Scrivere fa decisamente bene al cuore!

Siamo decisamente fagocitati dalle giornate che viviamo, si corre dalla mattina quando apriamo gli occhi fino alla sera, quando, troppo stanchi, a volte rinunciamo perfino al piacere di leggere un romanzo perché dopo aver letto appena due righe gli occhi si chiudono per l’eccessivo carico della giornata.  Ma se solo ci dedicassimo un po’di tempo, una mezzora tutta per noi…magari ritagliandola in un qualsiasi momento della giornata, riflettendo su quello che ci è successo, sulle persone che abbiamo incontrato, sulle emozioni che abbiamo vissuto, scopriamo che dentro di noi c’è un mondo che sarebbe davvero un peccato non riportare su carta descrivendolo.  Certamente penso sia necessario per prima cosa identificare quali siano le emozioni che abbiamo vissuto e poi, una volta riconosciute, scrivere.  Una volta che rileggiamo ciò che abbiamo scritto inevitabilmente rivediamo le cose con una diversa prospettiva e gli attribuiamo un significato diverso, probabilmente perché ci abbiamo riflettuto, le abbiamo in un certo senso “degustate” e così quello che scriviamo può sorprenderci e diventare bello e piacevole.  Penso che tutti, almeno “ le ragazzine di qualche annetto fa” come me, abbiano avuto un diario dove confidare i propri sogni, i propri amori e le paure, ma sempre una sensazione di benessere, di liberazione ci coglieva dopo aver scritto: la calma e la serenità sostituivano l’agitazione che ci aveva spinto a mettere nero su bianco.  Non era frutto della suggestione, era proprio vero, il benessere anche fisico che provavamo era reale; vari studi universitari americani hanno infatti dimostrato che scrivere aumenta la produzione di linfociti T helper, che aiutano a sviluppare le difese immunitarie. Inoltre il dottore James W. Pennabaker, un socio psicologo americano, dimostrò che scrivere in modo narrativo fornisce al vissuto una struttura linguistica con esatte coordinate spazio-tempo e questo, secondo lui, permette di dare un significato al vissuto.  Questo beneficio sembra si raggiunga grazie al fatto che la scrittura traduce in parole pensieri ed emozioni.  Egli stesso costruì un mezzo (Ricerca linguistica e Conteggio delle parole), con cui poté osservare che chi scrive riguardo a dei traumi subiti utilizza nel testo più parole positive di quelle negative.  Alcune ricerche, inoltre, dicono che la scrittura ottiene risultati positivi sull’ansia e l’umore durante l’elaborazione di fatti dolorosi, una riduzione delle somatizzazioni, dello stress e della scarsa autostima.  Per cui penna in mano, fermiamo sulla carta gli istanti e le emozioni che la vita ci regala!

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