Un altro brano del romanzo: Marina

“Prese una matita per iniziare a fare un bozzetto sulla tela, ma le tremava la mano, dovette appellarsi con tutte le sue forze alla sua razionalità per ricordare, senza essere devastata dai richiami della memoria che potevano adesso essere incanalati correttamente nel dipingere.  Era necessario un certo distacco, lo sapeva, ma non avrebbe mai pensato che sarebbe stato così difficile.  Si sentiva come il pittore di un famoso film che a causa della sua malattia, una debolezza delle ossa, è costretto a vivere la sua fragilità corporea nella sua casa, allestita in modo da scongiurare qualsiasi pericolo per la sua persona.   Marina percepisce la fragilità della sua anima, la facilità di rompersi al minimo urto.  Paragona la sua intimità ad un vetro di Murano bello, raffinato, ma che può andare distrutto con poco.  Perciò negli anni si era tenuta sempre alla larga dalle situazioni che potessero metterla in pericolo; un nuovo amore avrebbe potuto scalfire, se non addirittura frantumare, quel cristallo prezioso che era la sfera dei suoi sentimenti.  Non poteva e non voleva permetterlo.  Il dolore l’aveva resa fragile e impaurita, timorosa di soffrire di nuovo; aveva paura dell’impetuosità di un altro, terribile dolore che avrebbe potuto distruggerla definitivamente.”

 

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