L’istruzione non esclude il rispetto

Ieri pomeriggio una mia amica è andata ad assistere alla discussione della tesi di laurea di una sua nipote ed è rimasta totalmente basita, ora vi racconto perché.  Ore 14, i tredici candidati (10 laurea triennale e 3 laurea magistrale) erano tutti pronti, con amici e parenti, ad affrontare il fatidico momento.  La nipote della mia amica era la prima, così verso le 14.20 circa ha finito la sua performance e tutti, la mia amica inclusa, pensavano che i professori avrebbero proclamato la votazione se non subito almeno dopo i primi cinque: sbagliato!

I mega professori hanno deciso, per non si sa quale motivo, di sentire tutti e 13 i candidati, senza fare nessuna pausa nemmeno tra coloro che discutevano la triennale e coloro che invece dovevano discutere la magistrale i quali inoltre avrebbero avuto alcuni minuti in più a disposizione per esporre la loro tesi.  Risultato????

Decine di parenti spalmati sui gradini della facoltà e sulle panchine di marmo del giardino (fortunatamente era una bella e calda giornata!), ragazze dai tacchi vertiginosi che deambulavano vagando per la città universitaria in cerca di altre panchine (la maggior parte infatti era stata occupata dai vari parenti dei candidati).  Ogni tanto qualcuno usciva dalla facoltà gridando alle altre persone fuori “Hanno iniziato col quarto….col quinto….”incoraggiando gli animi piuttosto provati man mano che le ore passavano.  Finalmente, alle ore 18.20 circa la fatidica proclamazione avvenuta in un’aula zeppa di quei parenti e amici che stoicamente avevano resistito per quattro ore!

Nell’aula, per nulla areata durante tutto quel tempo, c’era un’aria soffocante priva di ossigeno, per sentire quello che i professori dicevano sarebbe stato necessario essere delle persone dotate di un udito sopraffino dal momento che la “povera” università non aveva nemmeno fornito un microfono e soprattutto i poveri nonni e nonne che miracolosamente erano riusciti ad accaparrarsi un posto in piedi nell’aula non capivano se quel 90, 100, 95 era stato dato a loro nipote o a quello di qualcun altro.  La mia amica che tra l’altro non sopporta i luoghi affollati perché le causano una certa ansia, era rimasta fuori dell’aula e si è trovata a chiedere agli ultimi della fila quale fosse stata la valutazione di sua nipote. Quando mi ha telefonato raccontandomi tutto ciò era così stremata e distrutta che mi ha salutato dicendomi che avrebbe cenato presto e, dopo una doccia rilassante, sarebbe andata subito a letto, ma non prima di avermi detto che era veramente indignata. Allora ho pensato a tanto tempo fa quando frequentavo l’università, ricordo che la maggior parte dei professori erano così presi da loro stessi, dal loro sapere, che sembravano quasi disturbati dagli studenti quando chiedevano loro delle delucidazioni o quando, come questuanti, li rincorrevano per farsi assegnare la tesi, ultimo ostacolo da superare per l’agognata laurea, e pensavo, scioccamente, che i miei figli avrebbero avuto dei professori più altruisti, più disponibili, ma mi sbagliavo.

Quella mancanza di rispetto verso gli studenti, i loro amici e parenti riflette ancora quell’egocentrismo, quel narcisismo che si può racchiudere nel detto latino “Ubi maior minor cessat” (Dove è presente chi ha maggiore autorità cessa -il potere di- chi è inferiore) ma questo concetto è ancora più efficace se espresso dal Marchese del Grillo: “Io so’ io e voi non siete un c….”.

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