unico al mondo e grazie a questo abbiamo capacità diverse, viviamo le situazioni in modo singolare e non sarebbe giusto dire che è ‘sbagliato’ ciò che l’altro percepisce e vive solo perché lo fa in un modo diverso dal nostro.

 

 

 

 

 

 

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2 thoughts on “Cosa vuol dire essere diverso?”

  1. Grazie per l articolo cara Nicoletta .che ho condiviso con splenditi genitori di ragazzi autistici .La maggior parte dei genitori ha usato l espressione : l ho sempre saputo . Personalmente io mi sono sentita sempre diversa. Grazie a Dio e a una società più tollerante nessuno mi ha classificato perché sfarfagliavo le mani quando non riuscivo a contenere un emozione o quando non facevo mai i compiti il pomeriggio perché mi bastava stare attenta durante le lezioni per imparare tutto a memoria o quando avevo difficoltà a intrecciare nuove amicizie e se una compagna di giochi era trasferita io lo vivevo come un lutto e restava amica per sempre.Sono certa che se faccio il test risulterà : madre autistica di un meraviglioso figlio autistico.

    1. Grazie a te cara Santina, tutti noi abbiamo un po’ di stranezza che ci appartiene, e trovo che questo sia un elemento estremamente positivo per contrastare la noia, la pesantezza di chi, sentendosi un normodotato in regola, si pone su un piedistallo inneggiando alla normalità! Se solo si diffondesse maggiormente il messaggio che diversità non è sinonimo di disgrazia, ma anzi, un valore aggiunto, allora sì che ci troveremmo a vivere in una società più umana, sensibile ed indiscutibilmente arricchita!

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