Sognare è il diritto di tutti – Racconto

Francesca era una giovane donna di quarantadue anni, era sempre stata una figlia modello, non aveva mai fornito ai suoi genitori motivo di preoccupazione, a questo avevano pensato suo fratello e sua sorella più grandi di lei.  Aveva frequentato l’università con successo, terminato il corso di laurea nei tempi giusti coronandolo con un ottimo risultato.  Si era laureata in giurisprudenza, ma non voleva esercitare la professione di avvocato, era affascinata dal mondo delle ‘risorse umane’, le era sempre piaciuto trattare con le persone, così decise di fare dei master ed in brevissimo tempo era stata chiamata da una multinazionale ed era restata lì a lavorare per una decina d’ anni.  Il lavoro le piaceva e molto, non poteva negare che fosse stressante e di grande responsabilità, inoltre doveva gestire una famiglia di quattro persone, aveva due figli di dodici e dieci anni che impegnavano molto sia lei che suo marito, ma ogni mattina quando si recava in ufficio diceva a se stessa che era molto fortunata perché amava quello che faceva, ma purtroppo da qualche anno la situazione era cambiata, tornava a casa dopo giornate intense senza riuscire a staccare veramente, i pensieri si convogliavano sempre su quel problema non risolto o da risolvere, con il corpo era presente ma non riusciva ad ascoltare veramente i suoi figli o suo marito, la fronte sempre corrugata in cerca di una soluzione, così un pomeriggio, tornando dal lavoro, fece una deviazione con la macchina ed entrò in un negozio che vendeva tutto il necessario per disegnare.  Negli ultimi mesi infatti aveva preso l’abitudine di fare degli schizzi con la matita quando doveva riflettere su determinate situazioni complicate di lavoro ed aveva scoperto non solo che era un antidoto contro l’ansia, ma con sorpresa si era accorta che il prodotto di quegli schizzi non era assolutamente da scartare, certo alcuni disegni avrebbero avuto bisogno di ulteriori ritocchi, ma non erano niente male, così quel pomeriggio decise di acquistare del materiale più professionale per continuare a praticare questo nuovo interesse .  Tornata a casa nascose l’acquisto a tutti, il pudore che la caratterizzava non le permetteva di mostrare alla sua famiglia qualcosa che avrebbe destato di certo stupore e l’inevitabile curiosità alla quale neanche lei avrebbe saputo dare una risposta in modo adeguato, così aspettò che i ragazzi andassero a letto e mostrò i disegni finiti i a suo marito che, seppur sorpreso,  ammirò senza riserve, sua moglie era veramente brava!  Dopo quella sera ve ne furono tante altre e Francesca scopriva che ogni volta aspettava con ansia che i suoi figli andassero a letto per liberare la fantasia ed attutire l’ansia. Ormai era troppo tempo che non si svegliava più sentendosi fortunata per il lavoro che svolgeva, non solo per il carico di responsabilità a cui però era abituata, ma perché da qualche mese, come addetta alle risorse umane, si era trovata a comunicare il licenziamento a varie persone dell’azienda presso cui lavorava. Mesi prima, lei personalmente, aveva cercato di avere un colloquio con l’amministratore delegato per ragguagliarlo su alcune operazioni poco chiare che aveva riscontrato e che sicuramente avrebbero danneggiato gli impiegati, ma non avendolo ottenuto si convinse che molto probabilmente non era un caso che non le venisse concesso, quelle dolorose comunicazioni che fu costretta a fare in seguito la distruggevano dentro, sentiva il suo lavoro vanificato, la totale indifferenza verso quelle persone che dopo anni di lavoro onesto venivano gettate via come un panno sporco andava contro ogni morale, così decise, dopo l’ennesimo licenziamento trasmesso al malcapitato di turno, di andarsene via, licenziarsi per non essere più complice di quella vergogna.  Nel frattempo i suoi schizzi divennero dei disegni completi, armoniosi, pieni di emozioni, decise di lanciarsi in questa nuova avventura e cominciò la peregrinazione verso alcune gallerie d’arte collezionando molti rifiuti e pochi consensi, in realtà nessuno voleva investire su una persona sconosciuta anche se ne apprezzava l’opera.  Francesca però non si scoraggiava, saltuariamente faceva delle consulenze per qualche azienda, non molte in verità, e per questo si sentiva in colpa perché non riusciva a contribuire alla sua famiglia come prima, ma l’amore per il disegno continuava a prevalere con prepotenza ed una sera, presa dai suoi pensieri, mentre disegnava, si lasciò andare a delle riflessioni:  “È strano come si possono vivere situazioni conflittuali contemporaneamente.  Da una parte la serenità, godere della natura che hai accanto, la pace che provi nel cuore, vera, sana, osando dirti anche meritata dopo tanta fatica, dall’altra l’ansia per la famiglia, i figli in modo particolare, ma miseramente fallisci, anche se provi a far emergere il tuo egoismo, quello sano che fatica sempre a fare capolino perché senti il sottofondo del giudizio, in prima fila il tuo, inesorabile, severo, poi quello dei familiari, poi quello dei conoscenti in generale, sempre subdolo ma prepotente, arrogante, che pur sforzandoti in mille modi non riesci ad ignorare e ti penetra nella testa, nella pelle, nel cuore; allora la serenità si dilegua perché timidamente si ritrae lasciandoti preda di quel sentimento che fa la voce grossa, tuonante, che ti umilia fino a far sorgere in te l’urgenza, l’esigenza di giustificarti, di difenderti dalle accuse che rischiano di travolgerti, di spazzare via quella piccola riserva di speranza, nessuna certezza, che hai tentato con tutte le tue forze di conservare gelosamente in un nascondiglio noto solo a te, lo hai fatto per proteggerla, per tentare , ed ora sai inutilmente, di non esporla alla derisione, ad un giudizio da quattro soldi che comunque ha già deciso la sentenza: ‘stai perdendo tempo’, ‘non ce la farai mai’, a cui fa immediatamente seguito la scarna motivazione dell’enorme difficoltà di realizzare il tuo sogno, ‘ci sono strade troppo ripide perché tu possa percorrerle, strade che altri hanno percorso senza successo collezionando solo delusioni’.  Non una parola spesa su quello che stai affrontando, su quello che, per il momento, sei riuscita a fare nonostante tutto, non una parola su quello che provi, non una parola sulla libertà e la pienezza che sperimenti svolgendo ciò in cui credi, no perché nonostante tutti i tuoi sforzi non hai ottenuto dei riconoscimenti di rilievo, insomma non produci denaro”. Terminate queste considerazioni Francesca per un attimo si rattristò, ma la sua mano continuava a creare immagini armoniose, visi sereni, i chiaro scuri sapientemente dosati e questo le fu sufficiente per proseguire nel suo sogno che avrebbe realizzato ostinatamente, lottando ogni giorno contro le ‘vocine’ negative che avrebbero voluto predominare.

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